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Coronavirus, arma biologica sfuggita di mano?Ipotesi a confronto

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La domanda che molti si pongono sull’origine del Covid-19: nato in modo naturale o in laboratorio?

Una volta passata l’emergenza del contagio si dovrà fare i conti con le responsabilità economiche e sociali

Qual è la vera origine del Covid-19? Sviluppo naturale o arma batteriologica sfuggita di mano? Queste domande oggi se le pongono in molti, perché questo nuovo coronavirus si sta diffondendo con una velocità impressionante in quasi tutto il mondo, causando migliaia di morti. All’inizio di gennaio si parlava di un virus nato nel mercato del pesce di Wuhuan, in Cina. Una città enorme, che da sola ha quasi lo stesso numero di abitanti del nostro Paese. La Cina ha preso provvedimenti rigidi, chiudendo tutte le persone in casa, almeno nella provincia dell’Hubei, quella più interessata dal focolaio di contagi, limitando al minimo le uscite e i contatti tra le persone. Dopo settimane di quarantena e la costruzione di nuovi ospedali in tempi record per far fronte alla grande emergenza sanitaria, la Cina sembra adesso vedere la luce in fondo al tunnel e tornare, pian piano, alla sua normalità. Dopo la Cina il Paese più colpito era l’Iran, che la settimana scorsa contava già 9 mila contagi. Il nostro Paese, tuttavia, è riuscito a battere questi numeri e ad oggi il numero di morti per coronavirus in Italia è maggiore di quello in Cina. La cosa terribile, però, è che questi numeri sono in aumento, perché non è stato ancora raggiunto il picco.

In queste settimane di duro lavoro per medici e infermieri, per i governi e gli amministratori che devono far fronte all’emergenza sanitaria, conoscere la provenienza del virus non ha tanto una valenza politica quanto medica, perché servirebbe a comprendere come poterlo combattere. Eppure le ipotesi di un complotto internazionale basato sulla diffusione di questa nuova e potente “arma batteriologica” circolano molto, non solo in rete. L’ipotesi che il Covid-19 sia un virus che è stato creato in laboratorio, infatti, arriva da diverse fonti, e alcuni politici ed esponenti di vari Stati hanno le loro idee in merito. In realtà diverse ricerche hanno già confermato che l’origine del virus è naturale, ma è interessante valutare tutte le possibile opzioni politiche, da entrambe le parti, per capire che potremmo davvero essere sull’orlo di una grande guerra mondiale.

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Coronavirus: arma batteriologica statunitense?

I primi a pensare che il coronavirus potesse rappresentare un’arma batteriologica sono stati gli iraniani. Nei giorni scorsi, durante un discorso pubblico alla popolazione, già messa a dura prova dalla diffusione del contagio, il leader supremo iraniano, Ali Khamenei, ha dichiarato che la pandemia da coronavirus potrebbe essere stata orchestrata intenzionalmente, aggiungendo anche la presenza di “alcune prove”, ma senza fornire ulteriori dettagli. “L’istituzione di una base sanitaria terapeutica da parte dei militari” ha dichiarato Khamenei alla nazione “può anche essere considerata come un esercizio di difesa biologica e aggiunge alla nostra sovranità e poteri nazionali delle prove a sostegno del fatto che l’epidemia sia un attacco biologico”. L’Iran è un Paese che non ha sicuramente le strutture sanitarie necessarie a far fronte a un’emergenza di tale livello e il Paese è ancora sotto choc da quello che è successo solo due mesi fa: prima l’uccisione del generale Soleimani, poi l’attacco missilistico che colpì l’aereo di linea provocando numerosi morti. Sembrava che stesse per scoppiare una terza guerra mondiale, dal momento che l’Iran era uscita anche dagli accordi per la sospensione dello sfruttamento di uranio per la creazione di ordigni nucleari. Poi è arrivata l’emergenza coronavirus e oggi l’Iran piange migliaia di morti e si trova a far fronte a una situazione molto difficile.

