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In Ecuador, il petrolio mette a rischio l’ambiente

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Dw-Roma.Si prospetta una nuova lotta per gli ambientalisti dell’Ecuador. Il Ministero dell’Ambiente ha approvato, infatti, i piani di valutazione ambientale che consentono l’estrazione del petrolio a Ishpingo, l’ultimo campo del controverso progetto ITT nel Parco nazionale di Yasuni.

Il piano, lanciato nel 2007 dall’allora presidente Rafael Correa,tentò di conservare oltre un miliardo di barili di petrolio nel terreno sotto il Parco di Yasuni, offrendo, al contempo, una sospensione perpetua dell’estrazione in una parte del Parco nazionale, chiamato appunto Ishpingo-Tambococha-Tiputini (ITT), in cambio di pagamenti per 3.6 miliardi di dollari da parte della comunità internazionale.

Il Parco è un vero e proprio gioiello in una posizione unica sull’equatore, tra la catena montuosa delle Ande e la foresta pluviale amazzonica, un luogo che ha dato vita ad una prospera biodiversità. Ma la ricchezza ambientale dell’Ecuador deve fare i conti con delle grosse riserve petrolifere che gli procurano delle entrate da cui è conseguentementedipendente.

Salvare Yasuni dall’estrazione petrolifera è stata per lungo tempo una priorità per gli ambientalisti, già dal 2007, anno in cui ha preso vita il progetto di Correa, nato con la promessa di una transizione verso un’economia sostenibile ma che già nel 2013 é stato abbandonato lasciando il posto alle trivellazioni (iniziate nel 2016).

Ed ora incomincia una nuova lotta. 

All’inizio di quest’anno, il governo ha approvato due nuovi piani per trivellare il petrolio nel Parco nazionale, un progetto che, come su detto, riguarda anche Ishpingo, il più controverso dei tre campi ITT poiché si sovrappone alla Zona Intangibile, sede di due comunità indigene, i Tagaeri e Taromenane.

Tiputini è stato il primo giacimento petrolifero ad essere aperto per l’estrazione di petrolio nel 2016, e il campo di Tambococha è seguito nel 2018. Da questi due campi da solo, ITT produce 66.268 barili di petrolio al giorno. Con Ishpingo,ora, l’obiettivo del governo è di estrarre 90.000 barili di petrolio al giorno entro la fine dell’anno.

Il governo ha affermato che non si espanderà in quest’area ma rimangono forti dubbi anche perché le intenzioni politiche vanno ben oltre.

Ad Aprile, il Ministero dell’Ambiente ha approvato anche l’apertura di due piattaforme del più grande giacimento petrolifero Ishpingo, che si sovrappone allo ZITT e alla sua zona cuscinetto, un’area larga ben 10 chilometri.

E non è finita qui perché, a Maggio, il presidente Lenín Moreno ha firmato un nuovo decreto che dà il via alla costruzione di altre piattaforme petrolifere all’interno dell’area protetta ZITT, costruzione che, in precedenza, era vietata.

Gli attivisti si fanno forza denunciando che le recenti decisioni non potranno non avere ripercussioni ambientali importanti in una regione che è stata un faro di speranza per la conservazione globale, nonché, casa di due popolazioni indigene che necessitano di protezione. 

Nonostante si parli di ridurre l’area di estrazione del campo da 125,76 a 24,76 ettari, gli ambientalisti ritengono non siasufficiente. Il governo, dal canto suo, ha rifiutato di fermare l’estrazione di petrolio a Yasuni, affermando che si tratta di un’area di importanza strategica. Staremo a vedere.

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