Intervista a Carlo Cottarelli

Intervista a Carlo Cottarelli

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Dw-Roma. Abbiamo realizzato un’intervista al Professore Carlo Cottarelli, Direttore all’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, Economista, Docente all’Università Bocconi di Milano.

Dal 2015 al 2018 Carlo Cottarelli ha pubblicato tre opere con la casa editrice Feltrinelli: “La lista della spesa. La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare”, “Il macigno. Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene” e “I sette peccati capitali dell’economia italiana”.

Collabora con La Stampa come editorialista. E’ stato nominato nel 2013 Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica. Il suo nome è stato più volte designato per ricoprire cariche istituzionali; recentemente in molti lo avrebbero voluto come Ministro dell’Economia, un auspicio trasversale, condiviso da molte parti politiche contrapposte.

Ecco l’intervista a Carlo Cottarelli

Professor Carlo Cottarelli, come vede questo nuovo governo giallo-rosso?

La questione fondamentale è quanto dura, perché la maggioranza in Senato è molto stretta ed è una maggioranza, quindi, che potrebbe durare poco, però alle volte le cose che cominciano vanno avanti anche parecchio. Per poter fare delle riforme ci vuole innanzitutto tempo. Poi, bisogna vedere che facciano anche le cose giuste.

La coperta è corta, di spreco di risorse economiche ce n’è e ce n’è sempre stato. Secondo Lei, quali sono i tagli alla spesa pubblica che dovrebbero essere effettuati subito e senza alcun dubbio?

Ci sono cose che possono essere fatte rapidamente, e lì si tratta di andare anche a rivedere se sono davvero utili alcune delle cose che sono state introdotte negli ultimi anni, a partire dalla stessa quota cento, se si può fare qualche risparmio in quell’aria, credo sarebbe utile. Il motivo per cui si sono messe le clausole di salvaguardia su l’Iva è per coprire aumenti di spesa già decisi, ma gli aumenti di spesa sono davvero necessari? Poi si possono andare a vedere altre cose, ad esempio alcuni bonus, come quello ai diciottenni: sono trecento milioni. Si può risparmiare qualcosa negli acquisti dei beni di servizi, perché la riforma che è stata fatta partire qualche anno fa in questa direzione sta procedendo troppo lentamente. Ci sono le riforme alla struttura della pubblica amministrazione. La presenza dello Stato in tutte le provincie è necessaria, dalle prefetture ai vari uffici? L’elenco diventa lungo.

Il lavoro e le imprese in Italia sono ostaggio della burocrazia e del livello della tassazione. Le misure attuate dal precedente Governo Lega-M5S, come ad esempio il reddito di cittadinanza, possono essere considerate alternative valide ai problemi del mondo del lavoro?

Il reddito di cittadinanza di per sé non crea posti di lavoro. C’è qualche miglioramento nelle così dette politiche attive per trovare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Non credo che ci sarà un grande effetto. Credo che il problema dei posti di lavoro è avere un’economia che cresce e che crea posti di lavoro. Se l’economia non cresce, non si creano posti di lavoro. Ci sarà un effetto, forse, vedremo, ma non sono molto fiducioso. L’obbiettivo principale del reddito di cittadinanza è quello di aiutare chi ha un reddito troppo basso.

Professore Cottarelli, in qualità di Docente, ad un suo studente che, finiti gli studi, si affaccia finalmente nel mondo del lavoro in Italia, con le aspettative e l’entusiasmo che i giovani sanno avere, cosa direbbe? Quali consigli? Come si affrontano oggi le sfide ai quali va incontro un giovane italiano in un Paese che non sembra ancora pronto ad accoglierlo e che sembra quasi indirizzarlo forzatamente ad andare via, all’estero?

Prima di tutto: darsi da fare, perché alla fine quello che conta è anche l’impegno. Poi, credo che non sia sbagliato dire di andare a fare un periodo di studi all’estero, con la speranza, però, di tornare in Italia. Io ho studiato all’estero, poi, sono tornato in Italia a lavorare in Banca d’Italia e poi in Eni. Quando sono andato all’estero per studiare, la mia intenzione è stata sempre quella di tornare in Italia. L’esperienza all’estero è utile, però il nostro è un Paese bellissimo, quindi spero che la gente che parte voglia tornare. Quello che dobbiamo fare, però, è offrire dei posti di lavoro ai giovani, avendo un’economia che cresce.

Fra crisi di governo e nuovi assetti politici, com’è la situazione dei conti pubblici italiani in questo momento e cosa si prospetta?

È tutto da vedere, dipende da quello che farà questo governo. Per ora, i punti che sono stati fatti circolare non sono chiari per niente su tante cose, sono molto generici, c’è un po’ di tutto. C’è chi ha detto che manca solo “la pace nel mondo”. Non si capisce come si faranno quadrare i conti. Si promettono tagli di tasse, si promettono nuove spese, a questo punto sembra quasi un programma elettorale più che un programma di governo.

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