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Elezioni regionali: rinascita del bipolarismo e crisi del M5S

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Il Movimento 5 Stelle resta in un angolo, mentre prendono piede le Sardine

DW(ITALIA).Dopo settimane di duri scontri politici, i risultati  confermano, più o meno, le tendenze già annunciate. L’Emilia Romagna ha visto il trionfo del candidato di centrosinistra, Stefano Bonaccini, con il 51,3 per cento, mentre la candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni si è fermata a quota 43,7 per cento. In Calabria, invece, si è confermata la vittoria del centrodestra, con la candidata Jole Santelli che con il 55,3 per cento ha staccato di 15 punti percentuali il suo principale avversario, il candidato di centrosinistra Pippo Callipo. Dalle urne regionali del 27 gennaio 2020 sembra riconfermarsi il bipolarismo tra centrosinistra e centrodestra, attorno ai partiti del Pd e della Lega, mentre sbiadisce sempre di più il fervore del Movimento 5 Stelle. Un declino già in atto nelle ultime tornate elettorali, prima alle Europee dello scorso anno e poi alle regionali in Umbria. Matteo Salvini non è riuscito a dare la spallata alla sinistra che aveva preannunciato in queste settimane, ma non esce completamente sconfitto dalle elezioni regionali, né in Emilia Romagna, dove anche se non ha vinto la Lega esce con un risultato di lista del 31,9 per cento, secondo solo al Pd (34,6 per cento), né tantomeno in Calabria dove mantiene un timido 12 per cento lasciando il primato anche qui al Pd, che pur non vincendo ha preso come lista il 15,7 per cento delle preferenze.

Emilia Romagna, il trionfo del Pd e il sostegno delle Sardine

Questa tornata elettorale per la Regione dell’Emilia Romagna ha occupato la scena mediatica delle ultime settimane. Nonostante il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme ai leader del Pd Nicola Zingaretti e al leader uscente del M5S Luigi Di Maio abbiano ripetuto più e più volte che il risultato rimaneva a livello regionale e che non avrebbe inciso sul Governo, l’attesa per i risultati è stata comunque molto intensa. Sicuramente non è dall’esito delle votazioni in due regioni in tutta Italia che si possono indicare le tendenze politiche di un Paese. Tuttavia l’Emilia Romagna rappresentava un caso di studio importante per vari motivi. La regione è governata ininterrottamente dal Pd da oltre 70 anni e una vittoria del centrodestra avrebbe avuto un significato pesante per il Pd, che in questa regione ha alcune delle principali roccaforti. L’Emilia Romagna, però, è anche la regione da cui è iniziato il sogno del Movimento 5 Stelle, prima con il Vaffa Day del 2007 a Bologna e poi con il primo sindaco penta stellato, Federico Pizzarotti a Parma. Lo stesso Pizzarotti che in questa tornata elettorale ha appoggiato Bonaccini, il candidato di centrosinistra. Infine, l’Emilia Romagna è anche la regione da cui sono partiti i flash mob delle Sardine, sempre da Bologna. E proprio le Sardine hanno rappresentato un fattore importante per la vittoria del centrosinistra. Se Bonaccini ha improntato la sua campagna elettorale sul dialogo, andando nelle aziende, nelle associazioni e calandosi in ogni realtà della regione, le Sardine hanno portato le persone in piazza, contrastando quel populismo della Lega che, a livello mediatico, aveva un riscontro molto alto e che poteva fare la differenza. Lo stesso segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha riconosciuto il loro importantissimo apporto per un risultato che è andato oltre ogni più rosea aspettativa.

Alle elezioni regionali in Emilia Romagna sono andate a votar il 67,6 per cento degli aventi diritto al voto. Un’affluenza quasi raddoppiata rispetto alle regionali del 2014, dove a votare andarono solo il 37,65 degli elettori. L’incremento dell’affluenza al voto è stata associata proprio all’azione delle Sardine, che hanno portato in piazza molte persone che hanno perso fiducia nella politica. Hanno riempito piazza Maggiore e hanno avuto il coraggio di andare a Bibbiano, contrastando le argomentazioni di Salvini sulla questione degli affidi illeciti. E proprio a Bibbiano, dove il sindaco dem è inquisito per questi fatti, il Pd ha preso più del 40 per cento.

Il contributo delle Sardine per la vittoria del centrosinistra in Emilia Romagna è innegabile, resta da capire ora se questo movimento diventerà un organismo autonomo o se andrà a costituire la base di quel nuovo Pd che Zingaretti aveva anticipato pochi giorni prima del voto.

