Erdogan e la scissione che sta dividendo la Turchia

Erdogan e la scissione che sta dividendo la Turchia
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DW- Roma. Dopo una decina d’anni di vittorie il «sultano» ferma la sua avanzata, ma non è questa l’unica crepa del suo piano di espansione neo ottomana. «Chi conquista Istanbul prende la Turchia» dichiarava Recep Tayyip Erdogan che ha subìto un grave insuccesso durante le elezioni amministrative del 31 marzo. Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya e sette tra le 12 città più importanti sono state conquistate dall’opposizione, anche se i voti sul Bosforo sono oggetto di riconteggio per il minimo distacco. Senza dubbio, una delle ragioni che sta minando la fiducia del ceto medio nel presidente turco è la pesante crisi economica. In più, il braccio di ferro con gli Stati Uniti sui rapporti con l’Iran, la vicinanza alla Russia e la guerra in Siria ne stanno minacciando l’indiscutibile potere.

La crisi economica che ha fatto crollare le fondamenta di Erdogan

Parlare di declino è presto, ma essere battuto nei maggiori centri del Paese si rivela significativo. Erdogan era riuscito a conquistare la fiducia dei conservatori islamici delle campagne e la borghesia delle grandi città non obbligatoriamente religiosa. Proprio quest’ultima, facente parte del ceto medio metropolitano, ha sofferto maggiormente il blocco dell’economia, distaccandosi così da Erdogan. Tanto è vero che l’ultimo trimestre del 2018 si è chiuso in recessione con un sonoro -2,4 % del Pil. La lira turca è sotto pressione e ha perso terreno su euro e dollaro, l’inflazione supera il 19 % e la disoccupazione è sopra il 13. È indubbio che la crisi economica abbia danneggiato seriamente il presidente, ma i settori più produttivi della popolazione soffrono ugualmente del braccio di ferro con gli Usa e della mancata adesione all’Unione europea. Anche l’avvicinamento alla Russia, nemico storico, non è ben visto da tutti.

Un centenario dalla fondazione della Repubblica di Atatürk

Erdogan non demorde e sottolinea che la sua coalizione guidata dal partito Giustizia e libertà è sempre prevalente nel Paese con il 44,3 % dei voti. D’altro canto Ekrem Imamoglu, il nuovo leader nato da un’inedita alleanza fra socialdemocratici, nazionalisti scissionisti e curdi potrebbe essere il prossimo sindaco di Istanbul. Nella città sul Bosforo ha sconfitto infatti l’ex premier, Binali Yildirim, presidente del Parlamento e fedelissimo di Erdogan se il riconteggio dei voti confermerà il risultato. Ibrahim Kalin, il portavoce di Erdogan, ha però ribadito su Twitter che «il mandato del presidente scade nel 2023. Fino ad allora non ci saranno elezioni». La data coincide con il centenario della fondazione della Repubblica laica di Mustafa Kemal Atatürk. Un motivo in più, dal punto di vista dell’opposizione, per provare a deporre il «sultano» attraverso le urne.


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