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Gay pride cancellato. Cuba torna indietro?

Gay Pride cancellato a Cuba
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DW – Roma. Il governo cubano ha annunciato di aver cancellato l’edizione di quest’anno del gay pride. La manifestazione è ormai segnale di progresso rispetto ai diritti degli omosessuali in tutto il mondo. Eppure, sull’isola, il Centro Governativo per l’Educazione Sessuale (o CENESEX) diretto da Mariela Castro, figlia del Primo Segretario del Partito Comunista Raul Castro, ha dichiarato in un post di Facebook che la parata è stata annullata per ordine del Ministero della Salute.

La cancellazione è stata motivata da “nuove tensioni nel contesto internazionale e regionale, che influenzano direttamente e indirettamente il nostro paese e hanno impatti tangibili e intangibili nel normale sviluppo della nostra vita quotidiana e nell’attuazione delle politiche dello stato cubano”.

La Castro non ha spiegato cosa significassero esattamente queste affermazioni e in che senso il gay pride potrebbe essere impattato, direttamente o meno, da quello che succede internazionalmente e regionalmente. Né, tanto meno, quando richiesto, i colleghi della Castro e gli altri funzionari del CENESEX si sono resi disponibili a rispondere alle richieste della stampa. Anzi, quel poco che hanno detto è stato: “In realtà, non sappiamo perché la marcia è stata cancellata”.

Sarà vero? Probabilmente no. 

Vediamo. Analizzando la situazione attuale dell’isola, abbiamo da un lato le tensioni con gli Stati Uniti per la situazione in Venezuela, dove l’amministrazione Trump vuole estromettere il gruppo del presidente Nicola Maduro sostenuto dai cubani. Dall’altro lato, l’economia di Cuba è in crisi da tempo, anche a causa del calo del petrolio sovvenzionato dal Venezuela.

Insomma, non è chiaro come uno di questi fattori abbia potuto anche solo in parte motivare la cancellazione di una manifestazione espressione del progresso umano e sociale.

Il governo cubano d’altronde, si sa, ha sempre teso ad imporre il proprio controllo, soprattutto in momenti in cui il paese è stato percepito come in pericolo o minacciato da forze esterne. 

La questione dei diritti degli omosessuali è diventata insolitamente controversa a Cuba negli ultimi mesi a causa della resistenza da parte di una sempre più ampia schiera di cristiani evangelici, che sono riusciti anche a bloccare l’approvazione del matrimonio gay nel paese ad inizio 2019.

Cuba aveva sì perseguitato gli omosessuali negli anni ’60 e ’70, è vero, ma da allora ha bandito la discriminazione e il paese è addirittura visto come relativamente progressista sui diritti LGBT. Il governo, per esempio, offre finanziamenti per gli interventi di riassegnazione di genere, la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale è illegale e la polizia è persino formata per combattere ed eliminare, se ce ne dovessero essere, trattamenti irrispettosi nei confronti di omosessuali e transgender.

E sia. Non tutti l’hanno presa male. “È una decisione del governo”, ha detto il coordinatore del Gruppo Nazionale TransCuba Malu Cano. “Non è nulla contro di noi, altrimenti avrebbero sospeso tutte le nostre attività“. E in effetti una seconda parata è stata organizzata (e ha preso poi effettivamente piede) a metà maggio nella città cubana di Camaguey, come parte di un grande evento contro l’omofobia e la transfobia.

1 Comment

  1. Avatar
    Agamennone says

    A me piacciono solo donne,ma per me i gay, non facendomi concorrenza=sono tollerati e super tollerati se amici di gnocche.ansi trovo,che vanno bene:le donne si sfogano con loro e a me non rompono

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