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Nave saudita a Cagliari: dalla Sardegna bombe sullo Yemen?

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DW-Roma. I porti italiani continuano ad accogliere navi battenti bandiera saudita per rifornirle di armi. È successo ancora, stavolta in Sardegna, nel porto di Cagliari, nel più totale silenzio mediatico. La nave cargo Bahri Tabuk è approdata nel porto sardo il 31 maggio alle quattro del mattino. L’associazione Rete Italiana per il Disarmo ha seguito e documentato fotograficamente quanto avveniva.

Alle 7:30 quattro container sono stati scortati da aziende di sicurezza private e caricati sulla nave cargo. Una procedura anomala che, insieme al fatto che il tutto si sia svolto evitando al controllo dei lavoratori portuali, fa pensare che i container fossero carichi di armi belliche.

E così, si è riusciti ad evitare sul luogo le proteste dei lavoratori portuali e degli attivisti, che contro la guerra e la vendita di armi avevano protestato nel porto di Genova, il giorno in cui attraccava la nave cargo saudita Bahri Yanbu.

È arrivato il momento, per lo Stato Italiano, di chiarire quali siano i rapporti “di scambio economico” con l’Arabia Saudita e il proprio ruolo nella vendita di armi ai paesi che stanno combattendo una sanguinosa guerra in Yemen.

La legge n. 185 del 1990 vieta l’esportazione ed il transito di materiali di armamento verso i Paesi in stato di conflitto armato e verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell’uomo.

Tale legge, fino ad oggi, ha trovato le sue scappatoie grazie all’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite. In parole povere, l’art. 51 sancisce il diritto di “legittima difesa” nel caso in cui un paese si trovi costretto ad opporsi e difendersi da un attacco armato, ricorrendo alla forza e alle armi.

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Una porta spalancata alla legittimità di opprimere e uccidere un popolo, soprattutto attraverso la “legittima difesa preventiva”, ovvero la possibilità di agire con azioni armate contro un attacco non ancora subito, ma considerato imminente.

Così, invocando l’art. 51, è possibile vendere armi a chiunque, perfino ai paesi coinvolti in conflitti. Nel 2016 l’Italia ha venduto all’Arabia Saudita 22.600 bombe.

Armi utilizzate nel conflitto in Yemen, che ha causato migliaia di morti, un’emergenza umanitaria senza precedenti per gli sfollati. A generare tanta morte e distruzione, ci sono anche le bombe italiane, che si rende partecipe e attiva, a sostegno della coalizione Usa-Arabia Saudita.

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