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Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare

giornata nazionale della prevenzione per lo spreco alimentare
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DW(ITALIA).Il 5 Febbraio si celebra la Giornata nazionale contro lo spreco alimentare. Ad Ottobre dello scorso anno, la FAO, l’organo delle Nazioni Unite che si occupa di agricoltura e alimentazione, ha raccolto i risultati di 480 ricerche provenienti da varie fonti (Relazioni subnazionali, studi accademici e relazioni di organizzazioni nazionali e internazionali come la Banca mondiale, GIZ, FAO, IFPRI e altre fonti). Questi elaborati sono stati racchiusi in 20 mila punti e resi fruibili in modo interattivo e strutturato. http://www.fao.org/food-loss-and-food-waste/flw-data/en/  Impressionanti i numeri. Così spaventosi che, nel 2015, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite inserì anche questo tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per il 2030.

I risultati non lasciano dubbi: solo nei paesi “industrializzati”, quelli più “sviluppati”, ogni anno finiscono nella spazzatura oltre 200 milioni di tonnellate di cibo, una cifra simile all’intera produzione alimentare dell’Africa Subsahariana. Anche in termini percentuali i dati sono spaventosi. Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, circa il 40% del cibo prodotto finisce in discarica.

Gli sprechi iniziano a monte della filiera agroalimentare, in fase di semina. Per poi continuare durante la coltivazione, la raccolta, il trattamento, la conservazione e la prima trasformazione agricola. Ma non finisce qui: proseguono durante la trasformazione, la distribuzione e, ultimo, ma non meno importante, il consumo finale. A questi sprechi si devono poi aggiungere quelli “domestici” (ad esempio gli alimenti acquistati e lasciati scadere nel frigo o nella dispensa e poi buttati ancora commestibili).

Anche i paesi più “virtuosi” quelli da sempre, per molti versi, “ambientalisti”, quando si parla di “cibo sprecato” mostrano seri limiti: in Svezia, ad esempio, ogni anno, si “buttano” quasi un quarto di milione di tonnellate di cibo. Ogni famiglia getta nella spazzatura il 25% del cibo acquistato. Kristina Liljestrand, della Chalmers Tekniska Högskola e vincitrice, nel 2015, del Renova environmental award con una ricerca sulla riduzione dei rifiuti alimentari, ha suggerito alle imprese della filiera alimentare strumenti specifici “in grado di ridurre sia i rifiuti alimentari che l’impatto ambientale dei trasporti alimentari”. “È difficile capire la reale portata dei rifiuti alimentari in Svezia” ha detto. “È come se una fila di  23.000 camion pieni di   alimenti (lunga  430 km) li portasse in discarica”.

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Se tutto questo cibo non venisse sprecato, forse non ci sarebbe bisogno di parlare di “fame nel mondo”. Invece, per assurdo che possa sembrare, questa sta aumentando. I dati del rapporto di Save the Children parlano di oltre 800 milioni di persone con problemi legati alla malnutrizione. E di questi 151 milioni sono bambini in condizioni di malnutrizione grave e 50 in condizioni di malnutrizione acuta.

Ma non basta. Sprecare così tanto cibo rende indispensabile produrne più del necessario con effetti devastanti sull’ambiente (dall’energia, all’acqua e alla terra stessa, per non parlare delle fonti energetiche fossili  largamente impiegate per coltivare, spostare, processare il cibo e del metano prodotto dalla digestione anaerobica che si genera quando i rifiuti alimentari vengono buttati in discarica). Ad esempio, i 65 chili di cibo a testa che si sprecano ogni anno in Italia hanno richiesto 73 milioni di metri cubi d’acqua (la stessa quantità che basterebbe per riempire, giornalmente, 80 piscine olimpioniche o per soddisfare il fabbisogno di una Regione come la Lombardia per 18 giorni). E poi le emissioni di CO2: la stessa FAO stima che questi sprechi generino circa 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente che contribuisce ai cambiamenti climatici (generando l’8% delle emissioni annuali di gas serra).

Anche a livello socio-economico i numeri sono impressionanti: a livello globale, il cibo gettato ha un costo pari a 2,6 trilioni di dollari l’anno. E poi c’è il sovra-sfruttamento dei terreni: il 28% dei terreni disponibili al mondo è usato per produrre cibo che poi non viene consumato e l’insicurezza alimentare nelle aree del mondo già a rischio di disuguaglianza sociale. 

In Italia di questo problema si è anche occupato il Ministero dell’Ambiente. Nel 2016 è stata introdotta la legge la 166/16, la cosiddetta legge Gadda, che ha come finalità la riduzione degli sprechi nelle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari e farmaceutici, attraverso la realizzazione dei seguenti obiettivi: contribuire ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni sulle materie oggetto della presente legge, con particolare riferimento alle giovani generazioni.

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Ma questa misura ha già dimostrato di avere grossi limiti: uno studio ha dimostrato che, in Italia, continuano ad essere sprecate  2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno. Cibo potrebbe invece sfamare chi ne ha più bisogno e che ha anche un costo non indifferente (solo in Italia si stima superi gli 8 miliardi di Euro, circa lo 0,6% del Prodotto Interno Lordo nazionale).

Se si pensa al cibo buttato in tutto il mondo forse non è sbagliato pensare che limitare questi sprechi potrebbe essere una soluzione anche per la povertà. “I numeri dello spreco dimostrano che siamo davanti a un fenomeno drammatico che, a livello globale, ci allontana dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu” ha dichiarato Anna Ruggerini, direttore operativo della Fondazione Barilla, “Per combatterlo servono politiche mirate”.

Purtroppo, sebbene di sprechi alimentari si parli ormai da molti anni, nessuno fino ad ora è stato in grado di trovare una soluzione al problema. La realtà è che, mentre milioni di cibo nutriente finiscono nelle discariche, ogni anno, nel mondo, 3 milioni di bambini muoiono prima di aver raggiunto i 5 anni d’età proprio per mancanza di cibo (o di cibo adeguato).

E questo non è tollerabile. Ma dato che non ne ha parlato la piccola Greta…

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