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Iran e USA: è guerra?

Iran e USA: è guerra?
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Dw-Roma.Cresce la tensione tra Iran e Stati Uniti, dopo l’abbattimento di un drone americano da parte dei Pasdaran. L’accaduto ha fatto si che gli analisti si chiedessero se fossimo di fronte al rischio di una possibile guerra, ma la realtà è che sono decenni che USA e Iran combattono una battaglia commerciale utilizzando le armi delle sanzioni. La guerra economica condotta dagli Stati Uniti si è intensificata nell’ultimo anno. Trump ha promesso nuove ‘maggiori’ sanzioni in risposta all’attacco al drone. Le sanzioni esistenti hanno già devastato gran parte gli iraniani ed hanno indebolito i principi della cooperazione e della diplomazia internazionale.

Le Sanzioni Secondarie

Molte nazioni hanno riconosciuto che le sanzioni funzionano meglio come strumenti di persuasione piuttosto che come punizione. Le sanzioni da sole raramente riescono a modificare il comportamento di uno stato in particolare. Sono spesso combinate con la diplomazia in un quadro progettato per ottenere soluzioni fondate sulla negoziazione. In effetti, l’offerta di revocare le sanzioni può essere un incentivo persuasivo nel convincere un regime a modificare le sue politiche, come accadde quando i negoziati tra Stati Uniti ed Europa portarono all’accordo nucleare iraniano nel 2015. Tale accordo pose fine alle sanzioni, ma in cambio Teheran promise di arrestare buona parte della sua produzione nucleare.Trump un anno fa si è ritirato da questo accordo e non ha solo reimposto le vecchie sanzioni, ma ha aggiunto ulteriori restrizioni, tra cui le cosiddette sanzioni secondarie che penalizzano altri paesi per continuare a commerciare con l’Iran.

Sanzioni multilaterali vs unilaterali

Le sanzioni multilaterali che coinvolgono più paesi hanno un impatto maggiore e rendono più difficile per individui o regimi trovare fonti alternative di petrolio o di altri beni. Ad esempio, quando nel 2006 il Consiglio di sicurezza britannico impose delle sanzioni mirate contro l’Iran per le sue attività nucleari illecite, i membri dell’Unione Europea si unirono agli Stati Uniti e ad altri paesi nell’assumere un atteggiamento di pressione che portò l’Iran al tavolo delle trattative. Ciò, nove anni dopo, portò all’accordo nucleare. Sebbene la maggior parte dei paesi non sia d’accordo con il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo con l’Iran, rimangono ad ogni modo impotenti. Infatti le nazioni non possono permettersi di perdere l’accesso ai finanziamenti in dollari e all’economia degli Stati Uniti.

Gli iraniani pagano il prezzo della guerra

A pagare il prezzo più alto è il popolo iraniano. Le esportazioni di petrolio e il reddito nazionale stanno diminuendo, l’inflazione sta aumentando, così come difficoltà economiche. Il rial iraniano ha perso oltre il 60% del suo valore nell’ultimo anno, erodendo i risparmi della popolazione. Quando recentemente è stato chiesto come l’Amministrazione americana si aspetta che le sanzioni modifichino il comportamento del governo iraniano, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha riconosciuto che gli USA non modificheranno nulla,  ed ha invece suggerito al popolo iraniano di ‘cambiare il governo’. Secondo questa teoria, le popolazioni sanzionate riverseranno la loro rabbia nei confronti dei leader nazionali e chiederanno un cambiamento nella politica o nel regime. Il risultato più probabile è il classico effetto ‘rally intorno alla bandiera’. Gli iraniani sono critici nei confronti delle politiche economiche del loro governo, ma incolpano anche Trump per le difficoltà derivanti dalle sanzioni. D’altra parte è anche probabile che Teheran risponda a sanzioni più restrittive dando maggiore autorità alle compagnie associate al Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane, una branca importante dell’esercito iraniano.

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