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La Scozia vuole rientrare in Europa da indipendente

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All’indomani della Brexit la Scozia, in particolare il partito di Sturgeon, chiede un nuovo referendum

Se riesce a ottenere l’indipendenza dal Regno Unito la Scozia rientrerà nell’Unione europea

DW(ITALIA).Da pochi giorni la Gran Bretagna non è più ufficialmente nell’Unione europea. La mattina di sabato 1 febbraio l’immagine della rimozione della bandiera inglese dall’insieme delle bandiere dei Paesi europei ha fatto il giro del mondo. Il progetto di Boris Johnson, iniziato con il referendum del 2016 nel quale ha vinto il fronte del “leave” decidendo di lasciare l’Europa, è giunto a compimento. Non tutti i cittadini britannici, tuttavia, ne sono contenti. Tra questi una larga maggioranza è rappresentata dagli scozzesi, molti dei quali erano contrari all’uscita dall’Europa. Le controversie tra Inghilterra e Scozia sono iniziate molti decenni fa. La Scozia ha sempre voluto essere indipendente dall’Inghilterra, nella quale non si riconosce per usi, tradizioni, cultura e molto altro. Tuttavia, la questione dell’indipendenza era stata ufficialmente chiusa nel 2014, con il referendum che chiedeva ai cittadini scozzesi se volessero o meno l’indipendenza. Il referendum vide una sconfitta degli indipendentisti, che raggiunsero solo il 45 per cento. All’indomani della Brexit la questione dell’indipendenza potrebbe riaprirsi concretamente, e la Scozia ha già promesso di tornare in Europa da Paese indipendente.

Scozia: vogliamo rientrare in Europa

Le parole del leader del partito nazionalista scozzese Snp, Nicola Sturgeon, non lasciano molto spazio all’immaginazione. “Non vi saranno vie legali che non verranno percorse per ottenere un nuovo referendum sull’indipendenza scozzese” ha detto all’indomani dell’ufficializzazione della Brexit, specificando che la prossima consultazione deve avvenire “in modo legale” e che deve essere “riconosciuta dal Parlamento di Westminster, ma se il governo di Londra si oppone non escludiamo di ricorrere ai tribunali”. Secondo gli ultimi sondaggi, se oggi si tornasse a votare in Scozia per il referendum per l’indipendenza, il fronte degli indipendentisti potrebbe salire al 51 per cento. Il cambio di rotta potrebbe essere legato anche alla politica di Boris Johnson, dalla quale si distaccano gli indipendentisti scozzesi. “Vogliamo cose diverse” ha spiegato Sturgeon in una nota “vogliamo impegnarci per proteggere l’ambiente, per garantire i diritti dei lavoratori, per dare vita a una società giusta dove ci si prenda cura dei più deboli e aprire le porte ai migranti che pagano le pensioni per i nostri anziani”.

L’Europa attende con ansia il rientro della Scozia

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In Europa si attende con ansia un possibile rientro della Scozia, anche da Stato indipendente. Ad affermarlo è Donald Tusk, attuale presidente del Consiglio europeo, che alla BBC ha affermato di sostenere la campagna di Sturgeon per un nuovo referendum di indipendenza per la Scozia e tutto il suo entusiasmo per il suo reintegro nell’Unione europea. Nel 2016, infatti, in Scozia il 62 per cento dei cittadini ha votato contro la Brexit e in ogni elezione successiva più del 70 per cento degli elettori ha votato per partiti che sostenevano l’esigenza di un secondo referendum per scongiurare l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Il consiglo scozzese, inoltre, ha votato lo scorso sabato a favore di un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia.

Secondo Tusk ci sono significative questioni legali che possono portare la Scozia all’indipendenza e al suo rientro in Europa. Tusk appoggia la richiesta della Scozia di un secondo referendum, ma allo stesso tempo ha dichiarato che ha il massimo rispetto per le scelte che prenderanno. “So quanto è importante la parola sovranità e integrità nel dibattito interno al Regno Unito” ha detto Tusk al The Guardian “e penso che non rientri nel mio ruolo intervenire in merito, al di là delle mie idee”. Dietro alla questione dell’indipendenza scozzese, infatti, ci sono molti trattati e una lunga storia di conflitti che è tutt’altro che semplice da gestire. “Ovviamente” ha aggiunto Tusk “i trattati possono essere interpretati in modi diversi, ma se si parla di qualcosa come l’indipendenza della Scozia, è importante che segua un regolare processo. Non ci sono cose automatiche. Siamo di fronte a una nuova situazione, a un nuovo Paese e questo significa affrontare un nuovo processo”.

Il governo di Sturgeon propone di legiferare in Scozia, dove possibile, il più vicino possibile ai regolamenti europei, in modo da rendere più semplice il reintegrio all’interno dell’Unione europea una volta raggiunta l’indipendenza. Questa condotta apre, però, un ulteriore fronte di conflitto tra Sturgeon e il governo di Boris Johnson. Il primo ministro britannico, infatti, è voluto uscire dall’Europa per non dover più rispettare le richieste europee in merito a diritti dei lavoratori, aiuti statali, questioni ambientali e immigrazione.

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La Scozia, però, dovrà affrontare diverse sfide per continuare a gestire le cose a modo suo, visto che il resto del Regno Unito segue con entusiasmo le direttive antieuropeiste di Johnson. E non sarà semplice neanche arrivare a un nuovo referendum per l’indipendenza, specie dopo le dichiarazioni d’amore di Sturgeon per l’Europa. La volontà del suo partito è molto forte, ma le controversie da affrontare sono molte di più. Dalla sua parte c’è un’Unione europea rimasta orfana di uno dei suoi più antichi membri, che non vede l’ora di accogliere di nuovo la Scozia, anche come Paese indipendente e fieramente convinta di essere europea.

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