Calabria, conferma del centrodestra ma sale il Pd

In Calabria si conferma un governo locale di centrodestra. Poche sorprese per un risultato già annunciato. Vince le elezioni Jole Santelli, candidata di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Il dato curioso che riguarda le elezioni regionali in Calabria, passate più sottotono a livello mediatico rispetto a quelle dell’Emilia Romagna dove la sfida era meno scontata, riguarda il gran numero di voti disgiunti. Se la Santelli, infatti, è diventata presidente della Regione con un netto 55,57 per cento, i voti delle liste sono più variegati e vedono come primo partito il Pd, nella coalizione di centrosinistra. Il Pd è uscito con un confortante 15,7 per cento, seguito da Forza Italia con il 12,5 per cento, dalla Lega e da Fratelli d’Italia, che ha raggiunto l’11,2 per cento. Netto il fallimento del Movimento 5 Stelle in Calabria, dove il candidato Francesco Aiello ha preso un 6,2 per cento che non gli assicura neanche di superare lo sbarramento per entrare in consiglio regionale. D’altra parte il candidato M5S non era ben visto neanche dai suoi a causa del cugino affiliato alla ‘ndrangheta. Aiello, durante la campagna elettorale, era stato lasciato un po’ solo e lo stesso Luigi Di Maio, che non aveva approvato la sua candidatura in Calabria, si è dimesso dalla carica di leader del Movimento pochi giorni prima del voto, favorendo forse un ulteriore crollo dei voti per il M5S sia al Nord che al Sud. Eppure in Calabria il Movimento 5 Stelle aveva trovato un territorio molto fertile alle politiche del 2018, da cui era uscito con un netto 43,37 per cento, affermandosi come primo partito della regione.

La crisi del M5S

Quello che emerge da questa tornata elettorale, oltre alle vittorie dei candidati, è un crollo dei consensi per il Movimento 5 Stelle, anche se non sono dati generalizzabili per tutto il Paese, trattandosi di votazioni in due sole regioni. Se al Sud la corsa di Aiello aveva trovato ostacoli anche all’interno dello stesso movimento, al Nord Simone Benini correva in un territorio non troppo nemico. In Emilia Romagna, infatti, il M5S aveva ottenuto il 27,5 per cento dei voti alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, con un’affluenza del 78,29 per cento, confermandosi come primo partito con una sconfitta storica del Pd in una regione da sempre “rossa”. L’anno successivo, però, alle elezioni europee il Movimento lanciato dal comico Beppe Grillo ottenne solo il 17,07 per cento, sorpassato dal Pd e dalla Lega, che aveva ottenuto il primo posto. Facendo un raffronto con le precedenti elezioni regionali, tanto per rimanere nel contesto di un confronto sullo stesso livello di votazioni, nel 2014 il M5S aveva totalizzato il 13,27 per cento. Anche se la vittoria era andata al candidato del Pd, lo stesso Bonaccini riconfermato ieri, il Movimento 5 Stelle raggiungeva un risultato importante, specie se si considera la bassa affluenza di allora (37,71 per cento). Sulla base di questi dati è chiaro, quindi, come lo striminzito 4,7 per cento delle ultime elezioni regionali ottenuto dal candidato Simone Benini possa rappresentare un campanello d’allarme per il Movimento anche a livello nazionale. Lo stesso Crimi, leader reggente del M5S dopo le dimissioni di Di Maio ha affermato che adesso occorre mettersi a pancia sotto e lavorare per riconquistare la fiducia delle persone.

Cambieranno gli scenari nazionali?

E’ una domanda che si pongono in molti. Sicuramente il voto in una regione non è rappresentativo di un intero Paese. Tuttavia appare chiara la crisi del Movimento 5 Stelle e una ripresa dei consensi da parte del Partito democratico, che a questo punto si sente più forte e più competitivo all’interno dell’alleanza di governo. Il premier Conte ha tirato un sospiro di sollievo con la vittoria del centrosinistra in Emilia Romagna e la sconfitta di una Lega che sarebbe stata difficile da gestire in Parlamento se avesse vinto in una regione storicamente “rossa”. Non si sa ancora se ci saranno rimpasti di Governo nei prossimi mesi, ma in caso a questo punto il Pd avrebbe un potere contrattuale molto più consistente rispetto all’inizio di questa alleanza con il M5S. I rapporti di forza stanno cambiando all’interno della coalizione di governo, ma ad entrambe le parti conviene portare avanti questa avventura piuttosto che andare alle urne. Il M5S, infatti, rischierebbe una pesante sconfitta e forse l’estinzione del movimento stesso, mentre il Pd sta iniziando adesso a rialzare la testa dopo la batosta delle politiche 2018 e le scissioni interne. Solo il tempo ci dirà se le tendenze emerse dalle regionali in Emilia Romagna e Calabria saranno confermate anche nel resto del Paese. Intanto si pensa già alla prossima sfida primaverile in Toscana e nelle Marche.

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