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Tutti a casa: la natura respira, ma l’inquinamento rimane

coronavirus e inquinamento
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Con le nuove restrizioni imposte dal governo si riducono le emissioni inquinanti nell’atmosfera

Secondo alcune fonti non scientificamente confermate, l’inquinamento favorisce la diffusione del Covid-19

Il mondo occidentale e capitalista, basato sullo sviluppo industriale e commerciale, si è fermato e la Terra respira. Questa è la notizia che da alcuni giorni gira in rete e rasserena i cuori di milioni di persone che, a causa della grande emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19, sono costrette a stare in casa, rinunciando alle loro attività imprenditoriali e ad andare a lavoro. Effettivamente da quando è iniziata l’emergenza coronavirus i livelli di smog nelle città italiane e nelle altre metropoli occidentali sono drasticamente diminuiti, determinando un significativo calo dell’inquinamento atmosferico. La nuvola di gas tossico sopra le grandi centrali del mondo, costantemente rilevata dalle immagini satellitari, sembra essere quasi svanita. Tuttavia questa notizia positiva che arriva forse nel momento più buio della storia occidentale dal secondo dopoguerra, potrebbe non essere risolutiva. Il problema dell’inquinamento atmosferico è legato a molti fattori e non tarderà a ripresentarsi in dimensioni consistenti. Inoltre, proprio l’inquinamento atmosferico potrebbe essere un fattore che aiuta la diffusione del Covid-19.

Le immagini satellitari confermano la riduzione di Co2 nell’atmosfera

Se c’è una cosa positiva nel fatto di dover rimanere a casa per limitare la diffusione del contagio da coronavirus è sicuramente la minore circolazione di auto. Le immagini che rimbalzano sui telegiornali e sui social mostrano grandi città come Roma, Milano e Bologna, solitamente molto trafficate, quasi completamente prive di auto sulle strade. Le immagini satellitari della Nasa e dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, mostrano uno scenario davvero insolito, caratterizzato da una forte riduzione di biossido di azoto nell’aria, solitamente rilasciato da veicoli, centrali elettriche e industrie. Nell’arco di poche settimane si sono ridotti i livelli di smog, grazie alla chiusura di molte fabbriche e alla minore circolazione di auto. La media dei giorni con aria pulita è cresciuta del 21 per cento a febbraio, quando ancora non c’era il blocco totale. Il calo delle emissioni del biossido di azoto sarà ancora più evidente tra qualche giorno a New York, dove la congestione del traffico è stata calcolata al 17 per cento questa settimana rispetto al 52 per cento dello stesso periodo dello scorso anno. La Bbc, sulla base dei dati forniti dalla Columbia University, ha mostrato che rispetto allo stesso periodo del 2019 il monossido di carbonio emesso dalle auto a New York è diminuito del 50 per cento in conseguenza della riduzione del traffico da e per uffici e scuole. Su scala globale, invece, la diminuzione delle emissioni di biossido di carbonio è del 35 per cento.

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Il minore livello di inquinamento riguarda anche il particolato, le polveri sottili che invadono l’aria e che sono molto nocive per la salute dell’uomo. Anche questo dato è da ricollegare alla minore concentrazione di auto sulle strade e a una minore attività delle fabbriche. Gli effetti della riduzione di emissione di diossido di azoto e di particolato sono evidenti nelle immagini dell’Esa sulla pianura Padana e su tutta la zona della Lombardia, la regione italiana più colpita dal coronavirus e che per prima ha applicato le restrizioni più consistenti. La qualità dell’aria qui è migliorata, come dimostrano le rilevazioni effettuate da Arpa Lombardia e Arpa Veneto. Il blocco alla circolazione ha portato alla diminuzione delle emissioni di diossido di azoto e di particolato provocato dalle automobili, ma allo stesso tempo sono in aumento le emissioni dovute al riscaldamento domestico e all’utilizzo di combustibili come il pellet. Quindi non si può parlare di un completo annullamento delle emissioni di sostanze nocive nell’atmosfera.

