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Inquinamento da polveri sottili, Italia tra i primi Paesi nel mondo

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Il triste primato italiano per il grande numero di morti legate all’inquinamento dell’aria che respiriamo

DW(ITALIA).In Italia ogni anno sono 80 mila le morti causate da inquinamento da polveri sottili. Il dato arriva dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, che segnala come il fenomeno sia in costante aumento e riguarda sia l’inquinamento nei locali chiusi (4,3 milioni) che all’aperto (3,7 milioni). Il nostro Paese detiene un triste primato: è al nono posto nel mondo e al primo posto nell’Unione Europea per i decessi causati da gas e polveri sottili. In pratica in Italia molte persone muoiono semplicemente per l’aria che respirano. Le regioni peggiori in termini di qualità dell’aria sono la Lombardia e il Piemonte, dove Torino ha raggiunto livelli quasi insostenibili, ma anche al sud la situazione non migliora molto. Molto spesso tra le cause principali di inquinamento da polveri sottili il principale responsabile non è tanto il traffico, quanto piuttosto il riscaldamento, gli scarichi delle industrie e l’agricoltura.

Cosa sono le polveri sottili e da cosa sono causate

Le polveri sottili sono state definite dal Ministero dell’Ambiente come “particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 2,5 pm (Particular matter)”, che sono ancora più sottili delle 10 pm, definite anche particelle grossolane. Le particelle sottili sono particolarmente pericolose, perché vengono assorbite dall’atmosfera e vengono respirate quotidianamente. Queste vengono prodotte in vario modo. A Milano, ad esempio, le poveri sottili vengono prodotte perlopiù dagli impianti di riscaldamento, mentre Brescia è nota per la l’inquinamento atmosferico prodotto da industria e traffico. Le auto sono i principali responsabili a Bologna, mentre al sud città come Catania sono caratterizzate da polveri sottili prodotte dall’Etna, e a Napoli l’inquinamento è più legato al riscaldamento che al traffico, al contrario di quanto comunemente si pensa.

Tra le principali cause di inquinamento da polveri sottili troviamo gli allevamenti intensivi, secondi solo al riscaldamento. Le emissioni degli impianti di riscaldamento, secondo i dati rilevati da Dataroom rappresentano il 38% delle cause di inquinamento, mentre gli allevamenti intensivi sono responsabili del 15,1% delle emissioni di particelle sottili in tutta la penisola. Negli ultimi sedici anni il settore degli allevamenti non è migliorato in termini di inquinamento da polveri sottili. In questi anni è diminuito il peso di auto e moto sull’inquinamento atmosferico, così come quello del trasporto su strada, dell’agricoltura, dell’industria e della produzione energetica, mentre è aumentato il peso dell’inquinamento del riscaldamento e del settore degli allevamenti. Le persone che vivono vicino agli allevamenti intensivi di animali possono avere serie conseguenze di salute, come disturbi respiratori, effetti tossici, problemi polmonari, malattie infettive, infiammazioni croniche respiratorie e asma.

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Altri effetti dell’inquinamento atmosferico

L’inquinamento atmosferico, tuttavia, è un tema complesso imputabile a molteplici cause, che ancora oggi viene spesso sottovalutato. La conseguenza più palese che non può più essere ignorata è sicuramente quella del cambiamento climatico del nostro Paese, che è sotto gli occhi di tutti. Il clima cambia e ci sovrasta, con frequenti inondazioni, incendi, ondate di calore anomale e innalzamento dei livelli del mare. Questi cambiamenti climatici portano ad ulteriori conseguenze, come le migrazioni forzose e la diffusione di malattie infettive sconosciute o debellate, come il colera. Le conseguenze dell’inquinamento atmosferico non sono riscontrabili solo sul lato umano, ma anche su quello economico. Secondo i dati rilevati dallo studio Countdown on Health and Climate Change, le morti da polveri sottili costano milioni di euro, mentre le ondate di calore che investono le regioni del Mediterraneo riducono le ore di lavoro. I danni causati dai fenomeni naturali, poi, portano a costi di ristrutturazione e riparazione che ammontano a miliardi di euro, con gravi ricadute sui servizi pubblici e sui sistemi sanitari oltre che a una drastica riduzione dei raccolti e del commercio dei prodotti. Le ondate di calore hanno portato, in questi anni in Europa a decine di migliaia di decessi prematuri e si prevede che nel corso dei prossimi decenni questi fenomeni atmosferici saranno in aumento, con conseguenze pericolose per l’economia, la salute e per le risorse idriche e agricole.

