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Brasile, l’omofobia diventa reato

Brasile, omofobia diventa reato
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DW – Roma. È una sentenza storica, quella emessa dal Tribunale Superiore Federale del Brasile. Gli undici membri della Corte del Tribunale hanno votato e (per il rotto della cuffia ma non troppo, con 6 voti favorevoli e 5 contrari) hanno stabilito che l’omofobia e la transfobia sono ora reati comparabili con il razzismo e per questo punibili con tre anni di detenzione.

Il processo per ora è stato sospeso per riprendere il prossimo 5 giugno, ma la sentenza è considerata rivoluzionaria per un motivo specifico: oltre che difendere apertamente i diritti civili di tutti, infatti, la Corte brasiliana ha sancito chiara e tonda l’omissione del Congresso ad emettere finora una legge di questo calibro, rifiutandosi di (o tardando a) estendere il reato di razzismo anche ai casi di aggressioni o insulti nei confronti della comunità LGBT.

In questo senso, si tratta di un duro colpo per il governo del Paese e per Jair Bolsonaro, presidente del Brasile dal 1° gennaio 2019 e appartenente al Partito Social-Liberale, della fascia politica populista conservatrice, militarista e di estrema destra.

La Corte ha quindi confermato ancora una volta di considerarsi indipendente dalle preferenze politiche dei rappresentanti del governo, e di guardare piuttosto alla Costituzione.

Il verdetto è stato stabilito dopo che la questione dei diritti civili è stata riportata in auge da vari gruppi nel Paese, politici e non, come il Partito Popolare Socialista (PPS) e l’Associazione brasiliana lesbiche, gay, bisessuali transgender e intersex (ABGLT) che, rispettivamente nel 2013 e nel 2012, hanno sporto denuncia sostenendo che la discriminazione nei confronti della comunità LGBT esiste ancora e impedisce a molti di esercitare liberamente i propri diritti.

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