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Femminicidio e violenza di genere in Italia. I pericoli della legittima difesa.

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DW – Roma. Altri due casi di femminicidio in Italia stanno riempiendo le pagine della cronaca nostrana. Accade proprio nei giorni in cui torna in Montecitorio il ddl sul Codice Rosso, in base al quale il reato di violenza di genere dovrebbe essere trattato dalla magistratura entro 3 giorni dalla denuncia. 

Romina Meloni e Loredana Calì uccise a colpi di pistola

Una delle due vittime, Romina Meloni, 49 anni, di Nuoro, è stata uccisa il 31 marzo a colpi di pistola dall’ex marito Ettore Sini, 49 anni e poliziotto penitenziario. «Sini non accettava l’idea della separazione», ha riportato il vicino di casa di Romina. Meno di 24 ore più tardi moriva anche Loredana Calì, 43 anni. L’ex marito Filippo Marraro, 51 anni, era titolare di un autolavaggio. Le ha dato appuntamento nelle campagne isolate di Catenanuova, dove le ha sparato due volte. «Ero convinto mi avesse tradito», ha confessato ai carabinieri. 

I dati sulla violenza di genere in Italia

Sale così a 812 il numero di femminicidi registrati in Italia dal 2012 ad oggi. 18 solo dall’inizio del 2019. Niente di nuovo, se si guarda all’ultimo rapporto Istat sulla violenza di genere, secondo cui il 21% delle donne italiane (4,5 milioni) ha subito violenza sessuale nell’arco della propria vita. Di queste, 653.000 sono vittime di stupro e 746.000 vittime di tentato stupro. Chi commette i reati sono generalmente i mariti, i compagni, gli ex, gli spasimanti, i rapinatori.

I rischi della legge sulla legittima difesa

Risulta inevitabile collegare i dati sul femminicidio in Italia ad una riflessione sulla (eventuale) maggior presenza di armi in circolazione nel Paese. Quale potrebbe essere, allora, la conseguenza sui reati di genere?

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Il 28 marzo scorso veniva approvata in Senato la legge sulla legittima difesa, considerata dalla Lega un’urgenza nazionale. E proprio a questo proposito, Giorgio Beretta dell’Opal (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere) ha da obiettare. «Nel 2017, a fronte di 16 omicidi per furti, ci sono stati almeno 40 omicidi con armi legalmente detenute. Dei 92, tra omicidi di donne e femminicidi commessi nel 2018, ben 28 sono stati compiuti da persone con regolare licenza di porto d’armi. In sintesi, oggi l’ambito di maggior pericolosità per gli italiani, soprattutto per le donne, è quello familiare e relazionale. E se c’è un’arma in casa, è più probabile che venga utilizzata per ammazzare un familiare, spesso una donna, che per respingere eventuali ladri».

La vera emergenza, più che i reati per furti e rapine, sarebbero quindi gli omicidi passionali e familiari. Sono questi, infatti, a costituire quasi un terzo degli omicidi perpetrati in Italia. 

E una difesa sempre legittima potrebbe portare a ulteriori pericoli per le donne, che, contestualmente all’allargamento delle maglie del monopolio della difesa (e quindi della forza) non sono ancora state tutelate. Come spiega anche Riccardo De Vito, presidente di Magistratura Democratica, «far intendere che all’interno della propria casa si possa far fuoco senza dover essere sottoposti a un giudizio che verifichi i presupposti della difesa legittima, fa correre rischi in primo luogo alle stesse vittime delle aggressioni nelle abitazioni. Con tale politica, infatti, i comportamenti criminosi non si prevengono». 

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