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Navi a perdere, stanziati fondi per nuove indagini tecniche

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Intanto prosegue la battaglia di Legambiente contro le navi a perdere, iniziata il 2 marzo 1994

DW(ITALIA).Le “navi a perdere” torneranno presto ad essere tema di indagine. A distanza di 20 anni dalle segnalazioni di relitti al largo delle coste calabresi, che molto probabilmente contenevano rifiuti tossici, il ministro per l’ambiente, Sergio Costa ha dichiarato di aver deciso di stanziare un milione di euro per “nuove indagini tecniche su queste aree di mare”. Lo stanziamento è stato avanzato tramite la direzione generale del Mare, un’organizzazione interna al Ministero dell’ambiente appositamente dedicata alle questioni ambientali dei mari italiani. La decisione del ministro Costa è stata annunciata in risposta all’interrogazione avanzata dalla deputata di Leu, Rossella Muroni in merito al traffico illecito di rifiuti radioattivi e tossici nelle acque del Mediterraneo sulle coste della Calabria. Oltre allo stanziamento di fondi per riaprire le indagini, Costa ha proposto di ricordare con una medaglia d’oro ambientale il comandante Natale De Grazia, che perse la vita in circostanze misteriose il 13 dicembre 1995.

Le navi a perdere al largo delle coste calabresi

Sembrano esserci quindi i presupposti per riaprire un capitolo mai effettivamente chiuso della storia del nostro Paese. Una pagina oscura, su cui ci sono ancora moltissime ombre e nella quale ha perso la vita al capitano della marina che indagava, per conto della Procura di Reggio Calabria, su misteriosi naufragi a largo delle coste calabresi. Erano le cosiddette “navi dei veleni” o “navi a perdere”, che trasportavano rifiuti tossici e radioattivi, il cui destino era quello di inabissarsi nelle acque del Tirreno. Dalla fine degli anni ’70 alla metà deli anni ’90 sono state oltre 30 le navi affondate nelle acque del Tirreno in circostanze sospette, ovvero senza vittime e senza richieste tempestive di aiuto. I relitti sospetti portano il nome di Rigel, Jolly Rosso, Yvonne A, Voriais Sparadis, Mikigan, Marylijoan, Aouxum, Monika e Cunsky. Le ipotesi portano al sospetto di un traffico illecito di rifiuti tossici provenienti dal Nord Europa. La maggior parte di queste navi, infatti, era salpata da porti norvegesi e di altri Paesi del Nord Europa e ci sono molti coni d’ombra sul carico che trasportavano. La Rigel, in particolare, era una delle navi oggetto delle indagini del capitano della Marina, Natale De Grazia, poco prima della sua morte. La sonda non ha mai rivelato  il contenuto dell’imbarcazione. Secondo un testimone, un ex membro dei servizi segreti che stava indagando sulla vicenda a fianco di De Grazia, un paio di volte la sonda non è riuscita a raggiungere il relitto per motivi fisici, ma l’ultima volta ha ripreso immagini che non potevano essere rivelate.

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Il relitto della Rigel, salpata da La Spezia, non è mai stato ufficialmente ritrovato, ma nel 2009 un fotografo in immersione ha scattato una foto a un relitto che è molto simile all’imbarcazione di cui si era perso le tracce. E’ proprio quella l’immagine che sarà utilizzata da Legambiente per tentare di fare luce sulle navi veleno che contaminano la qualità delle acque dei nostri mari. Secondo un testimone anonimo di quegli anni, sulla Rigel erano state caricate 3000 tonnellate di scorie nucleari. Dopo un lungo processo si stabilì che l’affondamento dell’imbarcazione, che batteva bandiera maltese, fosse stato di origine dolosa, organizzato in combutta tra capitano ed equipaggio per riscuotere i soldi dell’assicurazione. Ma in merito al carico non è stata emessa nessuna sentenza.

