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L’Egitto piange il “Faraone” Mubarak

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Decretati tre giorni di lutto nazionale per la morte di Hosni Mubarak, presidente discusso e amato

La violenza del suo regime oggi sembra relativa in confronto al regime di Al Sisi

DW(ITALIA).Tre giorni di lutto nazionale per commemorare un ex capo di Stato che da circa dieci anni viveva quasi nell’oblio. Sembra un controsenso, e invece l’Egitto di Al-Sisi ha proclamato tre giorni di lutto nazionale in occasione della morte di Hosni Mubarak, che è stato alla guida dello Stato egiziano per 30 anni, fino alla sua destituzione nel 2011. Mubarak è morto all’età di 91 anni ed era malato già da tempo. La sua vita si è spenta piano piano, lungo un viale del tramonto imboccato ormai da quasi dieci anni. Dittatore freddo e riservato, parzialmente apprezzato al livello internazionale, aveva creato non pochi malumori tra gli egiziani, soprattutto in merito ai fatti di corruzione e di repressione violenta che lo avevano coinvolto. Tuttavia oggi, gli abitanti dell’Egitto di Al-Sisi ricordano quasi con nostalgia gli anni di Mubarak, dal momento che l’attuale governo è più violento e spietato nei confronti di chi non la pensa come il regime.

Mubarak, un uomo del popolo

Hosni Mubarak è nato il 4 maggio 1928 in una città sul delta del Nilo e all’età di 17 anni ha sposato la figlia di un medico ed è stato addestrato nelle accademie militari sovietiche. Dopo essere diventato comandante dell’aviazione egiziana, Mubarak divenne un eroe durante la guerra del Kippur, dove guidò un attacco nei confronti di Israele. La sua fama raggiunse gli alti livelli militari e ben presto Mubarak divenne vicepresidente e dopo l’assassinio di Sadat, avvenuto durante una parata militare nel 1981, Mubarak divenne presidente d’Egitto. Iniziò così il quarto raìs, guidato da Hosni Mubarak, un uomo autoritario, serio, freddo, che per un periodo di tempo godette di una buona fama internazionale. Il suo nome, infatti, viene ricordato per il suo contributo nell’attuazione della pace in Medioriente, nella gestione dei rapporti con l’Iran sciita e per aver consentito l’apertura della prima ambasciata israeliana in Egitto. Tuttavia Mubarak è stato etichettato dalla stampa internazionale anche come “titubante”, in particolare in merito all’appoggio dato alle truppe statunitensi di Bush Senior contro Saddam. Una decisione poco condivisa dall’opinione pubblica, ma guidata dalla volontà del presidente di riportare l’Egitto al suo antico ruolo di potere in Medioriente. Ritornò sui suoi passi nel 2003, quando negò a Bush figlio il sostegno per la seconda missione nel Golfo.

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Anche la politica interna di Mubarak è stata segnata da una sorta di ambguità nei suoi modi di operare. Se da una parte il presidente egiziano è stato acclamato dai suoi cittadini per aver dimezzato il debito pubblico e per fermato l’avanzare dei Fratelli Musulmani in Egitto, dall’altra la figura di Mubarak è indissolubilmente legata ai numerosi episodi di censura e di violenza nei confronti di chi era contrario al regime. Mubarak fu rimosso dal suo incarico nel 2011, su decisione del Supremo consiglio delle forze armate, in seguito alle proteste in Piazza Tahrir, represse con la violenza causando numerose vittime e feriti. Mubarak fu arrestato con diversi capi d’accusa, dalla repressione violenta alla corruzione. Dal carcere assistì all’ascesa all’ascesa al governo della Fratellanza e dopo del colpo di Stato dei militari che ha portato al regime di Abdel Fattah Al Sisi.

Mubarak viene ricordato anche per un’altra questione, legata questa volta all’Italia e in particolare a Silvio Berlusconi. Il caso Ruby, la ragazza che aveva dichiarato di essere la nipote di Mubarak per avere un occhio di riguardo da parte della Questura di Milano.

Mubarak, dittatore feroce oggi quasi rimpianto

Eppure, nonostante il declino di Mubarak sia stato voluto proprio dalla stessa cupola militare che lui stesso aveva guidato per 30 anni, all’indomani della sua morte sembra essere forte ed evidente il senso di nostalgia che l’Egitto prova per il presidente che ha governato il Paese fino al 2011. L’Egitto ha infatti decretato tre giorni di lutto nazionale per il presidente chiamato il “Faraone”. Il periodo in cui l’Egitto è stato governato da Mubarak, infatti, viene ricordato ancora per l’autocrazia e gli episodi di corruzione in cui era continuamente coinvolto il presidente. Tuttavia Mubarak viene ricordato anche per aver combattuto contro gli israeliani per poi ricostruirvi ponti di pace. Un politico che si era guadagnato il rispetto di molti leader del mondo arabo e delle superpotenze mondiali. Oggi le violenze esercitate da Mubarak, che allora erano ineccepibili soprattutto a livello internazionale, sembrano sempre più relative rispetto all’attuale regime di Al Sisi. Forse è soltanto un’illusione, forse anche Mubarak avrebbe agito così in reazione alle voci contrarie al regime. Eppure quel senso di nostalgia sembra molto chiaro in questi giorni di lutto nazionale e la notizia della sua morte, anche se oscurata in qualche modo dall’emergenza mondiale per il Coronavirus, ha fatto riflettere un po’ in tutto il mondo. La domanda assillante è: “Cosa sarebbe successo se fosse rimasto alla guida dell’Egitto dopo il 2011?”. Forse si sarebbe evitato l’instaurarsi di un regime duro come quello di Al Sisi, che non contempla alcuna forma di pensiero contro il suo potere, o forse l’Egitto avrebbe comunque avuto un regime autoritario senza scrupoli. La storia, però, non si fa con i “se” e con i “ma”, nessuno può dire cosa sarebbe successo. La cosa certa è che la morte di Mubarak, per quanto annunciata vista la sua malattia e il lungo ricovero in terapia intensiva, ha lasciato un grande vuoto in Egitto, che ha voluto commemorare l’ex presidente con tre giorni di lutto, previsto solo per le grandi personalità politiche.

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