Giorgio Ambrosoli: 40° anniversario dell’assassinio di un uomo giusto

Giorgio Ambrosoli: 40° anniversario dell’assassinio di un uomo giusto
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Dw-Roma. Era un uomo giusto Giorgio Ambrosoli. Quando l’avvocato milanese fu nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, sapeva bene che bisognava scegliere da quale parte stare, e che quella scelta avrebbe determinato la sua condanna a morte. La sua vita e i suoi ideali incrociavano, così, quella di Michele Sindona con i suoi loschi affari.

Michele Sindona era un uomo ben protetto dalla loggia massonica P2, della quale era membro con la tessera n. 0501. Da semplice commercialista, Sindona diventò un criminale temuto e rispettato, in ottimi rapporti con la mafia statunitense e con la politica italiana. Acquisisce la Banca Privata Italiana, ricicla denaro sporco proveniente dal traffico di droga, finanzia con ingenti somme di denaro Democrazia Cristiana, persino lo IOR, la banca vaticana ha rapporti con lui in ambito economico e finanziario.

Sindona viene esaltato da Giulio Andreotti che lo definisce “il salvatore della lira”, mentre, sempre Andreotti, dirà di Giorgio Ambrosoli, a seguito del suo assassinio, che era una persona “che se l’andava cercando”.

Già da tempo, le sue attività finanziare destavano sospetti, fino a quando la Banca Privata Italiana rischia il fallimento e viene commissariata.

Troppi misteri da mantenere ben celati, troppi nomi importanti da non associare agli affari di Sindona. Giorgio Ambrosoli non era un uomo corruttibile e non dimostrava di poter essere piegato, neanche quando le minacce si cominciavano a fare insostenibili.

L’uomo incaricato da Sindona per uccidere Ambrosoli, si chiamava William J. Aricò. Prima di esplodere il colpo mortale, la sera del 11 luglio 1979, chiese scusa alla sua vittima. Attraverso quella pistola, un uomo giusto era stato rubato per sempre all’amore della moglie e dei figli.

Ed è proprio la lettera scritta da Giorgio Ambrosoli a raccontarci bene chi era e cosa aveva vissuto quel uomo giusto che lo Stato italiano non seppe e, forse, non volle difendere.

È con questa sua lettera che oggi vogliamo ricordarlo.

Anna carissima,

sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana, ndr) atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica.

Non ho timori per me perché non vedo possibile altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente di ogni colore e risma non tranquillizza affatto. È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per …il Paese.

Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana, ndr), le speranze mai realizzate di far politica per il Paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo e ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del Paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: e hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto […]. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il Paese, si chiami Italia o si chiami Europa.

Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro. Francesca dovrà essere più forte, più dura, più pronta ma è una dolcissima bambina e crescerà benone. Filippo – che mi è carissimo perché forse è quello con il carattere più difficile e simile al mio – dovrà essere più morbido, meno freddo ma sono certo che diventerà un ottimo ragazzo e andrà benone nella scuola e nella vita. Umberto non darà problemi: ha un carattere tale ed è così sveglio che non potrà che crescere bene. Sarà per te una vita dura ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere, costi quello che costi…

Giorgio

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