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IL FALSO MITO DEL POCO LATTE MATERNO

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L’allattamento è un dono della natura per il nutrimento del bimbo e per la salute di mamma e bimbo. Regala un’intimità unica, momenti di infinita dolcezza e di sguardi complici come forse mai lo saranno in altre occasioni.

Ma tanti sono i falsi miti che ruotano attorno ad esso. Molte mamme, in una fase di così tanta fragilità, nella paura di questo nuovo mondo, nella totale incognita sul da farsi e sul come accudire una creatura indifesa, non riesce a fare orecchie da mercante a questi falsi miti che condizionano l’umore del genitore e l’esito dell’allattamento. Molte false credenze hanno portato non poche mamme a desistere o a sentirsi così giudicate da non sopportare il peso di questa responsabilità, rinunciando ad allattare i propri figli.

Uno dei falsi miti relativi all’allattamento materno riguarda sicuramente il fatto di “avere poco latte”, il che è già una paura comune a quasi tutte le neomamme. Con queste frasi, queste esclamazioni e questi anche non richiesti pareri, la mamma entra in un turbinio di domande e dubbi. La regina delle domande è: “Sarà vero che ho poco latte per nutrire mio figlio?”.

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“L’allattamento al seno rappresenta il massimo beneficio possibile per il neonato. Con esso si nutre il corpo e si nutre l’anima”, spiega Grazia De Fiore, consulente catanese in allattamento IBCLC. “È vero che la donna può avere poco latte. Bisogna fare attenzione e capire, però, il perché questo può succedere. È fondamentale, cioè, capire che questo avviene solo se l’allattamento non parte in modo corretto. Una mamma non ha poco latte perché è ha un difetto congenito. Succede solo se le condizioni generali del post parto non si sono rivelate favorevoli. Se a un mese di vita del bimbo una mamma smette di allattare perché ha poco latte è chiaro che l’allattamento non sia stato avviato nel modo migliore“.

Ma ci sono donne che possono davvero non avere latte, nonostante ci siano state le condizioni migliori per avviare l’allattamento? Quindi ci possono essere casi di reale ipogalattia, a prescindere a tutto il resto?

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“Le statistiche ci dicono che sono davvero poche le mamme che non hanno latte alla nascita del proprio figlio, solo tre donne su mille soffrono di reale ipogalattia. Molte mamme vengono da me, al Cafè Bebè, il mio centro allattamento a Catania, o mi contattato telefonicamente o tramite il mio sito con la paura o addirittura la certezza di non avere latte e di non poter per questo nutrire il proprio figlio. E se davvero non ne hanno a poche settimane dal parto è perché si sono ritrovate nella condizione di non averne. Magari, per svariati motivi, non hanno rispettato delle semplici regole per l’avvio dell’allattamento. È la suzione del piccolo ad aumentare la produzione del latte materno. Più un bimbo ciuccia, più latte la mamma avrà. Molte purtroppo smettono a poche settimane quando avrebbero continuato, se avessero voluto, anche per anni”.

Quali possono essere le principali cause del ‘poco latte?’:

“A influenzare il decorso dell’allattamento possono essere fattori biologici, sociali, psicologici e demografici. Tutti elementi che possono indirizzare le neomamme verso credenze come questa e verso pratiche contrarie a quanto previsto dalla natura. Senza considerare, poi, la persuasione esercitata da ‘esperti’ improvvisati che consigliano loro il da farsi in base alla propria limitata esperienza. In genere, tra le cause principali di questo problema ci può essere l’introduzione del biberon, magari per paura che il bimbo non si nutra abbastanza. Oppure una qualsiasi difficoltà, magari superabile, di suzione del piccolo. O, ancora, l’errato attacco del bimbo e quindi il dolore e le ragadi al seno della mamma. L’allattamento non deve fare male quindi se la neomamma ha dolore, ingorghi continui, è necessario che si faccia delle domande e agisca per dare delle risposte e per risolvere la situazione in tempo, se vuole che l’allattamento prosegua. Perché, secondo natura, il latte non dura solo un mese ma finché c’è suzione”.

Le prime ore e le prime settimane che seguono il parto, quindi, sono le più importanti per far sì che la mamma e la piccola creatura possano godere di questo bene immenso. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda, con delle indicazioni specifiche, l’allattamento naturale e a richiesta, il che vuol dire che non si aspettano più le tre ore tra una poppata e l’altra, come si faceva qualche anno fa, e come purtroppo, qualche volta, si fa ancora oggi. Le tre ore di distanziamento sono previste per il latte artificiale perché è più pesante da digerire per il neonato. Ma madre natura ha creato il latte materno altamente digeribile e personalizzato, in base alle richieste del bimbo.

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“In genere, soprattutto all’inizio, il bimbo chiede spesso il seno”, spiega Grazia De Fiore. “Ma non per questo sei tu, mamma, ad avere meno latte. È normale sia così, è proprio questa richiesta a regolarizzare la giusta produzione, in base ai suoi bisogni. Il bimbo chiede, la natura risponde. È importante comunque che la madre segua i segnali che il bimbo stesso le manda. Può aiutare la madre a capire se va tutto bene innanzitutto il fatto di non avere dolori, ragadi, ingorghi, come abbiamo detto. Ma ci sono anche altri segnali utili: sentire il bambino deglutire durante le poppate; constatare che il bimbo bagna i suoi pannolini correttamente per l’età che ha, quindi circa sei pannolini al giorno dopo sei giorni di vita; fare otto o più poppate al giorno; vedere aumentare il peso del bebè e le sue dimensioni con conseguente necessità di cambiare pigiamino e abiti nel giro di pochi giorni. È anche dimostrato che una donna produce circa 800 ml di latte al giorno, ma il bambino ne beve circa 2/3”.

Avere poco latte o non averne per nulla è la paura più frequente, quindi, delle donne che affrontano la maternità e vogliono allattare. Ma ascoltare il parere, anche tramite i mezzi che abbiamo oggi che permettono di effettuare videochiamate, video messaggi, messaggi vocali, è molto utile, a volte indispensabile. In tempi di quarantena come questi in cui non ci si può muovere da casa, Grazia De Fiore offre consulenze e corsi anche online. Informarsi è la prima cosa da fare per non cedere ai falsi miti.

Come ci tiene a sottolineare la consulente e come spiega sul suo blog e su ‘Nurse And Wean l’APP di tutte le mamme’ da lei creata e scaricabile sul proprio smartphone per avere sempre a disposizione le informazioni, le notizie e le curiosità più importanti, “leggere libri validi, frequentare gruppi, reali o virtuali che siano, che hanno come riferimento figure autorevoli nell’ambito dell’allattamento può aiutare le mamme a vivere la propria storia di allattamento con serenità. Voglio che tutti ricordino che tutte le donne hanno il latte, tutte le donne sono predisposte ad avere latte ma il fatto di continuare ad averlo nel tempo dipende anche da quanto i seni vengono stimolati e se stimolati correttamente. Le mamme hanno una predisposizione fisiologica ad allattare e i bambini nascono con un forte istinto di suzione. Ma si impara ad allattare allattando e si impara a ciucciare ciucciando. Ecco perché meglio evitare tettarelle e biberon sin dalla nascita. Basta molto poco a disturbare un buon avvio dell’allattamento e arrivare effettivamente ad avere poco latte. Ma, anche nei rari casi di reale ipogalattia, con l’aiuto di una figura competente, le mamme possono sempre sperare di allattare perché ci sono molti rimedi attuabili, da valutare caso per caso”.

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