Il Pm Di Matteo espulso dal pool “stragi”

Il Pm Di Matteo espulso dal pool “stragi”

Il sostituto Procuratore nazionale antimafia Antonino Di Matteo è stato espulso dalla “commissione stragi e mandanti esterni”, costituita recentemente per continuare il lavoro di indagine sulle stragi di mafia dal 92 al 94. L’obbiettivo della commissione è quello di trovare risposta ai tanti quesiti rimasti in sospeso. Il provvedimento contro Di Matteo, è reso “immediatamente esecutivo” ed è firmato dal Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, che lo aveva fortemente voluto all’interno della commissione da lui stesso istituita. Si estromette, così, senza troppe chiacchiere, quello che è diventato a tutti gli effetti l’erede del lavoro e dell’impegno antimafia del giudice Giovanni Falcone.

La motivazione

Recentemente
il Pm Di Matteo aveva rilasciato un’intervista a LA7 nel programma condotto da
Adrea Purgatori, “Atlantide”. Nel
corso dell’intervista, in onda lo scorso 18 maggio, il Pm Di Matteo ha risposto alle domande del giornalista analizzando
le piste che sono in discussione all’interno della commissione. Secondo la
motivazione indicata nel provvedimento, tali dichiarazioni hanno creato una
rottura nel “rapporto di fiducia all’interno del gruppo e con le direzioni
distrettuali antimafia”.

L’intervista

Eppure, a risentire l’intervista del Pm Di Matteo, non sembra che sia stata fatta alcuna rivelazione che non fosse già nota. Tutto già detto, scritto e custodito negli atti processuali e nelle sentenze.  Sono molteplici i quesiti ancora oggi rimasti privi di risposte. Il punto focale, è sicuramente il ruolo che ebbe lo Stato italiano nelle terribili vicende delle stragi di mafia. Domande scomode alle quali, prima o poi, si troverà risposta. A meno che, ancora una volta, così come fu fatto ai danni del Giudice Giovanni Falcone, non si tenti in tutti i modi di seppellire le verità più scomode con ogni mezzo, che passano dalla calunnia ai provvedimenti con motivazioni inesistenti per estromettere dalle indagini un uomo che ricorda molto Falcone e Borsellino.

Antonino Di Matteo viene, dunque, espulso perché alla verità non si arrivi? Quanta paura fa ancora oggi allo Stato italiano un uomo come Di Matteo? Quanto è profondo lo strato sotto al quale la verità sulla trattativa Stato-mafia è stata ben sepolta? Evidentemente, molta polvere è già stata sollevata, si è più vicini alla verità, troppo per rischiare che finalmente gli italiani sappiano chi sono stati i traditori che, macchiandosi di sangue, hanno ostacolato la lotta alla mafia e il cambiamento. La nostra solidarietà va al sostituto Procuratore nazionale antimafia Antonino Di Matteo.

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