Cosa fare per contrastare l’inquinamento atmosferico

Il tema dell’inquinamento atmosferico e di tutte le disastrose conseguenze ad esso legate è molto importante, ma ancora oggi le politiche nazionali e comunitarie non ne comprendono la portata e non fanno abbastanza per contrastare una tendenza molto pericolosa per tutto il pianeta. A livello locale sono stati adottati provvedimenti importanti, come a Milano, dove è stata attivata la più grande zona a traffico limitato d’Italia e la seconda a livello europeo. Un provvedimento che, tuttavia, non basta in una città come Milano, dove si concentrano molte industrie e dove la densità di popolazione porta a un alto livello di inquinamento prodotto da impianti di riscaldamento.

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E’ necessaria un’azione a livello nazionale, comunitario e globale affinché si possa registrare un concreto cambio di rotta. Recentemente il Governo italiano guidato da Conte ha approvato un decreto legge sul clima, che definisce alcuni indirizzi importanti per ridurre il livello di inquinamento atmosferico nel nostro Paese. Secondo le associazioni ambientaliste, come Greenpeace e Legambiente, tuttavia, si tratta di un decreto insoddisfacente, dal momento che non prende in considerazione i combustibili fossili “quando in realtà bisogna intervenire proprio in quel settore, una delle cause principali di inquinamento per la produzione agricola e gli allevamenti”. Un importante punto del decreto clima riguarda la rottamazione dei veicoli Euro3, altamente inquinanti, ma servono provvedimenti mirati anche per gli allevamenti intensivi, per l’industria e per la promozione del trasporto pubblico, in modo da diminuire molto il trasporto privato. Secondo Legambiente serve “un Piano nazionale contro l’inquinamento, che riduca il traffico motorizzato privato, investa sulla mobilità urbana sostenibile di persone e merci, potenzi e incentivi il trasporto pubblico locale, pendolare e su ferro, quello intermodale, e riduca le emissioni agricole, industriali e quelle prodotte dalle centrali elettriche a fonti fossili e dal riscaldamento degli edifici”.

Per quanto riguarda gli allevamenti intensivi dovrebbe essere radicalmente modificato il modello produttivo di agricoltura e allevamenti, andando alla ricerca di un sistema ecologico che produca meglio, eventualmente anche in quantità inferiori, evitando conseguenze pesanti sulla salute delle persone e raggiungendo una più alta qualità dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole.

Tutto questo, infine, dovrebbe far parte di un disegno ben più ampio. Innanzitutto serve un efficace piano comunitario contro l’inquinamento da polveri sottili, ovvero una serie di linee guida che devono essere adottate da tutti gli Stati membri. L’impegno per risollevare le sorti ecologiche e climatiche del mondo, tuttavia, deve venire da tutti i Paesi, in particolar modo da quelli a più alto reddito, che hanno anche maggiori risorse da investire nelle energie pulite. Gli interessi economici dei Paesi potenti del mondo, tuttavia, hanno spesso la meglio sulla coscienza di definire programmi che possano consentire anche alle future generazioni di vivere in un mondo sostenibile.

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Gli esempi di alcuni Paesi virtuosi

Ci sono dei Paesi che hanno adottato strategie importanti per tentare di limitare i fenomeni legati all’inquinamento da polveri sottili. Alcuni di questi Paesi sono europei. La Svezia, ad esempio, ha bloccato l’autorizzazione di un nuovo terminale per il gas liquefatto finanziato dall’Unione europea, perché considerato troppo dannoso per il clima del Paese. Altro Paese virtuoso è la Germania che ha recentemente avviato un piano da 54 miliardi di euro per ridurre la Co2 del 55% entro il 2030.

Sono provvedimenti a livello nazionale che rappresentano validi esempi da copiare o da prendere come ispirazione per tentare di contrastare l’inquinamento atmosferico, partendo intanto dal nostro Paese, augurandoci che presto ci possa essere una presa di coscienza del problema anche da parte della politica comunitaria e internazionale. Il futuro del nostro pianeta non può più essere ignorato.

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