Eruzione Stromboli: incendi, feriti e un morto

Eruzione Stromboli: incendi, feriti e un morto
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Dw-Roma. Noi, quelli che il vulcano lo guardiamo tutti i giorni, che lo chiamiamo Iddu o Muntagna, come a banalizzarla ed esorcizzare il mostro che cova dentro, che può esplodere in meno di un minuto, che con le sue scosse inattese ci distrugge le case e paesi interi, noi non ci facciamo neanche più caso a quell’enorme cono riverso che sembra addormentato per sempre, che ci illude per anni di essere mite.

Proviamo, a volte, a guardarlo con gli occhi incantati del turista, ma niente: per noi è troppo familiare, è l’estensione del giardino di fronte casa, l’approdo sicuro al nostro sguardo fuori dalla finestra, il prolungamento e l’elevazione della nostra stessa esistenza, corpo e anima.

Noi abbiamo un legame quasi viscerale col vulcano: è dentro ai nostri occhi, così prepotentemente presente che ti accorgi di essere troppo lontano da casa quando all’orizzonte non lo scorgi più, e ti manca.

Stromboli, come l’Etna, dorme spesso, ma è un sonno lamentoso il loro, si agitano dentro ai propri desideri di libertà, di espressione e ne danno spettacolo.

Stromboli se ne sta lì, in mezzo al mar Tirreno, guarda da lontano la Sicilia, è la più distante alla grande isola fra le altre delle Eolie. Con la grande eruzione del !930, Iddu, il vulcano Stromboli aveva costretto la popolazione ad abbandonare l’isola, provocando quattro morti, decine di feriti, incendi e distruzione nelle zone abitate.

Il 3 luglio di quest’anno, in un mercoledì pomeriggio all’apparenza tranquillo, alle 16:46 il Faro del Mediterraneo, come era chiamato dai navigatori, ha urlato forte ed è esploso inaspettatamente. L’eruzione dello Stromboli è un inferno di cenere e lapilli, una pioggia di fuoco che provoca alcuni incendi, soprattutto a Ginostra, feriti e un morto. L’evacuazione, stavolta, è stata scongiurata.

A distanza di giorni, l’allarme è rientrato, la scalata ai crateri rimane chiusa, ma l’isola si dice pronta ad accogliere nuovamente i turisti, a ricominciare, forse a dimenticare.

Massimo Imbesi, 34 anni, di Milazzo, unica vittima dell’imprevista eruzione, guardava quel gigante con gli occhi del turista, un turista consapevole, un escursionista appassionato, amante della natura.

Gli amici di Massimo scrivono ancora sul suo profilo facebook. Qualcuno ha appena sentito il suo nome al telegiornale, non ci crede, non ci si può credere, scrive “rispondi, dimmi che non sei tu”.

Il vulcano è diventato un mostro, un assassino. Lo è stato già altre volte in passato, poi il tempo ha inghiottito le cronache di uomini colpiti d’improvviso dalla furia del vulcano.

Noi li guardiamo i turisti, con le loro grandi macchine fotografiche, vogliono salire in cima, vogliono vedere da vicino, vogliono sentire la terra sotto ai piedi farsi sempre più rovente a testimonianza del cuore vivo e attivo del vulcano. Noi, quelli che il vulcano lo vivono, non capiamo fino in fondo il loro stupore, ma ci ferisce profondamente nell’anima la morte di un giovane che con fiducia risaliva quel sentiero, andando incontro a quella bellezza carica di mistero che è Stromboli, il vulcano che lo ha voluto legato al suo nome per sempre.

3 Responses to "Eruzione Stromboli: incendi, feriti e un morto"

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