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Italia fuori dall’Europa, cosa dovremmo aspettarci

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Uscendo dall’Europa dovremmo rinunciare a molte cose, sulla scia di quello che sta succedendo in Inghilterra

Una discussione senza fine sull’uscire o meno dall’Unione europea. Dichiarazioni e azioni che non coincidono

DW(ITALIA).La minaccia o la promessa di far uscire l’Italia dalla Comunità europea è stata al centro delle campagne elettorali delle aree più populiste alle scorse elezioni politiche. Lega e Movimento 5 Stelle, in particolare, hanno inserito nel loro programma alcuni argomenti che presupponevano il riacquisto di una maggiore sovranità da parte dell’Italia, se necessario uscendo anche dall’Unione europea. Lo stesso Matteo Salvini qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook ha scritto “Se le regole Ue non cambiano, facciamo come gli inglesi”. Un post in cui il leader della Lega è tornato ai toni della scorsa campagna elettorale, anche se poco dopo ha fatto dietro front, dichiarando: “Lavoriamo per il Conte-exit, è questa l’emergenza per il Paese”. La tendenza sembra essere sempre quella: si parla di uscire dall’Europa per andare incontro a quella parte di elettorato profondamente deluso dall’Euro, che vede la moneta unica e le politiche comunitarie come il problema principale attorno cui girano tutti i problemi dell’economia del nostro Paese, salvo poi fare un po’ marcia indietro, perché forse, a conti fatti, uscire dall’Europa non sarebbe così conveniente. Gli stessi esponenti del Movimento 5 Stelle al governo, anch’essi in buona parte sostenitori della necessità di uscire dall’Euro e di tornare alla Lira, non hanno messo in campo azioni mirate in tal senso, neanche nei mesi di governo con la Lega, altra grande sostenitrice del progetto Italexit (coniato in seguito alla Brexit). Perché questo passo indietro? Perché non mettere al primo posto delle azioni di governo un referendum come quello fatto in Gran Bretagna, per procedere poi con le azioni parlamentari per uscire dalla Comunità europea? Cosa ci frena dall’ottenere la tanto amata indipendenza sovranista di cui si parla in questi anni?

Italia fuori dall’Europa: le conseguenze sociali

Uscendo dall’Unione europea andremmo incontro a diverse conseguenze sia dal punto di vista economico che sociale, conoscendo aspetti diversi riscontrabili nella vita di tutti i giorni. Certo, non ci sono certezze per il futuro e non si possono prevedere effetti ben precisi, ma si possono analizzare gli ambiti in cui un’eventuale scelta del genere potrebbe avere conseguenze più probabili. La prima cosa che viene in mente, specialmente a poche settimane dall’ufficializzazione della Brexit, è la chiusura delle frontiere. La convenzione di Schengen, entrata in vigore dal 1995, vale soltanto per i Paesi membri dell’Unione europea e consente ai loro cittadini di circolare liberamente tra i Paesi della Comunità europea, senza incontrare confini o dogane. Non solo, i cittadini italiani oggi possono muoversi nei Paesi europei per motivi di studio, di lavoro o di piacere sentendosi a tutti gli effetti cittadini europei. Uscendo dall’Ue, l’Italia “condannerebbe” i suoi cittadini ad essere extracomuniari in Paesi dove, fino ad oggi, hanno goduto di determinati diritti civili, sociali e sanitari. In pratica, andare a vivere e lavorare in Francia o in Germania, sarà come andare negli Usa, e ci dovremo preoccupare di permessi di soggiorno e visti per motivi turistici, lavorativi o di studio.

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Gli studenti dovranno dire addio al progetto Erasmus e altri simili, che ogni anno vedono la partecipazione di migliaia di studenti, dalle scuole superiori alle università. Programmi di studio che permettono ai giovani di mettersi alla prova andando a vivere in un altro Paese, imparandone le usanze, la lingua e la cultura, oltre ad arricchire il proprio bagaglio accademico. Ma anche questi programmi di studio sono limitati ai cittadini dei Paesi membri dell’Ue.

Minori tutele per i cittadini fuori dall’Europa

L’Unione europea non è solo Euro, Schengen ed Erasmus. La comunità europea offre ai Paesi membri una serie di tutele economiche e sociali senza le quali oggi difficilmente riusciremo a muoverci nella vita quotidiana. Basti pensare al fatto che i cittadini italiani non potranno più appellarsi alla Corte di Giustizia se subiscono un’ingiustizia in tribunale. La Corte di Giustizia, infatti, è un organo extranazionale che tutela solo i cittadini degli Stati membri dell’Europa. Uscendo dall’Ue perderemo il diritto ad appellarsi alla Corte di Giustizia.

