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CORONAVIRUS: UNA DONNA È LA PRIMA VITTIMA DEL VIRUS IN PALESTINA

coronavirus in palestina
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Una donna sui 60 anni è diventata la prima persona in Palestina a morire dopo essere risultata positiva al coronavirus.

Mercoledì scorso Ibrahim Melhem, un portavoce del governo, ha dichiarato che la donna morta di cooronavirus soffriva già di alcune patologie.

La donna che viveva nel villaggio di Biddo, a nord-ovest di Gerusalemme, era stata diverse volte nell’ospedale di Ramallah per essere curata per diversi problemi di salute. Per precauzione tutto il personale e i pazienti che sono stati in contatto con lei sono stati controllati e messi in isolamento. Dopo aver rintracciato e controllato tutti quelli con cui è stata in contatto, è emerso che suo figlio era la fonte principale di trasmissione del virus. Il villaggio dove vive la famiglia della signora è attualmente isolato perché non solo ha infettato sua madre, ma ha anche trasmesso l’infezione a 27 cittadini. Si ritiene che suo figlio abbia riceuto il virus durante il suo lavoro all’interno di Israele.

In generale, circa 90.000 palestinesi lavorano all’interno di Israele, e con l’inizio della crisi coronavirus, Israele ha permesso ai lavoratori di continuare a lavorare ad una sola condizione cioè quella di stare all’interno di Isreale e di non entrare nei confini palestinesi per almeno 2 mesi. Pertanto, come unica fonte vivente per molti palestinesi, molti lavoratori non avevano altra scelta. Purtroppo, pochi giorni dopo, il numero di casi di Coronavirus è aumentato in Israele, e i lavoratori palestinesi sono stati espulsi e invitati a tornare dalla parte palestinese.

Si ritiene che molti di questi lavoratori sono stati infettati e possano trasferire il virus a molti altri.

“I prossimi giorni non saranno facili e c’è da prepararsi al peggio”

Finora, il numero di casi confermati in Palestina è salito a 108 compreso il caso di morte, mentre 18 persone sono in fase di guarigione.  

“Dico a tutti che i prossimi giorni non saranno facili, perché entro due settimane i 35.000 lavoratori che sono rimasti in Israele torneranno in Israele, auguriamo loro sicurezza e che nessuno di loro abbia bisogno di cure ospedaliere”, ha detto il primo ministro palestinese Shtaiah il 29 marzo.

Il governo palestinese non ha le risorse per contrastare il virus, quindi chiede a tutti i cittadini di rimanere a casa.

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Più di 60 mila lavoratori palestinesi sono stati espulsi e 35 mila torneranno in terra palestinese nonostante il precedente permesso di  rimanere per 2 mesi in Israele.

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