Cordoglio per gli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego

Cordoglio per gli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego

Dw-Roma.Il giorno di una vita, un giorno uguale agli altri, nel quale ti alzi al mattino, organizzi il tuo tempo, le tue ore, incastri il dovere alle altre cose belle che ti appartengono, e così via. Quello che sei, quello che hai da dare al mondo, sta lì fra le cose che vivi. Vai a fare il tuo lavoro, un bacio, un “ciao, a dopo”. Tutto qui.

È il tempo di una vita, frammentato nelle piccole cose, cose che, gesto dopo gesto, attimo dopo attimo, costruiscono le grandi cose che ci rendono ciò che siamo e ciò che abbiamo scelto di essere.

Il giorno di una vita che si ferma, arriva imprevedibile, per colpa del caso, per le ragioni irragionevoli del destino, se al destino vogliamo credere per attribuire meno responsabilità agli uomini.

Pierluigi Rotta, di 34 anni, e Matteo Demenego, di 31 anni, non facevano un mestiere comune. Non è un mestiere comune quello che ti porta a consegnare ogni giorno la tua vita alla divisa.

Gli uomini e le donne che indossano la divisa della Polizia di Stato non vanno a lavoro, vanno in missione, ogni giorno, mescolando formazione ed esperienza all’attitudine personale che li rende adatti ad essere vicini alla gente, a comprendere, tutelare, difendere, con prontezza e determinazione, a vedere il marcio e il buono, riuscendo a relazionarsi col meglio e con il peggio di una società fatta di chi guarda a loro come una garanzia di sicurezza e protezione e di chi li vede come il nemico da eludere, sfidare, combattere.

Non è una divisa comoda. Non è una divisa inattaccabile, non è una corazza indistruttibile che protegge dalle aggressioni. La divisa del poliziotto non allontana le paure che qualcosa possa andare storto, né quelle di chi la indossa, né quelle di chi ama la persona alla quale la vede indossare.

Il poliziotto è il supereroe che come super potere ha solo la prontezza dei propri riflessi, la lucidità e la fermezza della cosa giusta da fare nel momento giusto e nel modo migliore, nelle situazioni più disparate e impreviste.

Alejandro Augusto Stephan Meran è il ventinovenne che ieri ha visto nella divisa di Pierluigi Rotta e di Matteo Demenego il nemico contro il quale reagire, per cosa, poi? Per una via di fuga, per un senso di rivalsa, per sentirsi l’eroe dannato dentro la trama di un film che nella sua mente si stava scrivendo pian piano, silenziosamente, mentre gli agenti di Polizia vedevano in lui solo un ragazzo che ha bisogno di aiuto, uno come tanti altri, uno di quelli che sbandano, che sbagliano direzione, ma che poi, alla fine, sono sempre ragazzi, hanno ancora la vita tutta lì, a disposizione, di fronte ai propri occhi, e possono sempre ricominciare, ricostruire una vita migliore, nuova.

Ma il film nella testa di Alejandro Augusto racconta una storia diversa e la mette in scena: sono uomini in divisa, sono bersagli, sparare, colpire, ferire per rendere inoffensivi, o per uccidere forse; non era importante la vita o la morte, in quell’istante contava l’azione, il grilletto da spingere fino in fondo, il colpo che parte, l’adrenalina che sale, la sensazione di vincere, lui da solo, contro tutti.

Le vite di Pierluigi e di Matteo restano lì, fermate per sempre dentro le divise che hanno scelto, che hanno sempre indossato con orgoglio e senso del dovere, con passione e coraggio, perché di coraggio si tratta quando sai che per qualcuno lì fuori sarai il nemico.

Ci si interroga adesso su tutto quello che è successo, sulle condizioni sfavorevoli che hanno permesso ad un ragazzo con problemi psichici di sottrarre la pistola d’ordinanza all’agente che lo stava accompagnando per i corridoio della Questura di Trieste, in quel punto nel quale non arriva l’occhio delle videocamere di sicurezza. Impossibile comprovare in maniera certa come Alejandro, che ora si rifiuta di rispondere alle domande dei Pm, sia riuscito ad impadronirsi dell’arma e a compiere la strage, che conta due giovani vittime ed un terzo agente ferito ancora in ospedale.

È il giorno di una vita: ognuno dentro alla propria divisa, che racchiude tutto il senso dell’ideale di vita degli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, due uomini che amavano il proprio lavoro, lo onoravano ogni giorno con il coraggio che richiede, anche quel giorno, come sempre con un “ciao, a dopo”, un bacio, un saluto che non doveva essere quello dell’addio.

Leave a Reply

Your email address will not be published.