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Emilia Romagna: domenica alle urne, esito ancora incerto

Emilia Romagna alle urne
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Sette candidati in lista, ma la sfida è tra Stefano Bonaccini (centrosinistra) e Lucia Bergonzoni (centrodestra)

DW(ITALIA).Mancano poche ore all’appuntamento elettorale in Emilia Romagna e gli scenari sono ancora tutti da definire. Domenica 26 gennaio si vota per le elezioni regionali anche in Calabria, ma l’esito delle votazioni in Emilia Romagna è seguito con particolare interesse, soprattutto per le ripercussioni che potrebbe avere a livello nazionale. Sulla scheda gli elettori troveranno sette nomi: Stefano Bonaccini, sostenuto da tutto il centrosinistra; Lucia Bergonzoni, candidata della Lega e sostenuta da altri partiti di centrodestra; Simone Benini, per il Movimento 5 Stelle; Mata Collot, per la lista di Potere al Popolo; Stefano Lugli, candidato di Rifondazione Comunista; Laura Bergamini, del Partito Comunista e Domenico Battaglia, del Movimento 3V. Una competizione che coinvolge sette candidati, ma la sfida ovviamente è tra i due maggiori aspiranti alla presidenza regionale emiliana: Stefano Bonaccini e Lucia Bergonzoni.

Campagna elettorale lunga e intensa

Da settimane ormai le pagine dei quotidiani e i programmi televisivi di approfondimento politico trattano il tema delle elezioni regionali in Emilia Romagna. Lo scontro è tra il candidato del centrosinistra, Bonaccini e il centrodestra rappresentato il più delle volte dallo stesso leader della Lega Matteo Salvini. Lucia Bergonzoni, la candidata alle regionali per la Lega, infatti, ricopre attualmente la carica di senatrice (carica che dovrebbe lasciare nel momento in cui venisse eletta) e molto spesso ha delegato il leader del suo partito per rappresentarla in tv e nei comizi. La presenza di Matteo Salvini in questa campagna elettorale è stata davvero assidua: in poche settimane ha fatto visita a circa 150 tra paesini e città emiliane, facendo leva sulla necessità di un cambio di rotta nell’amministrazione della regione e sui recenti fatti di Bibbiano, ancora in fase di chiarimento.

La sfida in Emilia Romagna è particolarmente importante perché la regione, da circa 50 anni, è amministrata dal centrosinistra, così come buona parte delle città e di centri più piccoli della regione. Negli ultimi cinque anni, tuttavia, il centrodestra e in particolare la Lega, ha ottenuto notevoli soddisfazioni alle urne. L’ultima è quella delle elezioni europee del 2019, dove la Lega è risultata il primo partito della regione con il 33% e 760 mila voti, contro i 700 mila voti raccolti dal Pd.

Forte di questo risultato elettorale in una regione storicamente rossa, Salvini ha puntato molto sulla promozione della candidata Bergonzoni, partecipando alle iniziative sul territorio e sferrando continui attacchi sui social network, campo in cui il leader della Lega ha, ad oggi, pochi rivali. Molti, soprattutto i suoi avversari politici, hanno criticato i temi della campagna elettorale perché non coprivano le vere tematiche della regione, se non la questione di Bibbiano e l’immigrazione. Eppure, secondo i sondaggi dello scorso autunno, quando la campagna elettorale iniziava ad accendersi, Lucia Bergonzoni era in vantaggio.

Dalla parte del centrosinistra la campagna elettorale è stata gestita con metodi più classici, puntando molto sulle iniziative pubbliche dedicate a temi specifici e territoriali, e con gli incontri con le aziende e le associazioni del territorio. Meno forte sui social network, dove ha quasi la metà dei followers rispetto alla sua rivale, Stefano Bonaccini punta molto sulle sue doti di buon amministratore, che gli elettori possono aver notato in questi cinque anni, e sulla sua dialettica politica semplice e alla mano, così come molto importante è stata la sua presenza costante nelle tv e nelle iniziative, spesso disertate dalla Bergonzoni per motivi istituzionali.

Bonaccini ha volontariamente investito molto sulla sua presenza. Sui manifesti elettorali, infatti, non appare il simbolo del Pd, così come non appaiono i simboli degli altri partiti e liste civiche che lo sostengono. Questa scelta, come ha spiegato più volte il candidato, non vuole mettere in secondo piano i partiti che lo appoggiano, in particolare il Pd, ma vuole sottolineare la sua volontà di presentarsi agli elettori come un amministratore per tutti, più attento ai problemi del territorio che non alle diatribe politiche.

L’esito in Emilia Romagna avrà effetti a livello nazionale?

Questa è una domanda che si pongono in molti. La grande attenzione mediatica rivolta alla sfida elettorale in Emilia Romagna, infatti, lascia presagire che ci possano essere delle svolte anche a livello nazionale, sia nel caso di una vittoria del centrodestra che nel caso di una vittoria del centrosinistra.

In molti sono convinti che con la vittoria di Bonaccini la Lega prenderebbe una bella batosta e lo stesso Salvini potrebbe veder indebolire la sua leadership. Al contrario, in caso di vittoria del centrodestra, specialmente in una regione storicamente rossa, il Partito democratico avrebbe qualche gatta da pelare, a iniziare dalla ridefinizione del proprio gruppo dirigente in vista delle prossime sfide elettorali. Lo stesso governo giallo-rosso potrebbe essere legato alle elezioni regionali in Emilia Romagna. Nonostante Conte, Di Maio e Zingaretti continuino a relegare le elezioni di domenica 26 gennaio come un appuntamento prettamente territoriale, infatti, in caso di vittoria del centrodestra è possibile avere qualche risvolto anche sul piano nazionale.

La pensa così anche Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera, che sulle pagine del Corriere della Sera ha dichiarato: “Secondo me Bonaccini vincerà, tutti gli indicatori ci dicono che domenica festeggeremo. Ma se dovessimo perdere, ci sarebbero ovviamente tantissime ripercussioni su tutti i fronti. Non cadrà il governo ma non potremmo di certo far finta di nulla”.

E poi ci sono le Sardine

Nella grande sfida per le elezioni regionali in Emilia Romagna c’è un altro fattore da non sottovalutare: le Sardine. Parliamo di fattore perché non ci sono candidati appartenenti a questo movimento, né un loro appoggio aperto a uno dei candidati in lista. Il movimento delle Sardine riesce da mesi a riempire le piazze di molte città italiane con tantissime persone che manifestano pacificamente. Certo, in piazze dove si canta “Bella Ciao” difficilmente troveremo elettori della Lega.

Lo stesso Delrio è fiducioso sul ruolo delle Sardine, movimento tra l’altro nato proprio in Emilia Romagna e uno dei fondatori è bolognese. Secondo il capogruppo Pd alla Camera le Sardine “si stanno dimostrando un grande valore aggiunto: gente nuova che si sta avvicinando alla politica e lo sta facendo grazie a questi ragazzi. Queste piazze stanno facendo riscoprire la voglia di partecipare a tanti che l’avevano persa”.

Quasi sicuramente l’apporto delle Sardine avrà effetti positivi sull’affluenza alle urne, che negli ultimi anni è andata diminuendo un po’ ovunque nella nostra penisola. Tra pochi giorni si smetterà di parlare e dopo il silenzio elettorale si va alle urne. Domenica avremo il verdetto.

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