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Chico Forti: innocente o colpevole?cosa sta accadendo?

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di Anna Lisa Maugeri

DW(ITALIA).Chico Forti ha trascorso il suo 61° compleanno nella struttura penitenziaria del Dade Correctional Institution di Florida City, vicino Miami, dove sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike. Sono già trascorsi vent’anni dal giorno che ha segnato l’intera esistenza di Chico: il 15 giungo del 2000 la giuria popolare della Dade County di Miami lo condanna “oltre ogni ragionevole dubbio” per omicidio.

E invece, i dubbi in questa vicenda sono parecchi e vi si aggiungono lo stupore e lo sdegno per l’impotenza dello Stato Italiano in questa vicenda. Chico Forti potrebbe scontare la sua pena in Italia se solo si dichiarasse colpevole, ma quell’uomo privato della libertà oggi vuole giustizia, e la giustizia per lui passa solo attraverso la verità. Chico Forti continua a dichiararsi innocente e a definirsi vittima di un errore giudiziario.

Un errore che è costato vent’anni di vita, che si contano in sogni spezzati, negli anni rubati ad una moglie amata e che lo amava, nell’incalcolabile numero di abbracci, sguardi d’intesa, parole e silenzi fra padre e figli, tutto perduto per sempre. Ed ecco che, a 61 anni, quando il tempo rubato non può più essere restituito, la parola giustizia finisce per coincidere solo con la parola verità.

Chi era Chico Forti?

Enrico Forti, detto Chico, è nato in Italia, precisamente a Trento l’8 febbraio del 1959. È un uomo forte e atletico, affascinante e intelligente, uno sportivo nato; è stato il primo italiano a competere nella coppa del mondo di windsurf e nel 1990 ha vinto il Campionato italiano di vela. Realizza il suo sogno nel 1992 quando, dopo aver vinto una grossa somma di denaro partecipando ad un famoso quiz televisivo degli anni novanta condotto da Mike Buongiorno, vola dall’Italia verso gli Stati Uniti, dove si trasferisce stabilmente e mette su famiglia.

Ed è negli Stati Uniti che comincia a dedicarsi al giornalismo scrivendo articoli per riviste sportive e a realizzare filmati sugli sport estremi, una passione che lo porta ad intraprende la carriera di produttore televisivo e a creare la casa di produzione Hang Loose.

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Tra le sue produzione televisive, Chico Forti realizza anche un documentario sulla morte di Andrew Cunanan, indicato dalla polizia statunitense come l’assassino dello stilista Gianni Versace, ucciso il 15 luglio 1997. Il caso Versace viene chiuso velocemente dopo la morte del presunto assassino: Andrew Cunanan, scovato e braccato dalla polizia, viene ritrovato morto nella house boat dove si era rifugiato, si suicida la notte del 23 luglio 1997 sparandosi un colpo di pistola calibro 40 in bocca, per non cadere nelle mani della polizia, diranno in seguito.

Il documentario-inchiesta intitolato “Il sorriso della medusa”, trasmesso sia in Italia che in Francia, scandaglia dettagliatamente l’operato della polizia statunitense ed evidenzia inadempienze ed incongruenze nel suicidio di Cunanan, mettendo in dubbio la sua colpevolezza e ponendo molti quesiti di conseguenza su movente e killer dell’omicidio di Gianni Versace.

Questo documentario, secondo molti, ha segnato il destino di Chico Forti, incastrato, accusato e condannato per un omicidio mai commesso, proprio perché aveva riacceso i riflettori su un caso considerato chiuso e che, forse, per la polizia statunitense, non doveva essere più ridiscusso.

Accuse e processo

La sera del 16 febbraio 1998 viene ritrovato su una spiaggia il corpo privo di vita di Dale Pike. Il ragazzo ucciso è il figlio di Tony Pike, l’uomo dal quale Chico Forti sta acquisendo in quel periodo la proprietà dell’Hotel Pike’s di Ibiza.

Dale era giunto in aereo proprio il giorno precedente e Chico aveva fatto il favore a Tony Pike di andare a prendere il figlio all’aeroporto di Miami. Chico aveva, poi, lasciato Dale Pike nel parcheggio del ristorante Virginia Key, dove il ragazzo aveva appuntamento con altre persone, lo aveva visto salire su una Lexus bianca, dove al posto di guida sedeva un uomo, ed era andato via. Quella sera stessa Dale viene assassinato.

