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Kurt Cobain: suicidio o omicidio?

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di Anna Lisa Maugeri

DW(ITALIA).Il 20 febbraio del 1967 nasceva Kurt Cobain. Il ragazzo diventato un’icona degli anni novanta e destinato a mostrare per l’eternità il proprio viso giovane e angelico senza mai invecchiare. La morte all’età di soli 27 anni, un numero maledetto per le star della musica, lo ha consegnato al mondo come cantante e chitarrista leggendario. Il suo personaggio è amplificato dal mistero sulla sua morte: le incongruenze sulle dinamiche del presunto suicidio, i sospetti sulla moglie Courtney Love e le indagini chiuse certamente troppo in fretta, hanno ampiamente alimentato l’ipotesi che si sia trattato di un omicidio commissionato. Restano le sue parole, la sua musica, le fragilità di una generazione intera urlata attraverso la sua voce graffiante, arrabbiata e sincera che risuona ancora oggi e per sempre.

Kurt Cobain

Condottiero del grunge, “il suono di Seattle”, la città americana dalla quale si irradiò la forza musicale e dirompente dei Nirvana, Kurt Cobain divenne simbolo e portavoce della “generazione X” suo malgrado, quella dei giovani dell’epoca che volevano fortemente distinguersi dal modo di pensare e di vedere la vita dei genitori e adulti dell’epoca, costruendo la propria identità con altri ideali, affermandoli attraverso l’arte e la musica, dando vita così a nuovi generi musicali. L’impronta più evidente dell’epoca della generazione X , detta anche Generazione MTV, è rappresentata proprio dall’evoluzione della musica attraverso nuovi generi, come l’hip hop, il punk e soprattutto il grunge.

Kurt Cobain faceva pienamente parte di quella generazione, malgrado non amasse essere identificato come il simbolo degli anni 80-90, quelli dei figli di divorziati, tema che Kurt affrontava spesso nelle sue canzoni, essendo anche lui figlio di genitori divorziati, un evento vissuto all’età di 9 anni con sofferenza e che lo influenzò molto.

Infanzia e albori musicali  

Kurt Cobain nasce e cresce in una piccola città di boscaioli nello Stato di Washington, nell’allora sconosciuta Aberdeen, a nord-ovest degli Stati Uniti. La sua infanzia viene segnata dal divorzio dei genitori, al seguito del quale va a vivere col padre per alcuni anni, fino a quando non si risposa. Kurt non riesce ad instaurare un buon rapporto con la nuova compagna del padre e torna a vivere con la madre. Ama la musica e le arti visive sin da piccolo, dimostrando grandi doti come disegnatore, oltre che imparando a suonare vari strumenti. Un giorno, dopo cinque anni nei quali si dedica alla batteria, prende in mano una chitarra e scopre la sua vera passione e le sue qualità da chitarrista.

È un ragazzo timido, svolge lavori umili, proviene da una famiglia non certo abbiente e fatica ad andare avanti, soprattutto quando la madre lo caccia di casa e si vede costretto a cercare riparo per la notte in luoghi di fortuna, a volte rifugiandosi nella sala d’attesa del pronto soccorso della città, a volte riuscendo ad alloggiare in qualche hotel.

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È da Aberdeen che inizia la sua carriera nella musica, dentro ad una piccola stanza di una città sconosciuta, senza il clamore del pubblico, suonando per ore ed ore, portando le proprie musiche ed i propri testi agli altri due componenti della band, lavorando con dedizione, creando il sound e lo spirito di un genere musicale che fondeva punk e rock, cambiando nome per ben cinque volte prima di diventare la band che sarebbe stata presto conosciuta col nome Nirvana.

La band Nirvana

Problemi di salute e droghe

Kurt Cobain soffriva di alcuni disturbi di diversa natura, fra cui il disturbo bipolare. Uno degli eventi che probabilmente influì alcuni di questi disturbi fu il ritrovamento di un uomo impiccato in un bosco quando aveva 10 anni, mentre insieme ad alcuni amici si recava a scuola; un’immagine che lo turbò particolarmente e che contribuì probabilmente al disturbo da stress post-traumatico di cui soffriva.

Ad indurlo, però, a cercare sollievo nelle droghe furono anche i dolori fisici, come i forti dolori allo stomaco che accusava spesso, probabilmente dovuti ad un’ulcera, e la bronchite cronica. L’uso di eroina, inizialmente saltuario, lo portò alla dipendenza, facendolo soffrire di gravi crisi di astinenza e cercando di disintossicarsi prima della nascita della figlia.

Malgrado sia grazie alla notorietà di Kurt Cobain e dei Nirvana se oggi la città di Aberdeen è conosciuta, diventando meta di molti turisti e fan della band, nel 2014, in molti si sono opposti all’iniziativa del sindaco di ricordare il leader della famosa band attraverso una sua statua a grandezza naturale da esporre nel centro della città. La tossicodipendenza di Kurt Cobain è una delle motivazioni che ha generato la polemica. Purtroppo, molti lo giudicano ancora oggi come un cattivo esempio e non si arrendono all’evidenza di un ragazzo che dal niente che lo circondava trovò il suo riscatto nella musica e diede voce ad una generazione, entrando a far parte della storia della musica.

