Confindustria: riaprire subito i cantieri fermi già finanziati

Confindustria: riaprire subito i cantieri fermi già finanziati

DW – Roma. Non ha dubbi Confindustria. Nell’audizione al Senato sul decreto Sblocca cantieri assegnato alle commissioni Lavori pubblici e Ambiente, l’associazione degli imprenditori ritiene che “in questa fase di incerta transizione della congiuntura economica internazionale e, soprattutto, nazionale, un’immediata azione di sblocco dello stock delle opere ferme possa incidere in positivo sull’occupazione e, più in generale, sull’economia del Paese”. E, questo, pur valutando positivamente il provvedimento laddove rappresenta “un segnale di inversione di tendenza nelle politiche del Governo, nella direzione di una ritrovata attenzione alle ragioni della crescita“. Attenzione, del resto,  preannunciata dall’esecutivo già in occasione dell’approvazione dello stesso decreto Crescita. La promozione, però, non è a pieni voti ma subordinata a una condizione: che le misure di cui si sta discutendo siano caratterizzate “dall’efficacia e dalla semplicità” e che si ponga attenzione ai “ tempi della loro effettiva attuazione“.

Giudizio tra tante ombre e poche luci

Un giudizio, quindi, non privo di ombre, quello di Confindustria che sottolinea come “L’ambito di intervento più urgente, oltre che in grado di esplicare più rapidamente effetti positivi sull’economia reale, era e rimane lo sblocco delle opere già programmate e finanziate e che, tuttavia, risultano bloccate”. Motivo per cui “è necessario riaprire subito i cantieri fermi, completare i lavori che sono sospesi e utilizzare le risorse già stanziate” sottolineando come sarà il Parlamento a rappresentare “la sede per l’adozione di alcune specifiche misure di sblocco”.

Corte dei Conti: qualità dei prodotti a rischio con le nuove norme

Secondo i magistrati contabili, anche loro in audizione, per rendere più rapide le procedure di aggiudicazione, “sono state introdotte modifiche al criterio di aggiudicazione per gli appalti sotto soglia: è stata, infatti, eliminata la propensione per quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa e restituita maggiore rilevanza a quella del massimo ribasso, che non comporta valutazioni discrezionali legate alla tecnicità dell’offerta. Parimenti, viene eliminato il limite del 30 per cento al valore del punteggio economico nelle ipotesi di aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Tali modifiche, pur nel condivisibile intento di semplificazione, presentano possibili rischi connessi sia alla diminuzione di qualità del prodotto, che non viene più premiata adeguatamente (essendo sufficiente che lo stesso risponda alle minime specifiche tecniche previste dalla legge di gara), sia alla possibile strumentalizzazione della procedura concorsuale”.

Magistrati contabili: aggregare le stazioni appaltanti

La Corte dei Conti ha continuato richiamando l’esigenza “di procedere all’aggressione delle stazioni appaltanti (attualmente sono oltre 32 mila) e di accrescerne, oltre alla dimensione, anche la competenza tecnica”. Per poi aggiungere che nell’attuale “prassi amministrativa” è “limitata l’attenzione alla spesa pubblica per opere, servizi e forniture così da garantire che l’uso delle risorse pubbliche sia non solo legittimo ma anche proficuo”.

I sindacati: così non va

Le organizzazioni sindacali, dal canto loro, hanno espresso una valutazione fortemente critica sul provvedimento. E hanno depositato una propria memoria. Per cominciare, hanno tuonato, “Lo sblocca cantieri non farà ripartire le opere in stallo. Per sbloccare i cantieri servono interventi su più livelli, le sole modifiche sul Codice degli appalti di per sé non sostituiscono politiche industriali, finanziarie ed urbanistiche di cui c’è invece un assoluto bisogno”.
Di qui, le proposte: mettere a sistema gli incentivi come quelli per le ristrutturazioni; creare un Fondo di Garanzia creditizia; avviare una politica che premi gli “appalti verdi” con uso di materiali innovativi; approvare norme che garantiscano una maggiore sicurezza con meccanismi di premialità; misure di raccordo in materia urbanistica per favorire la rigenerazione urbana.

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