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1 maggio 2020 festa dei lavoratori

1 maggio
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“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo!!”, A.Gramsci.

La politica è il processo di prendere decisioni che si applicano a tutti i membri di una comunità umana. La scienza politica costituisce una branca delle scienze sociali che si occupa dell’attività in virtù della quale una società libera, composta da persone libere, risolve problemi che aumenta la loro convivenza collettiva. È un compito ordinato per il bene comune. Promuovere la partecipazione dei cittadini per garantire il bene comune nella società.

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La Festa dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti paesi del mondo dal 1889, per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori, originariamente nate per la riduzione della giornata lavorativa. L’episodio che ha ispirato la data nella quale attualmente si celebra la Festa dei lavoratori, avvenne negli Usa, a Chicago il 1° maggio del 1886. Quel giorno era stato indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti con il quale gli operai rivendicavano migliori e più umane condizioni di lavoro. La protesta andò avanti per tre giorni e il 4 maggio culminò con una vera battaglia tra i lavoratori in sciopero e la polizia di Chicago: undici persone persero la vita in quello che sarebbe passato alla storia come il massacro di Haymarket. Il 3 maggio i manifestanti, riuniti davanti alla fabbrica McCormick, vennero attaccati dalla polizia senza motivo, un attacco che provocò 2 morti tra i manifestanti e diversi feriti. L’evento causò l’indignazione dell’opinione pubblica e il giorno seguente altri lavoratori si aggiunsero alle proteste e nel corso di un raduno pacifico ad Haymarket Square uno sconosciuto lanciò un ordigno contro i poliziotti che presidiavano la piazza: uno di loro venne ucciso e fu a questo punto che la polizia iniziò a sparare sulla folla uccidendo alcuni manifestanti e sette poliziotti, caduti sotto il fuoco amico.

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Non c’erano in realtà prove che tra gli arrestati vi fosse la persona che aveva lanciato l’ordigno, ciononostante la giuria emise verdetti di colpevolezza per tutti e otto gli imputati. La notizia della sentenza indignò gli operai di tutto il mondo e i condannati diventarono i “Martiri di Chicago”. Morendo, August Spies, uno dei condannati, disse: “verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che strangolate oggi”. Tre anni dopo, il 20 luglio del 1889, a Parigi, durante il primo congresso della Seconda Internazionale fu lanciata l’idea di una grande manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore. Nella scelta della data si tenne conto proprio degli episodi di Chicago del 1886 e si decise di celebrare il lavoro e i lavoratori il Primo Maggio. L’iniziativa divenne un simbolo delle rivendicazioni operaie e dal 1947 la Festa del lavoro e dei lavoratori divenne ufficialmente festa nazionale anche in Italia. Attualmente il Primo Maggio è giorno di festa nazionale da Cuba alla Turchia, dal Brasile alla Cina e poi Russia, Messico e diversi Paesi dell’Unione europea. Non lo è negli Stati Uniti. Ed i lavoratori pregano ancora oggi per il lavoro, per un lavoro, per sentirsi amati da qualcosa che ci fa sentire tutti uguali. Nutrire la nostra vita è dovere individuale ed un servizio per la collettività.