L’ipotesti di “colpevolezza” degli Usa per la diffusione del Covid-19 arriva anche dalla Cina, che in  questi giorni è stata duramente attaccata anche dal presidente statunitense Trump, il quale ha affermato che le misure di contenimento sono state tardive e poco efficaci, con conseguenti pesanti per tutto il mondo. Il portavoce del ministero degli esteri di Pechino ha dichiarato nei giorni scorsi: “E’ possibile che sia stato l’esercito americano a portare l’epidemia a Wuhuan”. Secondo alcune fonti vicine al governo, infatti, la diffusione del contagio sarebbe da imputare a una contaminazione arrivata dall’esterno, ovvero dagli Usa. Sembra, infatti, che prima dell’esplosione del virus in Cina alcuni cittadini americani, morti per cause inizialmente attribuite all’influenza stagionale, siano risultati in realtà positivi al nuovo coronavirus. A sottolineare questo dato è stato uno dei portavoce del governo cinese Zhao Lijian, citando un video del direttore dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) deli Stati Uniti, che conferma quanto avvenuto prima dell’emergenza cinese. Da qui sono scaturite le domande-accuse del portavoce del ministero degli Esteri cinese: “Quando è apparso il paziente zero negli Stati Uniti? Quante persone sono state infettate?”. Così la Cina, ripetutamente attaccata per la gestione dei contagi a Wuhuan, risponde agli Usa, chiedendo trasparenza nei loro dati interni.

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Coronavirus: creato in laboratori cinesi?

L’altra ipotesi, contrastante con la precedente, imputerebbe la responsabilità della diffusione del contagio proprio alla Cina, non tanto per la sua nascita naturale nel mercato del pesce di Wuhuan, quanto piuttosto per un “errore di laboratorio”. L’Oms non ha ancora accertato l’origine del nuovo coronavirus, ma pare, dai primi studi, che sia nato nel mercato di pesce di Wuhuan, una grande città cinese. Qui un pipistrello sarebbe stato venduto come alimento raro e probabilmente è proprio da qui che è nato un virus che ha un alto livello di contagiosità tra gli esseri umani. Secondo Francis Boyle , professore di diritto presso l’Università dell’Illinois, “Il coronavirus è un’arma da guerra biologica creata in un laboratorio di Wuhuan e l’Organizzazione mondiale della sanità ne è già a conoscenza”. Il docente universitario statunitense, autore nel 1989 del Biological Weapons Act, la legger sull’antiterrorismo per le armi biologiche, sostiene in un’intervista rilasciata sul sito Geopolitics and Empire, che il coronavirus è “un’arma da guerra biologica potenzialmente letale, fuoriuscita da un laboratorio di massima sicurezza di Wuhuan”. Il laboratorio responsabile, secondo Boyle, è il BSL-4 di Wuhuan che è anche un centro di ricerca dell’Oms, quindi questa “non poteva non sapere”. Il virus sarebbe poi sfuggito di mano alla stessa Cina, che ha dovuto blindare tutta la provincia di Hubei per contenere il contagio, con pesanti conseguenze economiche e sociali. Il centro di Wuhuan è considerato, infatti, una sorta di Silicon Valley cinese, dove sono concentrate molte delle principali attività e start-up cinesi.

Solo congetture di una “Guerra fredda tra Cina e Stati Uniti”

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Quelle proposte sono soltanto ipotesi e accuse provenienti dalle diverse parti. Quello che appare chiaro è che, al di là della reale responsabilità della creazione del virus, ad oggi i principali Stati coinvolti si guardano l’un l’altro, lanciandosi accuse e rimpallando responsabilità. Siamo ancora nel pieno dell’emergenza sanitaria, al momento i governi sono impegnati a contenere il contagio, ma verrà il giorno in cui, contando ognuno le proprie vittime, si pretenderanno spiegazioni e si cercheranno i colpevoli per chiedere, quantomeno, un risarcimento degli ingenti danni economico e sociali che questa pandemia sta provocando. Ci sono, quindi, tutti i presupposti di una sorta di guerra fredda, combattuta senza armi, tra i principali protagonisti mondiali, che in questo momento sono Stati Uniti e Cina. Secondo il filosofo e saggista Diego Fusaro, quest’emergenza segna “il fallimento del modello capitalistico, liberista, cosmopolita: il mondo senza frontiere dominato dalla libera circolazione non solo non funziona, ma produce catastrofi e sciagure”. Proseguendo nella sua analisi, Fusaro ricapitola tutti i moventi di una guerra fredda tra Usa e Cina: tensioni di lunga durata tra le due superpotenze ed economia cinese in forte espansione che rischiava di dare del filo da torcere alle potenze occidentali. Moventi reali, come sostiene Fusaro: “Siamo nel quadro di una guerra fredda mondiale che vede contrapposta la monarchia del dollaro a tutti i governi non allineati con il Washington consensus e rispetto ai quali la Cina svolge una parte non secondaria sia sul piano geopolitico che economico”.

Arma biologica o meno, quindi, il nuovo coronavirus sta mettendo in discussione le economie di tutto il mondo. Al momento la priorità è contenere il contagio, ma tra qualche mese inizieranno le domande, le richieste di danni, le accuse e le assunzioni di responsabilità. E in quel momento la situazione geopolitica mondiale si farà davvero molto delicata.

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