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Uccisione Soleimani, i rischi di una guerra sempre più vicina

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Dopo pochi giorni dall’assassinio del generale iraniano si susseguono minacce di attacchi tra Iran e Usa

di Erika Becchi

DW(ITALIA).Lo scenario che si sta prospettando pochi giorni dopo l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani è apocalittico, almeno a parole e rischia di diventarlo anche nei fatti. Gli equilibri internazionali sono estremamente a rischio, non solo nel rapporto ormai inevitabilmente incrinato tra Iran e Stati Uniti, ma anche tra altri Paesi del Medio Oriente, come Libano e Iraq e le potenze statunitensi ed europee sono a rischio. Tutto il mondo è con il fiato sospeso: ci si aspetta una controffensiva massiccia da parte dell’Iran per vendicare la morte del loro leader, un generale rispettato e ammirato, la cui veglia funebre sta passando per ben tre città prima di arrivare al luogo della sepoltura. Dopo essere stato ucciso in un raid americano all’areporto di Baghdad, il feretro del generale Soleimani è stato trasportato nella città santa di Mashhad, in Iran, dove è stato accolto da una piazza colma di centinaia di migliaia di persone che gli hanno reso omaggio al grido di “A morte l’America!”. La tappa successiva è quella di Teheran, per concludere infine il suo ultimo viaggio a Qom. Il generale iraniano sarà sepolto a Kerman, nella sua città natale, come da sua volontà.

Minacce reciproche

La morte del generale Soleimani è stata paragonata da alcuni opinionisti all’uccisione a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este nel 28 giugno 1914, data di inizio della Prima Guerra Mondiale. Effettivamente sono in molti a temere lo scoppio di una guerra di dimensioni mondiali, aggravata dallo sviluppo della tecnologia militare, che avrebbe effetti devastanti in molti Paesi in tutto il mondo. Nelle ore del bagno di folla del generale iraniano, infatti, si sono susseguite minacce da entrambe le parti a suon di tweet e di dichiarazioni ufficiali a mezzo stampa. Gli iraniani sono insorti con 30 razzi sulla Zona Verde di Baghdad, dove si trovano le istituzioni americane accuratamente evitate, andando invece a colpire una zona residenziale, dove si sono registrati 6 feriti. Poco dopo sono arrivate le dichiarazioni da Teheran in merito a una possibile reazione militare da partedegli Usa. In quel caso, dicono dall’Iran “cancelleremo Israele dalle carte geografiche”.

Forte la risposta del presidente americano Donald Trump, che con un tweet ha affermato che in caso di attacco da parte dell’Iran “gli Stati Uniti colpiranno subito anche in maniera sproporzionata”. Addirittura il presidente statunitense ha dichiarato di aver già individuato 52 possibili punti da attaccare per la controffensiva.

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Come ulteriore reazione all’uccisione del generale Soleimani, inoltre, arriva l’annuncio da parte di Teheran di non voler più rispettare i limiti imposti dall’accordo firmato nel 2015 con Obama in merito all’arricchimento dell’uranio. L’Iran, quindi, avrebbe deciso di ricominciare i lavori sul nucleare e il rischio dello sviluppo di armi atomiche diventa più concreto.

Reazione dell’Iraq: via le truppe americane

A reagire all’attacco statunitense che ha portato all’uccisione del generale Soleimani non è solo l’Iran. A Baghdad, infatti, si è riunita una seduta straordinaria del parlamento, dove è stata approvata una risoluzione non vincolante che chiede il ritiro delle truppe americane dal territorio iracheno. Truppe che sono presenti da anni ormai per addestrare le forze locali e combattere contro le cellule terroristiche dell’Isis. La risposta di Trump non si è fatta attendere. Dall’Air Force One il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che non intende ritirare le truppe americane dall’Iraq, dal momento che qui è stata costruita una base militare da miliardi di dollari. Gli Usa si ritireranno solo quando l’Iraq sarà in grado di rimborsare l’intero investimento. Condizione ovviamente impossibile da rispettare per lo Stato iracheno. Se la risoluzione diventasse definitiva Trump ha minacciato di varare “contro di loro sanzioni come non le hanno mai viste prima, che in confronto quelle all’Iran sembreranno morbide”. Secondo quanto riportato dall’agenzia Axios, gli americani avrebbero cercato di persuadere i vertici iracheni durante il voto in Parlamento. Secondo l’intelligence americana, infatti, ritirare le proprie truppe avrebbe effetti catastrofici, perché rischierebbe di far finire l’Iraq sotto l’Iran con conseguente imposizione di sanzioni da parte degli Stati Uniti.

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Tensione Usa-Iran e intermediazione europea

Pensare che i rapporti ormai critici tra Iran e Usa non ci riguardino è ovviamente fuorviante. Basti pensare alle basi Nato presenti in Italia e al fatto che sia stato annunciato, e poi smentito, che il drone che ha portato all’uccisione di Soleimani fosse partito da Sigonella. Non solo l’Italia, ma tutta l’Europa in questi giorni è con il fiato sospeso, sperando di poter scongiurare una guerra che avrebbe dimensioni gigantesche e conseguenze catastrofiche.

Uno degli spauracchi più grandi è l’annuncio di Teheran di riprendere i lavori per l’arricchimento dell’uranio senza più rispettare i vincoli imposti dall’accordo del 2015. In una dichiarazione congiunta, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, il presidente francese, Emmanuel Macron e il premier britannico Boris Johnson, hanno chiesto “all’Iran di ritirare tutte le misure che non sono in linea con l’accordo sul nucleare”. L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Joseph Borrell, infine, ha cercato il dialogo con il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Zavad, invitandolo a Bruxelles per un incontro ufficiale e chiedendo “moderazione” nelle prossime settimane.

Le conseguenze economiche

In un mondo globalizzato e interconnesso non possono che esserci anche pesanti conseguenze economiche a questa crisi politica tra Iran e Usa. Dopo l’uccisione del generale Soleimani sono molti gli economisti che sostengono che sia andato definitivamente in frantumi quel sistema economico che per decenni abbiamo considerato globale. Alle tensioni e alle minacce tra gli Stati si risponde innalzando muri e inasprendo dazi, con conseguenze disastrose sull’economia di tutti i Paesi del mondo. Sono proprio questi elementi che determinano i prezzi del petrolio, dell’oro e l’andamento delle Borse. Le tensioni politiche hanno maggior effetto delle decisioni delle banche centrali.

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Il rischio è di tornare al passato, ai tempi della Guerra Fredda. Le prime reazioni economiche hanno visto l’aumento del prezzo del petrolio e dell’oro e il conseguente crollo delle Borse.

L’eventuale ritiro delle truppe americane dall’Iraq comporterebbe conseguenze sui pozzi petroliferi di proprietà degli Usa in quei territori. Nel mirino di Teheran ci sono l’Arabia Saudita e Israele, con i loro giacimenti. La tensione in Medioriente, quindi, avrà impatti economici in tutto il mondo, che non saranno limitati a pochi mesi, ma dureranno per molti anni.

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