Suicidio oppure omicidio?

Secondo molte persone vicine a Kurt Cobain, malgrado i suoi problemi di salute e la tossicodipendenza, non poteva avere alcuna motivazione per suicidarsi. Negli ultimi mesi, dopo essere stato in coma per giorni a causa di un’overdose, Kurt aveva ricominciato a sottoporsi alle cure per disintossicarsi, cominciando a stare meglio e a risolvere alcuni dei problemi di salute che gli cagionavano forti dolori.

Ad insistere sulle manie suicida di Kurt e a diffondere tali notizie, anche attraverso la stampa, era stata la moglie Courtney Love. Solo qualche settimana prima del ritrovamento del suo corpo senza vita, Kurt avrebbe chiesto ad un’amica di aiutarlo a trovare un avvocato, “il più bastardo che c’è”, per procedere nella causa di divorzio con la moglie Courtney Love, cantante del gruppo Hole. La coppia che stava insieme da tre anni e aveva una figlia, viveva una profonda crisi. Secondo alcuni testimoni, Courtney aveva preso pieno possesso della vita del marito in poco tempo, soprattutto per quanto riguardava l’aspetto economico, ed era contraria al divorzio.

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L’8 aprile 1994 un elettricista si reca nella villa di Kurt Cobain per installare l’illuminazione di sicurezza, ma trova il corpo steso a terra e privo di vita del cantante, a poca distanza dal cadavere c’è anche una lettera. Secondo l’investigatore Tom Grant, quella non era affatto una lettera di addio scritta prima di un suicidio, ma una lettera nella quale Kurt voleva annunciare il suo addio al mondo della musica, poiché era ormai stanco del fatto che la sua popolarità e la sua musica venissero strumentalizzate dai media. Inoltre, le ultime righe della lettera, le uniche che facciano pensare ad un suicidio, che si riferiscono alla moglie e la incoraggiano ad andare avanti con la figlia senza di lui, sembrano essere state aggiunte da una mano diversa e in un secondo momento.

Il fucile a pompa Remington M-11 calibro 20 ha sparato un unico colpo mortale alla testa di Kurt, causandone il decesso, eppure non è stata trovata alcuna impronta sull’arma, né del cantante né di qualcun altro, così come sui proiettili in canna. L’autopsia stabilì, inoltre, che i livelli di eroina nel suo sangue erano altissimi, tanto da provocare il coma. La morte è stata fatta risalire al 5 Aprile, tre giorni prima del ritrovamento del cadavere. In quei giorni, fino a poco prima che la notizia della morte di Kurt fosse divulgata, qualcuno aveva cercato ripetutamente di prelevare denaro con la sua carta di credito, fallendo.

Ma le indagini vengono chiuse rapidamente come suicidio e il corpo fatto cremare per volontà della moglie Courtney Love. In un’intervista al regista Nick Broomfield, il musicista Eldon Hoke, detto El Duce, dichiara di essere stato assoldato da Courtney poco tempo prima della morte di Kurt Cobain: 50 mila dollari per uccidere il marito con un colpo di fucile alla testa. Il musicista dichiara anche che alla fine ad ucciderlo non era stato lui, ma Allen Wrench. Dopo poco tempo da quelle dichiarazioni, muore anche El Duce, finendo sotto un treno.

Il movente che avrebbe spinto Courtney Love ad architettare l’omicidio del marito sarebbe di natura economica. La cantante non voleva il divorzio dal marito: essere la vedova di Kurt Cobain gli avrebbe fruttato molti più soldi rispetto ad essere la sua ex-moglie.

Kurt Cobain e Courtney Love

Ecco le ultime parole scritte nella lettera di addio da Kurt Cobain prima del presunto suicidio:

A Boddah.

Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po’ vissuto che preferirebbe essere un bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire. Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, come l’etica dell’indipendenza e della comunità si sono rivelati esatti. Non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento alzarsi forte l’urlo del pubblico, non provo quello che provava Freddie Mercury, che si sentiva inebriato dalla folla, ne traeva energia e io l’ho sempre ammirato e invidiato per questo. Il fatto è che non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza).

Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo coinvolto e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Sono troppo sensibile. Ho bisogno di stordirmi per ritrovare quell’entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fan della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l’empatia che ho per tutti. C’è del buono in ognuno di noi e credo di amare troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile, ingrato, pezzo dell’uomo Gesù! Perché non ti diverti e basta? Non lo so. Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda di quando ero come lei, pieno di amore e gioia.

Bacia (Frances, ndr) tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall’età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.

Pace, amore, empatia. Kurt Cobain.

Frances e Courtney, io sarò al vostro altare.

Ti prego Courtney tieni duro, per Frances.

Per la sua vita, che sarà molto più felice senza di me.

VI AMO. VI AMO.

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