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Chico viene a conoscenza della morte di Dale tre giorni dopo. Il 19 Febbraio la polizia lo convoca come persona informata sui fatti. Da lì in poi inizierà l’incubo di Chico e la sua colpevolezza si baserà per mesi su una bugia detta agli investigatori: la polizia, per metterlo sotto pressione, gli comunica che anche il padre di Dale, Tony Pike, è stato ucciso nella stessa maniera del figlio, ma è una menzogna.

In quel momento, Chico si sente minacciato dall’atteggiamento degli investigatori che sembrano voler collegare i due omicidi a lui, comprende di essere sospettato poiché è stato proprio lui l’ultima persona ad aver visto Dale e perché è legato allo stesso tempo al padre Tony per via dell’acquisto dell’Hotel. Così, Chico mente, dice di non aver incontrato Dale, e quella bugia la pagherà cara. A nulla servirà ritrattare la prima versione e dire la verità il giorno seguente.

L’accusa iniziale per lui era quella di frode, circonvenzione d’incapace e concorso in omicidio. L’assoluzione piena alle prime due accuse viene omessa alla giuria popolare, infatti durante il processo viene indicata proprio la frode come movente per l’omicidio. Eppure, a sua insaputa, era proprio Chico il truffato: Tony Pike aveva infatti cercato di vendergli un albergo del quale non possedeva più la proprietà.

Durante tutto il processo Chico non proferisce parola: i suoi legali gli consigliano di non salire sul banco dei testimoni per difendere sé stesso. Secondo le regole americane, quando l’imputato si avvale della facoltà di non rispondere, l’ultima parola spetta di diritto all’accusa. E l’accusa, a conclusione del processo, malgrado l’assenza di prove e indizi, con la sua arringa finale convince la giuria della colpevolezza di Chico Forti.

Gli avvocati difensori di Chico erano sicuri che l’assenza di elementi contro di lui fosse sufficiente a scagionarlo e riteneva, anzi, controproducente che l’imputato parlasse durante il processo, tutto ciò sempre a causa di quel peccato originario, la bugia sull’incontro con Dale Pike la sera dell’omicidio.

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La condanna di Chico Forti

Il 15 giugno del 2000 la giuria popolare emette il suo verdetto: Chico Forti è colpevole e condannato all’ergastolo. Per cinque volte è stata chiesta la revisione del processo, ma ogni volta è stata rifiutata.

Ecco come la Corte motiva la pena inflitta a Chico Forti:

La Corte non ha le prove che lei sig. Forti abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l’istigatore del delitto. I suoi complici non sono stati trovati ma lo saranno un giorno e seguiranno il suo destino. Portate quest’uomo al penitenziario di Stato. Lo condanno all’ergastolo senza condizionale”

Ieri Chico Forti ha compiuto 61 anni e non smette di chiedere giustizia, a dispetto di quella “sensazione” di colpevolezza che lo ha voluto chiuso in una cella e lì lo tiene ancora oggi dopo vent’anni.

Vent’anni sono tanti, troppi, si misurano non solo attraverso le rughe segnate dal tempo, ma negli affetti negati, nel dolore di un matrimonio distrutto, di una famiglia divisa, nella ferita addosso di una vita sospesa, una ferita sempre aperta e sanguinante che il nostro Paese non ha ancora saputo e potuto curare.

Ma soprattutto, questi vent’anni di reclusione si contano nelle braccia di Chico: quelle braccia hanno stretto per l’ultima volta i suoi figli quando erano ancora bambini e sono rimaste vuote per tutto questo tempo. Oggi quei due bambini sono due adulti, sono loro la misura tangibile del tempo trascorso e che non tornerà mai più indietro.

Sanremo scende in piazza per Chico Forti

E nel giorno del suo compleanno, proprio da Sanremo, il movimento “Chico Forti FREE” fa sentire la propria vicinanza a Chico con questo video di auguri, proprio mentre la città sanremese diventa, come ogni anno, palcoscenico della canzone italiana nel mondo, perché è importante tenere alta l’attenzione su una storia che ci auguriamo abbia presto un lieto fine.

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