LA PRIMA FOTO DI UN BUCO NERO DISTANTE 55 MILIONI DI ANNI

LA PRIMA FOTO DI UN BUCO NERO DISTANTE 55 MILIONI DI ANNI

La
prima immagine di un buco nero si
mostra come figura oscura, linea dell’orizzonte degli eventi che viene svelata
oggi a tutto il mondo, lì dove spazio e tempo si fondono insieme e tutto ciò
che ne oltrepassa il limite viene aspirato, luce compresa.

Arriva oggi la prova concreta e diretta dell’esistenza di questi misteriosi oggetti cosmici scoperti per la prima volta nel 2016 tramite le onde gravitazionali. Il buco nero che ha fatto voltare pagina alla fisica moderna è il Messier 87, situato al centro della galassia Virgo A. Nel progetto internazionale Event Horizon Telescope (Eht) che ha portato alla luce questa scoperta, l’Italia è stata rappresentata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

In realtà, il soggetto principale ad essere stato
fotografato è una assenza. Una
struttura ad anello con una parte centrale dalla quale non emergono fotoni,
ossia radiazioni elettromagnetiche, e pertanto, nessuna forma di luce. La massa del buco nero arriva a
quasi sette miliardi di volte quella della nostra stella, ha un diametro che
misura più di 260 volte la distanza Terra-Sole, pari a 40 miliardi di
chilometri, abbastanza per contenere tutto il Sistema solare. Il buco
nero è stato infine fotografato al centro di M87, un’enorme galassia situata nel vicino ammasso stellare della
Vergine e non, come ci si attendeva, di quello al centro della Via Lattea,
Sagittarius A.

A catturare l’immagine rivoluzionaria è stata la rete di otto radiotelescopi che fa parte della collaborazione Eht, che l’Erc ha finanziato con 14 milioni di euro per svolgere le ricerche coordinate da Luciano Rezzolla, Heino Falcke, della Radboud University Nijmegen, e Micheal Kramer, della Royal Astronomical Society. «Abbiamo cercato i buchi neri più grandi, come quello al centro della Via Lattea, chiamato Sagittario A, e quello della galassia M87», ha detto Luciano Rezzolla, direttore dell’Istituto di Fisica teorica di Francoforte, membro del comitato scientifico della collaborazione e che ha partecipato all’analisi teorica dei risultati.

E così, durante le sei conferenze stampa in contemporanea per annunciare la clamorosa scoperta, il direttore del progetto Eht, presentando la prima immagine di un buco nero lontano circa 55 milioni di anni luce, ha affermato che Einstein aveva ragione. A distanza di 100 anni dalla rinomata foto dell’eclissi solare che rivoluzionò la fisica moderna, abbiamo quindi un’ulteriore conferma alla teoria della relatività di Einstein, provante che il campo gravitazionale del Sole è in grado di piegare anche la luce.

Osservando i buchi neri possiamo vedere direttamente la materia in condizioni estreme, come quelle del Big Bang da cui ha avuto origine l’Universo, e questo ci aiuterà a capire la natura delle forze fondamentali che governano il cosmo. Ecco perché questa foto cambia la scienhttps://dailyworker.it/za.

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