La misteriosa morte del capitano De Grazia

Anche le altre imbarcazioni sparite misteriosamente sarebbero state cariche di scorie radioattive. Una verità scomoda, legata alle organizzazioni criminali della ‘ndrangheta, sulle quali stava investigando il capitano De Grazia, misteriosamente scomparso la notte tra il 12 e il 13 dicembre 1995. Il capitano della forestale che stava indagando sulle navi a perdere è morto nella notte a seguito di un malore, secondo quanto dichiarato gli agenti che viaggiavano con lui. In realtà, dall’autopsia è risultato che il cuore non ha subito danni e che il capitano De Grazia è morto per avvelenamento. Molte sono ancora le ombre che si celano dietro alla sua morte e a quello che è successo quella notte. In una recente inchiesta condotta dal portale Fanpage sembra che ci sia un testimone, un uomo che collaborava con De Grazia alle indagini, che ipotizza che il capitano “si sia fatto accompagnare ad un appuntamento, lo abbiano sequestrato e torturato, perché volevano sapere cosa sapeva e cosa non sapeva, ma a parlare Natale non parlava, era militare attrezzato per la tortura. Lo abbiano poi ucciso e lo abbiano fatto ritrovare sull’autostrada in un punto proficuo”. Secondo le fonti di questa inchiesta, De Grazia era diventato un uomo scomodo perché aveva scoperto un traffico illecito di materiali nucleari tra Stati, con il coinvolgimento di una centrale nucleare italiana, in teoria già dismessa, come luogo di scambio dei traffici.

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La battaglia di Legambiente e altre associazioni per chiedere giustizia

E’ plausibile, ma sono solo ipotesi mai verificate, che dietro ai numerosi affondamenti sospetti al largo delle coste calabresi ci siano le organizzazioni mafiose che fanno muovere consistenti somme di denaro sporco. Legambiente, insieme ad altre associazioni ambientaliste, ha lanciato l’allarme per questa situazione già negli anni ’90, ancora prima che morisse il capitano De Grazia. In particolare Legambiente denunciava il pericolo per le acque dei nostri mari legato ai flussi di rifiuti industriali, anche radioattivi e provenienti dall’estero, in mano a enti pubblici e a strutture mafiose.

La battaglia di Legambiente per far luce sui misteriosi affondamenti nel Mediterraneo non si è mai arrestata e pochi mesi fa, con le ultime rivelazioni emerse da alcune inchieste, l’associazione ambientalista si è rifatta avanti, chiedendo l’apertura di un’apposita Commissione d’inchiesta parlamentare. D’altra parte, è stato proprio grazie al coraggio di Legambiente che nel 1994 sono iniziate le indagini sulle navi a perdere. Il 2 marzo del 1994, infatti, l’associazione ambientalista presentò un esposto alla Procura della Pretura di Reggio Calabria, in cui chiedeva di fare luce sui presunti traffici di rifiuti, anche radioattivi. Dopo la morte di De Grazia Legambiente ha continuato a pubblicare una lunga serie di dossier sulle navi veleno, come la Rigel. “Denunce” spiega il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani in un comunicato dello scorso dicembre “ribadite nelle audizioni davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e riprese da diverse relazioni della stessa Commissione, senza che si riuscisse mai ad arrivare all’accertamento  puntuale dei fatti”.

In occasione del 24esimo anniversario della morte di De Grazia, lo scorso 13 dicembre Legambiente ha rinnovato la richiesta di far luce sulle navi a perdere, con l’intenzione di rilanciare l’azione del Comitato per la verità sulle navi dei veleni e sul caso De Grazia. “Troppi finora i silenzi e troppe ancora le risposte che mancano” si legge nella nota di Ciafani “La ricerca della verità è un dovere. Lo dobbiamo prima di tutto a questo capitano coraggioso, premiato dal presidente della Repubblica Ciampi con una medaglia d’oro alla memoria proprio per il valore e l’importanza delle sue indagini sulle navi a perdere e sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo”.

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