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Elezioni presidenziali in Indonesia

Elezioni politiche in Indonesia
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Voto record: 193 milioni di aventi diritto al voto e 800mila seggi.

DW-Roma.Il Paese musulmano più popoloso al mondo il 17 aprile è stato chiamato alle urne per eleggere il nuovo Presidente e, per la prima volta nella storia, i quasi 193 milioni di cittadini sono stati invitati a votare anche la composizione del nuovo Parlamento e delle varie regioni nello stesso giorno.

Una giornata senza precedenti: il personale incaricato e le migliaia di urne  della macchina elettorale hanno raggiunto ogni isola dell’Indonesia, con ogni mezzo disponibile, aereo, nave, canoa e persino a cavallo.

Il testa a testa di queste ore è tra il presidente uscente Joko Widodo e l’ex generale Prabowo Subianto, riproponendosi quindi la stessa sfida delle elezioni del 2014.

Secondo le prime stime, pubblicate 1 ora dopo la chiusura dei seggi, il presidente uscente Widodo sarebbe in testa, gli istituti Saiful Mujani Research Center, Indo barometro e Indikator Politik Indonesia, parlano di un 55% dei voti a Widodo contro circa il 44% attribuito al generale Subianto. Widodo potrebbe dunque riconfermarsi alla guida dell’Indonesia, iniziando così il suo secondo mandato.

Nel sistema politico indonesiano acquista sempre più importanza la religione, tanto che i due candidati hanno fatto letteralmente a gara per dimostrare la loro fede islamica.

Un dato preoccupante, che mette a rischio il pluralismo che dal 1945 è considerato una sua caratteristica distintiva.

Al centro della campagna elettorale di entrambi i candidati, come sempre più spesso accade nelle elezioni dei paesi asiatici, troviamo la Cina.

L’apertura verso il colosso mondiale, che porta molto lavoro e guadagni grazie al progetto “Belt & Road”, ad opera del presidente in carica, è aspramente criticata da Subianto, che promette, qualora dovesse vincere, di rivedere i rapporti con la potenza cinese.

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Le promesse di sviluppo, lavoro e del superamento di stampo dirigista del Presidente Widodo sono state rispettate solo in parte: una crescita annua del 5% e un PIL pro capite doppio rispetto a quello dell’India non sono bastate per rispondere alla imperversante richiesta di lavoro e alla continua crescita demografica, creando discontento soprattutto nella popolazione più povera.

La povertà resta infatti il problema più grande del Paese, che dovrà essere affrontato dal nuovo governo.

Il ruolo dell’Islam è lo snodo più delicato da affrontare: Widodo, da sempre di stampo laico, si è invece avvicinato alla fede islamica, scegliendo come suo vice Ma’ruf Amin, esponente dell’Islam radicale e capo dell’organizzazione religiosa Nahdlatul Ulama.

Questa decisione preoccupa le moltissime minoranze religiose, che temono una svolta radicale del Paese, così come è successo in altri Stati dell’Asia in questi anni.

Molto presto conosceremo dunque il futuro indonesiano: un paese, il quarto più popoloso del mondo, il cui peso economico e politico aumenterà nei prossimi anni, rendendolo una forza politicamente sempre più importante.

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