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Crisi libica: gli sviluppi dall’Italia

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DW(ITALIA).Animati dallo spirito pacifista di Obama che durante la sua presidenza ha svigorito quasi tutti gli stati laici del mondo arabo, che però garantivano stabilità e lotta al terrorismo teocratico, l’Italia, insieme alla Francia e agli U.S.A. ha contribuito a portare il caos in Libia.

Con la caduta del regime del colonello Gheddafi, la Libia è caduta nel caos, in cui due fazioni maggioritarie contrapposte si sono e si stanno contendendo il potere a suon di azioni belliche, arrivando a costituire due parlamenti: il Congresso Generale Nazionale a Tripoli e la camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk.

L’8 ottobre 2015, l’inviato speciale dell’ONU Bernardino León, incaricato di favorire la formazione di un governo di unità nazionale per evitare la divisione della Libia tra i due governi rivali, nomina Al-Sarraj primo ministro del nuovo governo di unità nazionale, che dovrà ricevere il voto favorevole dei due parlamenti rivali, Il 17 dicembre 2015, l’accordo di pace per la formazione del governo di unità nazionale negoziato sotto l’egida dell’ONU viene firmato a Skhirat (Marocco) da numerosi membri dei due parlamenti libici, senza però un voto favorevole da parte dei parlamenti stessi, a causa dell’opposizione dei due presidenti Aguila Saleh Issa e Nuri Busahmein.

Fayez Al-Sarraj viene quindi posto a capo di un Consiglio presidenziale di nove membri, facente funzione di Capo di Stato e viene incaricato di formare entro 30 giorni un nuovo governo, riconosciuto dalla comunità internazionale, che ottenga la fiducia della Camera dei rappresentanti di Tobruk e si insedia nuovamente a Tripoli. Il 23 dicembre dello stesso anno, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU riconosce all’unanimità il futuro governo di unità nazionale come l’unico legittimo della Libia e invita gli Stati membri a rispondere a eventuali richieste di assistenza del nuovo governo per stabilizzare la Libia. Obama aveva praticamente vinto la guerra in Libia portando anche in questo Stato al potere il movimento wahabita dei Fratelli Musulmani, che per soffocare ogni resistenza nella Cirenaica incaricano il loro braccio armato: l’Isis che da lì a poco arriverà ad occupare città chiave della Libia orientale, prima tra tutte Bengasi.

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L’Egitto, preoccupato della presenza di Daech a pochi chilometri dal suo confine occidentale, forma una coalizione con Emirati Arabi e supportato dalla Russia, per contrastare l’Isis ed incarica il generale libico Haftar di aprire un fronte per annientare i terroristi affrancati in Cirenaica col supporto del nuovo governo di Tripoli, dalla Casa Bianca e dai due governi PD che si sono nel frattempo succeduti: Renzi e Gentiloni, i quali hanno persino finanziato Daech acquistando petrolio di contrabbando attraverso tre petroliere che stranamente spegnevano i trasponder in prossimità delle acque territoriali libiche ma nonostante la cecità di molti, questo fatto non è sfuggito ad Israele che ha sempre monitorato i viaggi di queste navi che dall’area occupata dall’Isis ripartivano con destinazione Siracusa. Persino il Corriere della Sera dedicò un articolo in merito utilizzando i dati forniti dalle fonti istituzionali israeliane che da sempre monitorano tutto il Mediterraneo.

Alcuni esperti di sicurezza hanno sostenuto che se eventuali modifiche all’Accordo politico libico non soddisfaranno le richieste del generale Khalifa Haftar, è improbabile che il processo di unificazione abbia successo,  data la crescente legittimità del generale nel paese, la comunità internazionale ha effettivamente riconosciuto che la sua partecipazione è essenziale per stabilire un governo praticabile in Libia con l’allora ministro agli esteri britannico Boris Johnson ha sollecitato la sua inclusione in qualsiasi governo in futuro.

Nel febbraio 2017, Haftar, rifiuta di negoziare con Al-Sarraj e questo diniego ha deluso il governo egiziano, che ha sostenuto il suo ruolo di governo della Libia. Il presidente Abdel Fattah Al-Sisi ha fortemente insistito per un accordo tra la Camera dei rappresentanti e il GNA al fine di porre fine alla guerra civile e contenere la diffusione del movimento islamista e jihadista che essa ha creato. L’Egitto ha espresso preoccupazione per il fatto che una continuazione del conflitto darà ai gruppi islamici in Libia, come i Fratelli Musulmani, una maggiore influenza nel paese.

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Nel 2019, il governo di Al-Serraj  conta sull’aiuto militare di Turchia e Qatar, in prima linea nel sostenere i Fratelli Musulmani, quando si dice “il caso” tra i principali sostenitori finanziari dell’Isis e di Hillary Clinton,  e sull’appoggio di una variegata serie di forze armate composte oltre che dalla  Guardia Presidenziale libica costituita ed addestrata dai Carabinieri, dalla RADA, dalla Guardia degli impianti petroliferi, dalla Brigata 301 composta dall’ex milizia di Misurata, dalla Brigata Abu Salim e dalla Brigata Nawassi , queste ultime finanziate dall’Unione Europea, oltre che da quanto resta della Marina militare libica e dell’aeronautica formata da piloti libici e da mercenari, dalle Milizie Tuareg, Tebu e Berbere al confine con l’Algeria ed il Niger.

Con la perdita della Casa Bianca da parte dei Democratici e l’elezione di Donald Trump, la pacchia per i terroristi dell’Isis e dei Fratelli Musulmani è finita: niente più armi, niente più logistica, niente più dollari; Haftar ottiene il supporto anche della Francia che mira a prendersi i pozzi gestiti dall’ENI, e la sua legittimità in Libia continua a crescere. Al-Serraj, sentendosi minacciato, chiede aiuto militare alla Turchia ed Erdogan, vista la sua sete di potere, non fa attendere la sua positiva risposta al fine di estendere la sua influenza nel Mediterraneo orientale: entrando de facto come attore nel conflitto libico, Erdogan bloccherà gasdotti, si attesterà il suo esercito nell’area di Tripoli e non è fantascienza pensare che dislocherà alcune sue milizie mercenarie ad ovest della capitale libica, col fine di controllare i flussi di clandestini con cui, come già accaduto con la “rotta balcanica”, ricatterà l’Europa e l’Italia in primis, infatti i clandestini non partono dalle aree sotto il controllo di Haftar, bensì dalle zone controllate da Al-Serraj. Viene da chiedersi: “Come mai l’Italia, in prima linea per i diritti umani, ha contrastato Gheddafi e non Al-Serraj che detiene i poveri profughi in campi di concentramento?” Misteri!

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Che ruolo avrà l’Italia? Nessuno! Sarà semplice spettatore e vittima di un governo che ormai non ha credibilità. Non è un caso che durante l’ultimo vertice sulla crisi libica nessuno dei nostri ministri sia stato invitato, inoltre erano in funzione i distributori automatici di bibite quindi era inutile; e il fatto non meno importante è avvenuto qualche giorno fa quando, il Segretario di Stato U.S.A. Pompeo, prima di attaccare il generale iraniano Soleimani, ha contattato tutte le cancellerie europee tranne quella italiana. Ecco la nostra credibilità internazionale col governo giallorosso! E giusto per non farsi mancare nulla, Di Maio e Gentiloni, rincarano la dose affermando che la crisi libica è colpa di Salvini che ha bloccato il flusso di clandestini.

Arrivati a questo punto, non è solo la credibilità a mancare, ma anche e soprattutto la dignità.

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