Dobbiamo continuare ad andare in piazza per questa ricorrenza, per mantenere vivo il punto di vista della comunità, per accompagnarci alla comprensione, in quell’auto intento ermeneutico, per riuscire a leggere quella narrazione più grande di noi, e non essere vittime dell’interesse di pochi. Condividere il destino assieme, dalla stessa parte, con partecipazione, o ci salviamo o ci danniamo assieme, consapevoli che il dolore può anche rivelarsi fecondo per capire, ma servirà tutto il nostro impegno. Gramsci diceva: “Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo!!”. Con fede per l’ideale che sentiamo, con fiducia verso un qualcosa che a volte ci sfugge, dobbiamo mantenerci in rapporto con la vita e con gli altri; lo stare dentro un rapporto a volte trova il senso ed il significato solo nella presenza dell’altro. La motivazione a ciò che succede spesso non c’è, e spesso non comprendiamo, ma ci deve essere fede nell’uomo, ci deve essere il desiderio di comprendere il pensiero ed il sentire dell’altro. Noi siamo corpo e spirito. Piazza ed Ideale. Mentre decine di milioni di persone hanno perso il lavoro durante la pandemia di coronavirus, l’élite ultra-ricca americana ha visto il loro patrimonio aumentare enormemente in pochi giorni. Un’oligarchia moderna, in cui i super ricchi hanno conquistato il potere legislativo ed esecutivo, controlla quali leggi possono essere approvate o meno. Si è generata una nuova industria della difesa della ricchezza, dove i miliardari pagano milioni per schivare miliardi di tasse, con squadre di ragionieri, avvocati, lobbisti e gestori patrimoniali che li aiutano a nascondere le loro vaste fortune in paradisi fiscali, chiamandoli trust di beneficenza. Il risultato è che si sono paralizzati i programmi sociali con una diminuzione del tenore di vita.

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I miliardari donano molto teatralmente una frazione di ciò che hanno assicurandosi di generare la massima pubblicità per le loro azioni e si assicurano una copertura positiva di se stessi intervenendo per mantenere a galla le influenti organizzazioni giornalistiche. Il picco della ricchezza miliardaria arriva nel mezzo di un crollo economico senza precedenti dove la disoccupazione nelle ultime cinque settimane sta crescendo e si prevede che continuerà a crescere in modo drammatico. La ricchezza dei miliardari e la povertà del resto del mondo sono due facce della stessa medaglia. Il modo in cui le società mitigano il dolore che causano ai margini è molto rivelatore: Quanto investiamo per salvare i vulnerabili? La pandemia ci sta ponendo questa domanda. Possiamo vedere chiaramente come la nostra società distribuisce la sofferenza, ascoltando le storie che ci raccontiamo per renderla compatibile con la nostra autostima. Insistiamo aggressivamente nel trascurare il prevedibile. La profondità del caos che il coronavirus provoca sulle sue inevitabili vittime era percepibile, ma da anni lo stiamo ignorando. Il 2 luglio 1890, con il Sherman Antitrust Act, il governo federale degli Stati Uniti cercava di limitare i monopoli. L’atto dichiarava illegali i trust, ritenendoli restrittivi per il commercio internazionale. Questa legge vieta alcune attività commerciali che il governo federale dichiara atti anti concorrenziali e richiede indagini per perseguire le grandi aziende con potere di mercato.

Lo scopo dello Sherman Act era quello di proteggere i concorrenti e legittimizzare lo sviluppo del mercato. Come trovare la soluzione a questa pandemia storica a favore di tutti? Bill Gates si è auto accreditato salvatore del mondo. Le manifestazioni che si stanno verificando oggi negli Stati Uniti durante la pandemia, hanno il desiderio di difendere la libertà, o almeno il loro concetto di esso. La domanda è semplice, vale per il governo italiano e per tutti i paesi: Perché nel grande sforzo per tenere a galla e far rifiorire le nostre società colpite dalla pandemia, le persone, i lavoratori, non dovrebbero unirsi? Cosa possiamo fare? Quel che si può.

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Dovremmo imparare a difenderci in modo tale che non ci possano colpire. Dobbiamo difendere i nostri pensieri, difendere dove camminiamo, dove camminano i nostri figli, dove studiano, dove lavoriamo, dove ci incontriamo. Noi dovremmo costruire centomila punti di resistenza, di uomini e donne consapevoli che la difesa del loro territorio è cruciale. Dovremmo capire che è indispensabile unire le forze, l’unico difetto è che sono frazionate, incapaci di agire con una voce unica, dobbiamo creare un unico megafono. Per difendersi le persone devono sapere, devono organizzarsi.

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