Genova, Ponte Morandi: riapre via Fillak. I commercianti: “Voi aprite, noi chiudiamo”

Genova, Ponte Morandi: riapre via Fillak. I commercianti: “Voi aprite, noi chiudiamo”

Riaperta via Fillak a otto mesi dal crollo del Ponte.DW – ROMA. Ponte Morandi a Genova continua a far parlare di sé: martedì 23 è stata, infatti, riaperta via Fillak, chiusa dopo il crollo dell’ormai famoso ponte lo scorso 14 agosto. Ma a beneficiarne, per ora, sarà soltanto il traffico veicolare. I pedoni, invece, possono ancora attendere.
Sono stati presenti alla cerimonia il sindaco di Genova Marco Bucci, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi. Complice un forte vento che ha fatto scattare i sensori posti sul viadotto, la strada, aperta in mattinata, è stata chiusa poco dopo per circa mezz’ora.

Proteste dei commercianti

Intanto, presto sono infuriate le proteste di chi in quell’area lavora e che da mesi prova, senza alcun successo, a ottenere indennizzi o sospensione delle tasse. “Voi aprite, noi chiudiamo”: questi i cartello apparsi sui negozi della zona con i commercianti a denunciare il crollo degli introiti, passati da seicento a meno di venti euro al giorno. Un tracollo dal quale non si vede alcuna via d’uscita.
Le manifestazioni di protesta sono state organizzate dal Cfl, il Comitato dei commercianti di via Fillak e delle vie limitrofe: la richiesta è che Autostrade per l’Italia si faccia carico anche della loro situazione e che vada loro in aiuto.

La risposta della Regione

Dal canto suo, il Presidente della Regione Giovanni Toti ha però risposto di capire “il loro disagio ma francamente non capisco per cosa si possa protestare, non credo che mai a una zona colpita da una tragedia come questa sia arrivato un dispiegamento di aiuti tale”. “Ci vorrà tempo perché tutto torni alla normalità – ha detto ancora Toti – ma credo che anche in questo caso tutte le cose siano state fatte nel più breve tempo possibile e con grande efficacia”. Il presidente della Regione ha anche annunciato per oggi l’avvio del “tavolo Pris per i risarcimenti di chi vive accanto alla zona rossa; poi chi vuole protestare, siamo in democrazia e fa bene a protestare. Però credo che tanti cittadini di questo Paese non abbiano avuto la stessa attenzione”.
Ma i lavoratori della zona non sembrano pensarla allo stesso modo. A fare da portavoce della loro protesta è stato Ivan Spagnolo, rappresentante dei commercianti della zona e che, soltanto tre giorni prima del crollo del Morandi, aveva aperto una paninoteca, circostanza, questa, che non gli ha permesso di avere i requisiti per ottenere i fondi del decreto Genova. La sua storia, rilanciata a più riprese dai media, è diventata il simbolo di tutti quei commercianti e, in generale, del tessuto produttivo della città finito in grande difficoltà dopo il crollo del Ponte. E che è rimasto, almeno finora, inascoltato.

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