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Morti sul lavoro, una strage ogni anno più grande

Una strategia ogni anno più grande
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DW – Roma. Un morto ogni otto ore, un ferito ogni 50 secondi. No, non stiamo parlando di Iraq o Siria ma del nostro Paese perché questi sono i dati di feriti e morti sul lavoro. Dall’inizio di quest’anno alla fine di aprile, sui luoghi di lavoro sono morti 209 lavoratori che diventano oltre 400 se si includono quelli deceduti per un incidente mentre, da casa al lavoro, erano in macchina,  camminavano magari ai bordi della carreggiata, o mentre erano in bicicletta. Nel primo trimestre del 2019, secondo l’Istat, nonostante un mercato dell’occupazione che continua a essere tra i meno dinamici in Europa ancorché con timidi segnali di temporanea ripresa, il rintocco della campana a morto ha fatto registrare un incremento del 10% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che, oltre il dramma umano, si trascina dietro costi pari al 2,6% del Pil per ogni incidente tra spese assicurative, previdenziali, e con tutte le altre voci collegate. Praticamente, meno di quanto potrebbe aspirare a raggiungere una manovra di bilancio.

Carlo Soricelli: dalla Thyssenkrupp all’Osservatorio indipendente

“La strage che non appare mai nei commenti dei politici. La strage che ogni anno diventa più grande”, commenta Carlo Soricelli, metalmeccanico in pensione, ora pittore e fondatore dell”Osservatorio indipendente di Bologna sui morti sul lavoro” dal quale abbiamo attinto alcuni dati. Ogni giorno, dall’1 gennaio del 2008, provvede a monitorare “la strage che ogni anno diventa più grande” sul blog aperto in memoria dei sette operai morti il 6 dicembre 2007 a causa dell’esplosione avvenuta nello stabilimento della Thyssenkrupp di Torino.
E che cosa ci dicono i dati raccolti da Soricelli? Per esempio, possiamo vedere che i caduti sul lavoro nel 2018 hanno visto un aumento del 16,7% se rapportato al 2008, anno d’apertura dell’Osservatorio.

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I dati divisi per regione e settore: in testa la Lombardia

Sul suo blog viene stilata anche una graduatoria divisa per regioni, province, comuni. In questi primi quattro mesi, sono stati 18 i morti in Lombardia, regione che guida la classifica, seguita dal Lazio con 17 caduti. Il 15% del totale è costituito da stranieri mentre tra i settori più colpiti troviamo l’agricoltura con il 24% seguita dell’edilizia con il 13,5% (settore che segna un calo, forse dovuto anche alla crisi del comparto), l’autotrasporto con l’8,3%, l’industria con il 6,4%. Il resto parcellizzato tra i vari segmenti di produzione.
“Quando parlano di cali delle morti sui luoghi di lavoro non credeteci, è solo propaganda per giustificare i miliardi di euro spesi per la Sicurezza senza risultati”, scrive Soricelli in un articolo pubblicato qualche giorno fa dedicando il suo Report periodico “ai due bambini di soli tre anni e 18 mesi travolti dal trattore: Eric aveva solo 18 mesi e Silvano tre anni”.

Il solo trattore ha ucciso 1500 lavoratori in dieci anni

Il solo trattore, senza contare i due bambini e altri come loro morti per incidenti in cui è stato coinvolto chi lo guidava, ne ha uccisi 22, morti schiacciati da gennaio a marzo 2019, mentre sono stati 120 dalla nascita del nuovo governo a giugno 2018 e più di 1500 dall’1 gennaio 2008.
“Da 11 anni ci battiamo con l”Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro” contro questa carneficina che con un po’ di buona volontà da parte della politica si potrebbe dimezzare – commenta ancora Soricelli -, ma mai abbiamo visto l’interesse della politica e dei ministri delle Politiche Agricole che si sono succeduti (…). La politica è dal 2002 che non approva in Parlamento una legge europea dove obbliga chi guida questo mezzo mortale a sottoporsi a un esame per il rilascio di un patentino. Qui c’è bisogno dell’applicazione delle leggi emesse dal Parlamento Europeo. Più Europa, altro che sovranismo, se si hanno di questi risultati. Una vergogna”.

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