Altri vantaggi che prederemo uscendo dall’Europa sono, ad esempio, le tutele della privacy, che si appellano a convenzioni europee, le tutele per le famiglie, la concorrenza e l’alimentazione. Per la stessa telefonia, cosa di cui oggi non possiamo più fare a meno, il rischio è quello di tornare indietro di alcuni decenni, con un unico gestore nazionale che impone tariffe unilaterali, facendo schizzare probabilmente i prezzi alle stelle.

Le conseguenze economiche dell’uscita dall’Europa

Al di là delle ripercussioni sociali, quello che più interessa a coloro che chiedono di uscire dall’Europa riguarda le motivazioni economiche. La Lega, in particolare, insiste su una ripresa economica del nostro Paese possibile solo fuori dai vincoli di bilancio imposti da Bruxelles e il conseguente ritorno alla moneta nazionale. L’elemento che ci differenzia maggiormente dalla Gran Bretagna è proprio questo: l’Italia con il Trattato di Maastricht del 1992 è entrata a far parte della zona Euro, anche se la moneta unica ha iniziato a circolare solo dal 2002, mentre la Gran Bretagna ha sostenuto da sempre la sua volontà di mantenere la Sterlina come moneta sovrana. Il ritorno del nostro Paese alla Lira sarebbe, probabilmente devastante, dal momento che la nostra moneta non è mai stata così competitiva come la Sterlina.

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Secondo le visioni più pessimistiche, all’indomani dell’uscita dell’Italia dall’Euro il nostro debito pubblico sarà svalutato e nessuno vorrà comprare Bot e Cct che ci aiutano a mandare avanti la nostra economia. Così, abbandonati da tutti e con un’economia da rimettere in sesto, l’Italia dovrà iniziare a stampare moneta nazionale e a metterla in circolazione, andando incontro a un pericoloso picco di inflazione. Più denaro c’è in giro, infatti, meno valore ha ogni singolo biglietto. Il rischio, secondo alcuni economisti, è quello di arrivare in poco tempo a un tasso di inflazione del 20%, con conseguenze pesanti sui risparmatori, che vedrebbero svalutare i risparmi di una vita, e sui consumi, che diventerebbero sempre più difficili da sostenere per una famiglia di ceto medio. Diminuendo i consumi, tuttavia, diminuerebbe anche la domanda di beni e servizi, con conseguenze devastanti sui tassi di occupazione del Paese. Questo porterebbe a un Paese economicamente debole, che non è in grado di produrre tutto in proprio (per alcuni beni mancano le materie prime all’interno dei confini nazionali) a doversi confrontare con superpotenze come l’Europa, la Cina e gli Usa, con pochissimo potere economico. Per non parlare del debito che dovremmo ripagare all’Unione europea, che in questi anni tramite la Banca centrale europea ha elargito diversi prestiti per aiutare istituti di credito e per risanare le casse dello Stato (si parla di circa 442 miliardi di euro), ma anche per pagare le numerose sanzioni europee applicate all’Italia in questi anni, ad esempio per il caso Xylella, il batterio responsabile della crisi degli uliveti in Puglia, per l’Ilva di Taranto e per i livelli di arsenico presenti in alcune zonne nelle acque potabili. Ovviamente il pagamento di questo debito ricadrebbe su ogni singolo cittadino, che con ogni probabilità vedrà aumentare esponenzialmente le tasse da pagare ogni anno.

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I più ottimisti, invece, non vedono una situazione economica così drammatica per l’Italia se decidesse di uscire dall’Europa, andando incontro a una “maggiore sovranità ritrovata”. Secondo gli studi di alcuni economisti, la nuova moneta nazionale italiana potrebbe fermarsi a una svalutazione del 15% e gli interventi sulle banche, qualora ce ne fosse bisogno, non sarebbero così gravi per il sistema economico del Paese. Il tutto, in ogni caso, riguarderebbe una fase transitoria di stabilizzazione, superata la quale l’economia italiana potrebbe riprendere piede. Anche la situazione delle tasse potrebbe non essere così pesante, dal momento che oggi si pagano più tasse di quanto lo Stato spende per offrire servizi ai cittadini. Quindi, con un aumento limitato della tassazione, il nostro Paese potrebbe iniziare a ripagare i debiti verso l’Ue.

Secondo gli economisti a favore dell’Italexit, la svalutazione della nuova Lira non sarebbe eccessiva, anche se almeno inzialmente le merci avrebbero un costo maggiore per tutti, sia aziende che cittadini. Il ritorno alla moneta nazionale, inoltre, potrebbe portare a un incremento delle esportazioni, con vantaggi sulla bilancia commerciale dei pagamenti nazionale. Secondo questo punto di vista l’uscita dall’Europa non avrebbe conseguenze così eclatanti sulla vita quotidiana dei cittadini, se non quello di pagare un po’ di più i beni di consumo. La cosa importante, tuttavia, in caso di uscita dall’Europa, è la presenza di un governo che adotti una politica espansiva, permettendo così all’economia italiana di ripartire.

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