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Antonio, il pensionato picchiato a morte dalla baby gang

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Antonio Stano è il 65enne vittima di un’atroce aggressione.

DW – Roma. “Polizia! Carabinieri!”, Antonio Cosimo Stano, pensionato con gravi disturbi psichici, urla e prova a difendersi, combattendo per la sua vita.
Contro di lui la furia di 14 ragazzi, di cui 12 minorenni. I giovani non hanno nessuna pietà: lo picchiano, lo rapinano, lo buttano per terra e, come se non bastasse, ridono di lui.
Intorno a loro, la totale indifferenza di una città che quasi certamente sapeva. Impossibile non udire le urla strazianti di chi si sente braccato.
Non era neppure la prima volta, i raid continuavano da mesi ormai.
Antonio morirà il 23 aprile, dopo giorni di agonia e sofferenze. Per mano di giovani che potrebbero essere i figli di ognuno di noi.
Le sevizie sono filmate con i cellulari, poi i video vengono condivisi nella chat della “Comitiva degli Orfanelli”.
A incastrare la gang sono proprio i video dell’aggressione che sono stati diffusi in rete.

L’esame dei video e i primi arresti

Grazie alle riprese, la Polizia ha infatti potuto riconoscere 8 dei colpevoli, ritenuti ad oggi gli autori materiali dell’aggressione ad Antonio.
Nel decreto non vi è l’accusa di omicidio preterintenzionale, che invece in un primo momento era tra le ipotesi, in attesa dei risultati dell’autopsia effettuata dal medico legale Liliana Innamorato.
Restano comunque gravissime le accuse a loro carico: violazione di domicilio, sequestro di persona, tortura e danneggiamento aggravati.
Il Procuratore Capo di Taranto, Carlo Maria Capristo parla di una città sana, ma che in questo caso “Chi ha visto e sentito non ha avuto la sensibilità di chiamare le Forze dell’Ordine. L’uomo è stato oggetto di violenze inverosimili e i ragazzi sono rimasti sordi alle sue invocazioni di aiuto.”

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Il fallimento educativo

Mentre tutta l’Italia è incapace di comprendere quello che può avere spinto 14 ragazzi a brutalizzare Antonio, pensionato, solo e con gravi disturbi psichici, gli psicologi parlano di un punto di rottura sociale creatosi all’interno della comunità di Manduria.
Antonio Di Gioia, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia, tramite il comunicato stampa, spiega come “La famiglia può essere fragile ed incapace di riconoscere alcune devianze. Il senso di genitorialità invece dovrebbe coinvolgere tutta la comunità, dalla scuola al mondo associativo, passando anche per i mass media. Chiediamoci perché chi sapeva, non si sia riconosciuto responsabile delle azioni dei ragazzi. È un upgrade culturale di cui abbiamo urgente bisogno.”

I primi commenti dei genitori

“Non avevano capito quello che stava succedendo” – ha commentato la mamma di uno dei 14 assalitori in un’intervista rilasciata a Repubblica. E ancora “Abbiamo fallito come genitori.” “Ma io nemmeno se lo vedo credo che mio figlio abbia toccato un capello di quel signore.”
Parole amare, di una madre che certamente pensa di aver sbagliato qualcosa, ma che ancora non riesce ad ammettere la gravità dei gesti del figlio.
Perché anche visualizzare quel video e tacere rende colpevoli. Sapere e fare finta di nulla, rende colpevoli. Nessuno può dirsi innocente in questa triste vicenda.

Il fenomeno baby gang

Giovanissimi, violenti, che picchiano, insultano e deridono senza un motivo, agiscono in maniera organizzata e hanno una struttura gerarchica ben definita. Sono gli appartenenti alle baby gang che si stanno diffondendo a macchia d’olio in Italia.
La vicenda di Antonio deve fare riflettere tutti noi. Un uomo abbandonato a se stesso, 14 ragazzi che, privi di compassione ed empatia, saranno condannati per sempre a convivere con il rimorso, semmai dovessero provarne.
Forse davvero la colpa è anche un po’ nostra?

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