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Caos libico, i venti di guerra Haftar-Sarraj e il summit Onu

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DW – Roma. Che si tratti di una nuova dimostrazione di forza o se invece di pedine mosse da poteri forti, la Libia è ancora una volta sull’orlo del precipizio e nel caos generale che vive da otto anni oggi. Soffiano nuovi venti di guerra su tutte le parti.

Il generale Khalifa Haftar di base a est di Bengazi ha dato ai propri uomini l’ordine di avanzare sulla Capitale per la sua liberazione – dove intanto è stato dichiarato lo stato d’emergenza. Haftar promette che non vi sarà spargimento di sangue e fa ingresso a Gharian, a 100Km da Tripoli. Ed è di poche ore fa la notizia diffusa da fonti locali secondo la quale truppe del generale sarebbero state respinte dalle milizie a Zawiya a meno di 30Km dalla capitale.

Appreso l’annuncio di Haftar, il premier Fayez Al-Sarraj – alla guida del governo di unità nazionale riconosciuto dall’Onu – ha allertato le sue milizie affinché si preparino a colpire militarmente le postazioni a sud occupate da Haftar.

Ricevuto l’ok dalle milizie di Zintan e Misurata, Al-Sarraj è stato però ammonito da queste: “nessun indugio sull’azione militare altrimenti dubiteremo della tua complicità con il generale Haftar”. In questo labile l’equilibrio, chiunque in Libia può accendere la miccia della guerra.

Anche Sadiq Al-Gjariani, eminente autorità religiosa libica, chiede alla popolazione di non cedere alla retorica bellicosa di Haftar.

Summit Onu a rischio

In visita in Libia, il segretario generale Onu Antonio Guterres incontrerà separatamente i due leader nel tentativo di salvare il summit previsto a metà aprile per facilitare il processo di transizione e preparare il paese alle elezioni. Eppure era solo marzo quando Al-Sarraj e il leader della Cirenaica sembravano essere d’accordo sull’iniziativa sotto l’egida Onu.

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Secondo fonti della sicurezza libica, dietro il generale Haftar ci sarebbero Russia ed Egitto, ma pure la Francia, quest’ultima starebbe fornendo strategia e comando militare.

Quali speranze per Haftar

Per molti analisti, il generale ha poche possibilità di prevalere perché isolato localmente a causa delle alleanze fragili e perché inferiore militarmente. Tuttavia, può contare sulla lealtà del centro amministrativo dell’area di Tobruk, rivale di Al-Sarraj. 

Colpisce tutti la sua dichiarazione con cui fa sapere di voler marciare su Tripoli a poche settimane dall’impegno assunto insieme agli altri attori libici a favore del summit Onu. Diffusa ieri via Facebook, la sua missione colpisce anche per la concomitanza con la visita di Guterres.

Le reazioni internazionali

Insieme a Gran Bretagna, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti e Italia hanno lanciato un appello contro qualunque azione militare in Libia e un invito a proseguire sulla roadmap prevista. Forse con intento elusivo, tra i firmatari c’è anche la Francia.

Gli Stati Uniti invece hanno nominato in Libia un ambasciatore straordinario, posto rimasto vacante dalla rivoluzione popolare. L’azione non è passata inosservata a Mosca.

Oggi intanto è atteso un nuovo Consiglio di Sicurezza Onu.

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