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Daniele Radini Tedeschi e il suo esistenzialismo creativo

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DW-ITALIA.Incontro Daniele Radini Tedeschi non in un luogo qualsiasi, ma presso il bar colmo d’arte, di storia e di poesia dell’Hotel Locarno: un luogo magico in cui la vita diviene, foss’anche solo per il sapore del caminetto in stile anni 30 che ci accoglie, pura performance artistica, pura bellezza foriera di nobiltà.

Nobile, non solo e primariamente d’animo, Radini Tedeschi lo è per davvero: nella fattispecie conte-marchese.

Nondimeno, quando hai il piacere di gustarti in sua compagnia del buon cherry, il medesimo ribattezzato dal Vate D’Annunzio ‘Sangue morlacco’, mantieni in rispettoso oblio i suoi titoli, per incontrare il suo pensiero di critico d’arte, di scrittore e di poeta.

Non mi resta che compartire con voi i punti nevralgici dell’incontro-intervista.

Daniele, cosa o chi ti ha spinto ad amare, studiandola e vivendola, l’arte?

Mi ha spinto il mondo ostile. L’arte intesa come creatività, fantasia e poesia è il rifugio, il luogo dell’anima, la tettoia dove ripararsi quando piove. Tu (riferendosi al sottoscritto) sei un teologo e hai una tettoia/cattedrale, io sono un esistenzialista e ce l’ho di eternit. La fede è eterna, la mia no.

Sei molto presente e apprezzato sui social, soprattutto su Instagram all’account @Danieleradinitedeschi. Come abiti queste piattaforme in veste di critico d’arte e scrittore?

La cultura condanna alla solitudine e i social sono asociali. Asociali, perché isolano chi comunica, ognuno a casa sua dal suo smartphone. Per questo io, che sono un solitario, li frequento e per punirli li abuso: Instagram ad esempio vuole solo ‘immagini’ e io gli affido invece ‘parole’, poesie. Cortocircuito come controcultura.

La comunicazione deve essere semplificata altrimenti non funziona, ma non banalizzata. Si può sintetizzare ‘ti amo’? Sì, solo baciandosi.

Oggi l’arte è viva?

Oggi l’arte di ieri è viva. È molto più viva quella antica che quella contemporanea. La considerano in vita e cercano di salvarla con restauri, mostre, documentari… invece quella contemporanea è morta perché già nata così. Considerata già un aborto viene apprezzata perché senza vita, senza materia, concettuale. Aborto come idea di figlio, non corpo. E qui sarebbe da entrare in questioni di transustanziazione, ma queste le lascio a te (sempre al sottoscritto)e a Lutero. Un mercato senza risorse vende concetti non sostanza, non tele, statue e manufatti.

Noto che son ben vivi i concetti che vestono l’arte, come ben attingenti alla vita sono i tuoi versi… vorrei che tu concludessi il nostro incontro con una tua poesia…

Sì, non solo una, ma ben due.

La prima è ‘Tu meriti’, che indirizzo a tutti coloro che stanno leggendo:

tu che doni silenzi,

che in disparte siedi,

che segretamente ami.

La seconda è per l’intervistatore che mi sta dinanzi:

mantieni la purezza nonostante la barba,

goditi le sviste al di là degli occhiali,

apprezza la tua solitudine.

Grazie Daniele!

Grazie a te e finisci il tuo cherry!

E grazie a voi che or ora avete finito di leggere l’articolo. A presto!

Luca Salvatore Scavone

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