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A Doha lo storico accordo tra Usa e Talebani

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Pochi giorni fa la firma dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Talebani. Si apre una nuova fase

Gli Usa ritireranno le loro truppe dall’Afghanistan, ma i Telabani devono rompere gli accordi con Al Qaeda

DW(ITALIA).Uno storico accordo di pace quello firmato pochi giorni fa a Doha, in Qatar, tra Usa e Talebani. Un accordo, firmato dal capo negoziatore di Washington, Zalmay Khalilzad e dal capo politico dei talebani, Abdul Ghani Baradar, che potrebbe mettere la parola “Fine” a un conflitto durato circa 11 anni, il più lungo in cui gli Stati Uniti sono stati coinvolti. L’obiettivo immediato dell’accordo è quello di stabilire un permanente e duraturo cessate il fuoco, in modo da iniziare un percorso per definire il futuro politico del Paese. Gli Usa si impegnano con questo accordo a ritirare, entro 14 mesi, le loro unità militari (circa 13 mila soldati). L’impegno al ritiro militare riguarda anche i militari della Nato, compresi i 900 soldati italiani presenti in quelle aree. L’Afghanistan, quindi, tornerà ad essere un Paese libero dalle presenze militari, chiudendo un capitolo di guerra che dura da 11 lunghi anni. Per mantenere fede all’accordo, tuttavia, i Talebani devono tagliare i legami con Al Qaeda.

Usa, impegno ad evacuare Afghanistan

Con l’accordo firmato a Doha gli Usa di Donald Trump si impegnano a ritirare 8600 militari entro 135 giorni, e il resto delle truppe e quelle della Nato nei prossimi 14 mesi. L’accordo rimarrà valido solo se anche i Talebani terranno fede alle loro promesse, tagliando definitivamente i rapporti con Al Qaeda, nell’obiettivo comune di raggiungere un traguardo di pace tra i due Stati. I colloqui di pace all’interno dell’Afghanistan inizieranno il 10 marzo, con uno scambio di detenuti tra ribelli e governo afghano. Secondo Donald Trump gli impegni che l’Afghanistan si assume con questo accordo rappresentano “un passo importante verso una pace duratura con un Paese liberato da Al Qaeda, dall’Isis e da altri gruppi terroristici che vorrebbero farci del male”.

Alla firma del trattato era presente anche il segretario di Stato americano Mike Pompeo, sostenendo che è un accordo privo di significato se non saranno adottate, da entrambe le parti, misure concrete per tenere fede alle promesse. Tuttavia, secondo Pompeo, le redini dell’accordo sono in mano gali afghani. “L’intesa Stati Uniti-Talebani” ha detto a margine dell’incontro Pompeo “crea solo le condizioni per andare avanti”.

La strada per un accordo con i Talebani era già stata tentata da Barack Obama nel 2010. Ora il progetto va avanti sotto la firma di Trump e potrebbe risolversi in un grande successo diplomatico anche se dal punto di vista politico sarebbe una sorta di sconfitta. Le truppe americane, infatti, lasceranno un Paese con grandi difficoltà economiche, un alto livello di corruzione e uno scarso rispetto dei diritti civili. Insomma, l’obiettivo di “civilizzare” il Paese secondo gli standard occidentali non si può dire riuscito, ma ai Talebani questo non importa. L’importante è che il nemico torni a casa propria, continuando comunque ad assicurare finanziamenti e sostegno all’esercito afghano. E questo è uno dei punti contenuti nell’accordo di Doha.

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Gli impegni dei Talebani

Un accordo deve vedere necessariamente il rispetto degli impegni assunti da entrambe le parti. Quindi, al ritiro delle truppe americane dal territorio afghano, deve far fronte l’impegno da parte dei Talebani a tagliare ogni tipo di rapporto e collaborazione con Al Qaeda. Non solo. La Nato ha partecipato alla definizione dell’accordo e ha chiesto di inserire anche un punto che riguarda il rispetto dei passi avanti fatti in questi anni nel trattamento delle donne.

La firma di un accordo non porta immediatamente alla sua attuazione purtroppo. Non è con una semplice firma che si riescono ad appianare anni di combattimenti e guerriglie. E’ sicuramente un primo importante passo, a cui però devono seguire azioni concrete. Per l’Afghanistan il sogno della pace potrebbe essere a portata di mano adesso. Le nuove generazioni non sanno neanche cosa vuol dire vivere nel loro Paese in un clima di pace. Le donne hanno imparato da poco che non dovrebbero essere trattate come oggetti, frustate o vestite in malomodo solo per la “repressione del vizio” o per la “tutela della virtù”, come avveniva ai tempi del mullah Omar. L’attuazione dell’accordo dovrebbe portare anche a una maggiore tolleranza da parte dei Talebani nel rispetto dei diritti civili, ma le perplessità in merito sono ancora molte.

L’Ue plaude alla firma dell’accordo di Doha

L’accordo di pace tra Stati Uniti e Talebani è stato accolto con molto entusiasmo anche dall’Unione europea. In un comunicato diffuso poche ore dopo la storica firma, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha manifestato entusiasmo nell’accogliere questo accordo. L’obiettivo, da quanto si scorge dalle parole di Guterres, è quello di raggiungere una soluzione politica duratura in Afghanistan, incoraggiando il percorso per la ricerca di un ambiente favorevole ai negoziati interni e il completamento del processo di pace in un Paese delicato come l’Afghanistan.

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Raggiungere la stabilità politica all’interno del Paese non sarà semplice, nonostante la firma dell’accordo con gli Usa che porterà alla ritirata delle truppe militari americane. Tra poche settimane inizieranno i negoziati che coinvolgeranno il governo di Kabul, il cui potere contrattuale è molto inferiore rispetto ai Paesi della Nato. Non solo. Si parla di realizzare un “sistema islamico”, senza capire bene al momento quali siano le caratteristiche. Non mancheranno, infine, le lotte interne tra le fazioni afghane per la guida del Paese. Insomma, l’accordo di pace firmato a Doha è sicuramente un passo importante nella storia del conflitto tra Usa e Afghanistan, ma non è del tutto risolutivo. Pone le basi per raggiungere la pace, ma il percorso è ancora molto lungo e nessuna delle due parti deve sgarrare. L’equilibrio è ancora molto precario e il rischio di tornare a un periodo di conflitto non è escluso.

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