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Ius soli: lotta per un diritto o semplice “ricapitalizzazione” di elettori?

IUS SOLI
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DW-ITALY.Da un po’ di anni, il Partito Democratico, appoggiato da altre forze politiche della sinistra italiana, sta portando avanti una, a loro dire, lotta per i diritti dei minori nati da coppie extracomunitarie, affinché venga riconosciuta loro la cittadinanza italiana già dalla nascita. Lo Ius soli, in Italia, è già una norma presente, tant’è che se il figlio di una coppia extracomunitaria nasce in Italia ed ha vissuto nel Belpaese ininterrottamente e legalmente, al compimento del diciottesimo anno, potrà richiedere la cittadinanza italiana.

Oltre ad estendere il diritto già esistente, il PD, vorrebbe introdurre anche lo ius culturae e potrebbe essere richiesto dai minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico mentre i ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

Fatto un piccolo preambolo su cosa sia la legge depositata alla Camera dei Deputati ed approvata dalla stessa sul finire del 2015, vediamo di analizzarla su quelli che saranno i reali risvolti ed i reali obbiettivi della legge così cara alla sinistra tanto da anteporla ai vari problemi che attanagliano l’Italia ed il suo popolo che è il datore di lavoro anche dei deputati del PD che tutto fanno tranne che lavorare per esso.

L’on. Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia, sostiene, come tutta il suo partito, che la cittadinanza italiana vada meritata, ossia, il richiedente cittadinanza italiana, deve avere dei requisiti imprescindibili per ottenerla, come ad esempio, la conoscenza della lingua italiana nonché la condivisione culturale della nostra società. Inoltre, aggiunge, i minori, anche se stranieri, godono già di tutti i diritti alla pari dei bambini italiani, infatti, non vengono ad essi negati il diritto allo studio, alla salute ed alla casa. Inoltre al compimento del diciottesimo anno vi è la possibilità di poterla richiedere e l’Italia è prima in Europa nella concessione della cittadinanza con oltre 200.000 casi annui.

Il punto sul quale si rimane perplessi è il seguente: se un minore nato da genitori extracomunitari diventasse già dal primo vagito cittadino italiano, potrà aver diritto ad estendere la cittadinanza ai suoi genitori?

Pur essendo una possibilità neanche tanto remota, secondo Francesco Nucara, ex segretario nazionale e deputato del P.R.I., lo ius soli, come lo vorrebbe il PD non uscirà mai dal Senato. Inoltre, aggiunge Nucara, il diritto alla cittadinanza italiana potrebbe anche essere una cosa giusta per i figli degli immigrati regolari, che vivono stabilmente in Italia e che ne hanno abbracciato le nostre leggi, i nostri valori; che hanno dimostrato di essere ben integrati o hanno una reale voglia di integrarsi ma vista l’immigrazione di massa a cui stiamo assistendo, concedere cittadinanza a chiunque diverrebbe pericoloso.

Ovviamente se la cittadinanza italiana venisse estesa anche ai genitori extracomunitari del bimbo nato in Italia e quindi di diritto italiano, non saremmo davanti ad una concessione di diritti inalienabili che ogni bambino in Italia ha già – forse un po’ meno quelli italiani – ma saremmo difronte ad una vera e propria ricapitalizzazione dell’elettorato che la sinistra ha perso grazie alla sua politica costantemente anti-italiana.

Dalle parti sociali nessun riscontro alle domande, tranne che da Francesco Paolo Capone, Segretario Generale dell’U.G.L. che tramite l’ufficio stampa ha rilasciato in forma scritta le sue dichiarazioni presenti anche nell’editoriale scritto dallo stesso per il quotidiano del sindacato La Meta Serale: “La presunta necessità di riformare le leggi sulla cittadinanza per introdurre lo Ius Soli è un argomento utilizzato da una sinistra a corto di idee e priva di credibilità per tentare di arroccare il dibattito politico su temi tanto ideologici quanto strumentali. In Italia, infatti, già oggi non esiste alcun tipo di discriminazione fra cittadini e non cittadini e tutti i residenti in Italia hanno pari diritti in ogni aspetto del vivere civile.  Tutte le forme di welfare e tutti i servizi garantiti dallo Stato sono rivolti indistintamente ai residenti, che siano o meno in possesso della cittadinanza, così come stabiliscono le leggi che disciplinano l’immigrazione. Oltre a ciò, se stabilmente residenti nel nostro Paese, si acquisisce la cittadinanza ed ai minori stranieri nati in Italia viene concessa al compimento del 18° anno di età, tramite le disposizioni della legge 91/1992 e del decreto legge 69/2013.” Quindi, come volevasi dimostrare, si tratta di un problema inventato. Nella dichiarazione dell’U.G.L. si legge inoltre “se ci trovassimo in una condizione differente rispetto a quella in cui purtroppo versa il Paese: uno stato di malessere profondo determinato dagli effetti perduranti della crisi economica che ha portato a rischio povertà un residente su tre, per una cifra vicina ai venti milioni di persone. Venti milioni tra italiani e stranieri residenti. Se gli stranieri residenti in Italia sono complessivamente 5 milioni se ne deduce chiaramente che quindici milioni di italiani si trovano ad affrontare condizioni di disagio ed esclusione sociale. In questa drammatica situazione le nostre coste continuano ad essere terra d’approdo per migliaia di persone, che cercano da noi un benessere che purtroppo non siamo più in grado di garantire neanche a noi stessi. In un simile contesto pensare di estendere ulteriormente il bacino degli aventi diritto di cittadinanza è francamente irresponsabile”.

Nei prossimi giorni il tema dello ius soli verrà nuovamente affrontato, con altre interviste sia alle forze politiche di maggioranza che dell’opposizione, nonché ad associazioni impegnate nel sociale sia di ispirazione politica, religiosa e laiche.

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