ITALIA, NOTIZIE IN EVIDENZA
comment 1

Aumento dell’IVA: certo, certissimo, anzi probabile

IVA, essere o non essere?
Condividi l'articolo che stai leggendo

DW – Roma. Torna alla mente l’essere o non essere di shakespeariana memoria nella vicenda legata all’aumento dell’IVA, aumento negato mentre facciamo colazione la mattina, dato per certo all’ora di pranzo, messo in dubbio in serata. Per poi farci ricominciare daccapo.

E, allora, un buon inizio potrebbe essere quello di cercare tra i documenti ufficiali del governo per capire, nero su bianco, cosa c’è scritto. Cominciamo col precisare che a prevedere per il prossimo biennio l’aumento delle aliquote IVA è la Legge di Bilancio per il 2019. È qui, infatti, che si può leggere che l’Iva ordinaria (che paghiamo per gran parte dei consumi) salirà dal 22% al 25,2% nel 2020 per poi arrivare al 26,5% nel 2021 mentre l’Iva agevolata (che pesa in gran parte sui generi alimentari) passerà dal 10% al 13% nel 2020.

Ma andiamo oltre. Siamo andati a leggerci il Def approvato il 9 aprile dal Consiglio dei Ministri, a pagina 5, nella parte dedicata al “Quadro complessivo e obiettivi di politica di bilancio” e, in particolare, nel paragrafo su “Scenario macroeconomico e finanza pubblica tendenziali”. E abbiamo potuto verificare non solo che prevede un incremento dell’Iva ma anche un aumento – “lieve”, si aggiunge – delle accise sui carburanti: “La lettura della previsione tendenziale deve tenere conto del fatto che la legislazione vigente, come modificata dalla Legge di Bilancio 2019, prevede un aumento delle aliquote IVA a gennaio 2020 e a gennaio 2021, nonché un lieve rialzo delle accise sui carburanti a gennaio 2020. Secondo stime ottenute con il modello econometrico del Tesoro (ITEM), l’aumento delle imposte indirette provocherebbe una minore crescita del PIL in termini reali e un rialzo dell’inflazione – sia in termini di deflatore del PIL, sia di prezzi al consumo – rispetto ad uno scenario di invarianza fiscale. Questi impatti sarebbero concentrati negli anni 2020 e 2021, ma persisterebbero in minor misura anche nel 2022 tramite la struttura di ritardi di ITEM”.

Sempre nel Def, a pagina 33, si aggiunge: “D’altra parte nel 2020-2021 l’effetto positivo dei due provvedimenti (Reddito di Cittadinanza e Quota 100, ndr) viene in parte ridimensionato dagli effetti dell’attivazione degli aumenti dell’IVA così come previsti nella Legge di Bilancio 2019. Nonostante non venga ipotizzata una traslazione completa sui prezzi, l’aumento dei prezzi al consumo inciderebbe sul reddito disponibile reale con ricadute sulla propensione al consumo: il tasso di risparmio si ridurrebbe lievemente, attestandosi poco sopra l’8 per cento a fine periodo”.

Dunque, a “legislazione vigente”, quegli aumenti scatteranno. Implacabili. Un documento, il Def 2019, che la Campagna Sbilanciamoci definisce “’interlocutorio’ perché su alcuni temi cruciali del dibattito politico ed economico di questa legislatura – dalla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia all’introduzione della flat tax – il Governo con il DEF 2019 nicchia, limitandosi a prese di posizioni generiche e rinviando di fatto a successivi provvedimenti e appuntamenti (come la prossima Legge di Bilancio) la deliberazione su tali questioni”. Mentre sarebbe stato auspicabile “un DEF 2019 risoluto e ambizioso. Esattamente il contrario del documento reticente e interlocutorio che sta per essere approvato in Parlamento”.

Naturalmente, questo è il quadro attuale e non esclude che possa essere modificato da provvedimenti in arrivo. Tanto che nella risoluzione di maggioranza sul Def approvata giovedì 18 da Camera e Senato si prospetta la possibilità di scongiurare il temuto aumento dell’IVA con Lega e M5S che si impegnano ad “adottare misure per il disinnesco delle clausole di salvaguardia fiscali del 2020″ e al tempo stesso continuando nel “processo di riforma delle imposte sui redditi (“flat tax”) e di generale semplificazione del sistema fiscale, alleviando l’imposizione a carico dei ceti medi”.
Da un lato, quindi, l’aumento dell’Iva pronto a scattare con il prossimo anno. E dall’altro impegni e proposte che appaiono, però, ancora troppo vaghi e insufficienti a far dormire sonni tranquilli.

E, infatti, in molti vedono già le conseguenze negative sui consumi come pure sull’occupazione e sui redditi. Come Confcommercio che prevede una diminuzione dei consumi tra lo 0,7 e lo 0,8% calcolando 382 euro di maggiori tasse a persona e 889 euro in più a famiglia. “Non riteniamo molto prudente aprirsi oggi a qualsiasi ipotesi di incremento di imposte – commentano dall’Ufficio Studi di Confcommercio -, seppure qualificato come parte di una più ampia riforma fiscale, in quanto le condizioni del quadro economico interno e internazionale richiedono di rassicurare famiglie e imprese subito sul completo disinnesco dei possibili incrementi delle imposte indirette”.

Dal canto suo, l’Istat si attesta su una più ottimistica stima di un calo dei consumi che, qualora scattasse l’incremento previsto, si attesterebbe intorno allo 0,2% all’anno. Ipotesi sicuramente ottimistica se paragonata a quella del Codacons che, come altre associazioni di consumatori, vede tutto nel tono del profondo nero e arriva a ipotizzare un costo di 1.200 euro annui in più per ogni famiglia.

1 Comment

  1. Pingback: Pace fiscale, ultimi giorni per presentare le domande. Per i ritardatari, aperture straordinarie e possibilità di aderire online - DailyWorker

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *