Pena capitale contro l’aborto. Ecco la legge proposta in Alabama.

Pena capitale contro l’aborto. Ecco la legge proposta in Alabama.

Proposti dai 10 ai 99 anni di carcere per chi ricorre all’aborto

DW – Roma. Alcuni stati americani si erano già dotati di strumenti di legge che restringevano la possibilità per le donne di abortire. Lo avevano fatto adottando le più disparate formule. Ora è il turno dell’Alabama, l’ultimo degli Stati repubblicani a intraprendere questa scelta.

La Camera dei Rappresentanti ha discusso una legge proposta dalla sua componente conservatrice per punire chi pratichi l’aborto con il carcere dai 10 ai 99 anni, anche nei casi di stupro o incesto. Ed è stata subito soprannominata “pena capitale per le donne”.

Secondo la proposta di legge l’aborto sarà consentito solo di fronte a un grave rischio per la salute della donna.

Prima dell’Alabama…

“Dilatazione ed evacuazione” è la formula adottata nella legge anti aborto nel Kentucky, 15 settimane di gravidanza è il termine entro il quale poter praticare l’aborto stando alla legge del Mississippi. In Iowa l’aborto è vietato sin dal primo battito fetale rilevato e stabilito intorno alle sei settimane. Tuttavia, ancora alla sesta settimana molte donne ignorano di trovarsi in stato interessante. I prossimi Stati Usa a fare la stessa scelta potrebbero essere la Georgia e Carolina del Sud.

I legislatori dell’Alabama sono stati pronti a tutto per convincere gli indecisi al punto da paragonare la pratica dell‘aborto alla campagna di sterminio nazista dell’Olocausto, ai gulag staliniani o al genocidio in Rwanda. Sessanta i Rappresentanti a favore della legge anti aborto su un totale di 105.

Con la sentenza Roe v Wade nel 1973 la Corte Suprema riconosceva il Diritto all’aborto. Da allora ne sono stati praticati 50milioni, dato rivelato dagli stessi promotori della legge anti aborto.

L’iter prevede che la legge sia valutata dalla Corte Suprema con Neil Gorush nominato giudice associato dal Presidente Trump poco più di un anno fa.

Il Presidente statunitense lo aveva commentato abbondantemente nel corso della sua campagna elettorale quando sosteneva di essere “pro vita”, promettendo i nominare giudici conservatori in seno alla Corte Suprema anche per condurre una battaglia anti aborto.

Poi aveva bloccato i fondi federali alle associazioni e alle organizzazioni non governative che fanno councelling o assistenza all’aborto.

Il giro d’affari legato alla demonizzazione del diritto all’aborto era noto ben prima della dichiarata guerra alla legge Roe v Wade. Alcuni Stati americani avevano già approvato leggi fortemente limitanti la possibilità di accedere all’aborto e lo avevano fatto colpendo le classe più vulnerabili. Il 75% delle donne che hanno abortito negli Usa era in stato di indigenza, il 60% aveva una media di 20anni e il 62% era legato a gruppi religiosi.

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