Libero Grassi e la lotta contro il pizzo

Libero Grassi e la lotta contro il pizzo

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Dw-Roma. Ieri ricorrevano i 25 anni della morte di Libero Grassi. Ricordarlo è un dovere morale, è stato ed ancora oggi simbolo della lotta contro il racket, contro quel pizzo che i gruppi criminali impongono agli imprenditori ancora oggi.

Libero Grassi era un imprenditore tessile. Il 29 agosto del 1991, mentre si recava nella sua azienda, fu freddato alle spalle da quattro colpi di pistola. A sparare fu Salvatore Madonia, ma ad ucciderlo furono anche tutti coloro che lo lasciarono solo in quel periodo, da Confindustria ai suoi colleghi che lo isolarono durante la sua battaglia contro il pizzo.

Negli anni sessanta Libero Grassi fonda l’azienda Sigma, che si occupa di pigiameria maschile, ed esporta la sua merce persino in America ed Hong Kong; il suo fatturato era di circa sette miliardi.

L’azienda nasce a Palermo, come racconta la moglie stessa, sino alla fine degli anni ’80 non ricevono minacce e richieste di pizzo. L’ipotesi più accreditata e che l’azienda fosse finita nel mirino perché nella stessa zona della vetreria di Tommaso Buscetta, poi diventato “il pentito eccellente”. I problemi iniziano quando l’azienda si trasferisce alle falde del monte pellegrino.

Da lì in poi, un calvario che l’imprenditore e la sua famiglia affrontano con senso di dignità e lealtà verso i lavoratori. Rifiutò tutte le richieste della mafia e cercò di trovare sostegno nei suoi colleghi, ma invano. Mai Libero Grassi avrebbe pensato che si arrivasse al suo assassinio. C’erano stati diverse ritorsioni, danni alla fabbrica, al loro cane, ma un gesto simile non lo si sarebbe potuto credere.

Fecero scalpore alcune sue dichiarazioni rese al giornale di Sicilia che oggi risuonano ancora più forti:

«Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui.»
(Libero Grassi, Caro estortore, Giornale di Sicilia, 10 gennaio 1991)

Ogni anno a Palermo ci sono più di 300 arresti per estorsione aggravata. Qualcosa negli anni sta cambiando, ma come dice la stessa figlia di Grassi, fa rabbia vedere nelle manifestazioni sempre la stessa gente. Sarebbe ora di voltare pagina e cercare di isolare questo ricatto alla dignità del lavoro chiamato pizzo.

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