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Cosa sta succedendo in Sudan, dove le donne combattono per la democrazia

La rivoluzione delle donne per la democrazia in Sudan
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DW – Roma. Pochi sanno che in Sudan, a Khartoum, la popolazione è in subbuglio. Che i cittadini stanno protestando da inizio aprile, da quando un colpo di stato ha deposto il presidente Omar al Bashir, in carica dal 1989, e l’esercito ha preso de facto il suo posto. Che 25mila attivisti sono accampati al campus universitario e lo stanno occupando, perché i militari, diversamente da quanto promesso inizialmente, non hanno ancora lasciato spazio ai civili nel governo del paese, per avviare la democrazia.

Pochi sanno che la rivoluzione a Khartoum la stanno portando avanti soprattutto le donne. Su undici comitati di gestione della rivolta, sette sono guidati da donne. Sono cuoche, infermiere, giornaliste, e sempre in prima fila contro i militari.

Non sono le pallottole ad uccidere, ma il silenzio” è il loro slogan.

Tanto che, quando la rivolta per la democrazia è cominciata a dicembre, gli ordini dei militari erano quelli di far sparire le donne, perché solo così sarebbero spariti gli uomini di conseguenza.

“Bisogna introdurre le quote rosa. Nella società siamo il 50%, dovrebbe essere così anche nel governo”, racconta Tasneem Elfatih a Repubblica.

Ma adesso l’esercito è quasi alle strette. Le organizzazioni della società civile stanno premendo per ottenere un primo accordo per una transizione di tre anni verso un governo civile democratico. La transizione prevede la consolidazione di un Consiglio supremo, un governo ad interim e un’assemblea. E anche negli organi provvisori il ruolo delle donne dovrà essere significativo. 

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