Miglioramento dell’aria dovuto alla bassa pressione

In realtà, secondo alcune fonti ufficiali, come l’Arpa, il miglioramento della qualità dell’aria in zone tradizionalmente caratterizzate da smog, come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna, è da imputare anche alle naturali condizioni climatiche. La diminuzione di diossido di azoto e del particolato, infatti, è stata rilevata in una settimana caratterizzata da bassa pressione: in questo periodo la concentrazione di monossido di carbonio in queste zone è scesa sotto la soglia limite, cosa che non succede spesso. Stessa cosa è successa per le polveri sottili, la cui concentrazione è nettamente diminuita. Tuttavia, come rivela l’Arpa, è stata sufficiente una settimana di alta pressione per far tornare i livelli delle Pm10 e Pm 2.5, le particelle sottili, sopra la soglia consentita. I valori delle polveri sottili sono tornati a crescere per il ritorno dell’alta pressione, che li ha fatti risalire nell’atmosfera, ma non solo per questo. Infatti, in Lombardia la sorgente principale di Pm10 è la combustione residenziale, che rappresenta il 55 per cento delle emissioni di questo tipo, seguita dal trasporto su strada (23 per cento), dall’agricoltura (6 per cento) e da altre sorgenti mobili (5 per cento). Tra gli elementi maggiormente responsabili delle emissioni di particolato ci sarebbero anche le combustioni di biomasse legnose, molto utilizzate oggi per i caminetti e le stufe a pellet. La buona notizia della diminuzione dell’inquinamento dell’aria, dunque, potrebbe essere effimera e variare con il perdurare dell’alta pressione sul nostro Paese.

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Inquinamento e coronavirus: quale rapporto?

Un altro punto di discussione in merito alla questione dell’inquinamento dell’aria è il suo rapporto con la diffusione del contagio del Covid-19. In molti, infatti, si chiedono se ci sia una correlazione tra i due aspetti, dal momento che il maggior numero di contagi è stata registrata nel Nord Italia, dove si concentra la produzione del Paese con alti livelli di inquinamento, e a Wuhuan in Cina, città molto industrializzata. Secondo la Sima, Società italiana di medicina ambientale, potrebbe esserci una correlazione tra l’incidenza di casi di Covid-19 e le elevate concentrazioni di particolato atmosferico. Questo, infatti, potrebbe essere un veicolo di cui il virus si serve per arrivare alle persone. Considerando questo aspetto, quindi, la Sima ha evidenziato la simmetria tra i luoghi in cui c’è un costante superamento dei limiti di particolato con il numero di casi infetti da Covid-19. Tuttavia non si tratta di una vera e propria ricerca scientifica, ma solo di una supposizione, sulla quale ancora molti scienziati, in tutto il mondo, stanno lavorando senza sosta. Conoscere a fondo il virus, i suoi spostamenti, gli agenti atmosferici che possono essergli di aiuto nel diffondersi e il suo legame con i livelli di inquinamento, è fondamentale per limitarne il contagio e per combatterlo con i mezzi più efficaci. Dire che il virus si diffonde maggiormente nelle zone più inquinate, quindi, non è esatto dal punto di vista scientifico, perché non ci sono pubblicazioni ufficiali in merito.

Quello che invece è stato scientificamente provato, sulla base di numerosi studi condotti negli ultimi decenni, è che il livello di mortalità è fortemente relazionata alla povertà e alla paura. Molti studi rilevano un filo diretto tra ricchezza e salute e secondo alcuni studiosi la mortalità tende ad aumentare molto nelle situazioni di paura diffusa, di panico collettivo e di incertezza sul futuro. Per questo ci sono più patologie, aborti, tumori e infarti nelle zone colpite da terremoti, alluvioni e altri eventi catastrofici. Il nostro Paese, purtroppo, come tanti sta vivendo nella paura del domani, rifugiandosi in casa per sfuggire a un nemico invisibile che non sappiamo come combattere. Le speranze, quindi, sono fondamentali più che mai per resistere dal punto di vista fisico a questa pandemia. E una di questa speranza potrebbe essere riposta nella natura, che adesso ha l’occasione di rigenerarsi. Non sprecare questa occasione nel futuro, quando tutto sarà passato, sarà un dovere dell’uomo, in ogni angolo del mondo.

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