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Femminicidio oggi: Rosalia morta dopo tre giorni di violenze

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In quei giorni il quotidiano Libero minimizzava il femminicidio

di Anna Lisa Maugeri

DW(ITALIA).Mentre a Mazara del Vallo una donna di 52 anni andava in contro alla morte per mano del proprio marito, picchiata selvaggiamente per tre giorni consecutivi, alla stregua di un pungiball sul quale sfogare le proprie ossessioni e la propria rabbia, il giornale Libero pubblicava un articolo intitolato “Sorprendente verità nelle statistiche. Più maschicidi che femminicidi”.

Questo titolo, insieme al suo contenuto, risponde alla domanda che tutti ci siamo posti in questi giorni, dopo aver appreso la storia e l’epilogo drammatico di Rosalia Garofalo, uccisa dopo giorni di agonia, massacrata all’interno di una casa di campagna dal marito Vincenzo Frasillo, 53 anni, ossessionato dall’idea che lei lo tradisse, capace persino di motivare proprio con la gelosia quel pestaggio durato tre giorni, costato la vita alla donna cinquantaduenne, come se fosse normale e comprensibile “perdere la testa” e scatenare addosso ad una donna tanta violenza.

Perché Rosalia è rimasta accanto all’uomo che l’ha uccisa?

Se una testata giornalistica di rilievo nazionale nega o minimizza la violenza di genere, disinformando e creando confusione con i dati che fornisce, dandone un’interpretazione fuorviante, tirando in ballo termini come maschicidio e femminicidio per puro sensazionalismo, vantando numeri come fossero risultati calcistici, pur di vendere una “sorprendente verità” che non esiste, allora capiamo perché Rosalia, malgrado due denunce contro il marito per percosse, denunce poi ritirate, è rimasta lì, affianco al suo carnefice, malgrado la paura, rischiando la vita e purtroppo perdendola.

Il suo assassino, dopo giorni di pestaggio, ha chiamato il 113, non certo per costituirsi, ma per annunciare il decesso della moglie a causa di un malore. Dunque, l’intervento del 118, ma una volta giunti sul luogo, i soccorritori hanno intuito le diverse cause della morte, chiedendo l’intervento della Polizia.

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La scena del corpo martoriato di Rosalia è stata scioccante per gli stessi uomini delle forze dell’ordine. Il capo della Squadra Mobile Fabrizio Mustaro ha affermato di non aver mai visto nulla del genere prima: “Una visione terribile. La vittima è stata picchiata per almeno tre giorni prima della sua morte senza mai ricevere alcuna assistenza”.

La storia di Rosalia e le violenze che subiva erano cosa nota, ad affermarlo è lo stesso sindaco Salvatore Quinci: “Siamo sconvolti da quanto si è verificato. Conoscevamo bene il caso. I Servizi Sociali del Comune si erano presi cura di Rosalia Garofalo che era stata ospite di una struttura che si occupa di donne vittime di violenza. Purtroppo volontariamente aveva lasciato la struttura, ritirando anche le denunce e oggi quest’epilogo ci lascia in un grande senso di tristezza. Non arretreremo sul nostro lavoro rivolto a casi come questo, cercando sempre di fare il possibile per non vanificare ogni passo in avanti verso le giuste soluzioni”.

Perché di gelosia, di ossessione, di senso di possesso si muore in Italia?

Perché le donne sono sole. Se da un lato le si invita a denunciare violenze psicologiche e fisiche, dall’altro si ergono scogli, uno dopo l’altro, difficile non sbattervi contro o decidere di battere in ritirata: l’immensità del mare sconosciuto spaventa, è pieno di incognite e non tutte sono disposte ad affrontarlo, malgrado le sue promesse di libertà e di una nuova vita.

Denunciare i maltrattamenti impone l’esibizione di un referto medico, necessario per poter procedere alla denuncia e all’iter che ne consegue. Difronte a questo primo scoglio, rappresentato dalla vergogna di mostrare l’evidenza dei lividi, si aggiunge il disagio di dover comprovare anche le eventuali violenze sessuali subite dal proprio compagno, ragione per cui molte donne rinunciano.

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Era tornata a casa Rosalia. Altro scoglio è la capacità di provvedere economicamente a sé stesse, cosa non facile in mancanza di una rete di supporto che ti aiuti anche sotto questo aspetto, specie quando l’età avanza e diventa più difficile trovare lavoro.

Il senso di colpa al quale le vittime di violenza domestica sono sottoposte crea disorientamento, fa parte di una violenza psicologica della quale a volte si rendono complici le “voci di paese” che danno per troppo impaziente, frustrata, sfascia famiglie o incapace di farsi valere una donna proprio quando ha più bisogno di sostegno e solidarietà.

E allora ci si sente sbagliate, sempre e comunque, fino a pensare di potercela fare, di poter resistere, di poter affrontare quella vita distorta, di rimetterla in sesto. Rosalia non era fragile, ma abbiamo permesso che diventasse fragile, facile bersaglio dell’uomo che l’ha uccisa.

A cosa serve spiegare alle donne la subdola differenza fra amore e odio all’interno di una coppia, specie se, come nel caso di Rosalia e Vincenzo, si tratta di una coppia con 30 anni di matrimonio alle spalle.

E allora diciamolo, così come lo metteva nero su bianco il quotidiano Libero nei giorni del massacro di Rosalia: la violenza sulle donne non esiste. Il femminicidio non esiste. Le donne che denunciano si sbagliano, non sono abbastanza pazienti, non amano abbastanza il proprio uomo, non sanno più fare le mogli e le madri, non si sacrificano come dovrebbero, non sono più quelle di una volta, muoiono anche gli uomini infondo, parliamo di maschicidio.

I falsi dati di Libero

Chiediamoci, invece, perché un giornale come Libero, anche se noto per i suoi articoli dai titoli sensazionalisti, attraverso questo articolo, debba palesemente creare una notizia che vuole minimizzare il femminicidio, per creare la questione maschicidio e raccontarla come un’emergenza sociale.

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Secondo il quotidiano, infatti, in Italia sono 133 gli uomini uccisi in un anno, contro le 128 donne ammazzate. Insomma, i numeri parlano chiaro, la matematica non mente: 133 sono certamente di più di 128, gli uomini vincono, partita chiusa, abbiamo fatto solo chiacchiere, tutti a casa e arrivederci.

Peccato che anche la lingua italiana parli chiaramente, impossibile smentirla. Per femminicidio si intende “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”.

I dati ai quali si riferisce il quotidiano sopra citato parlano degli uomini uccisi per cause qualunque, omicidi di qualunque genere, che siano vittime di delinquenza o controversie fra amici e parenti, uomini, insomma, uccisi da altri uomini. “Il sesso forte“, dicono su Liberoin realtà è debole“.

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