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Fico d’india, oro di Sicilia

fico d'india
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Dw-Roma.Fra i frutti che la terra di Sicilia ha accolto e ha fatto propri, il Fico d’india è quello che più di tutti la rappresenta meglio. Oggi è una delle piante più conosciute e rappresentative dell’Isola.

La pianta di Fico d’india ed il suo frutto sono sin dall’antichità considerati simboli carichi di significato. Le sue caratteristiche hanno molte similitudini con l’anima dell’isola e degli isolani. Forse proprio per questa somiglianza fra pianta e territorio, si è creata una fedele, pacifica e duratura convivenza lunga secoli.

Il Fico d’india è una pianta originaria del centroamerica. Oltrepassò l’oceano insieme a Cristoforo Colombo e ben si adattò al clima di tutti i Paesi del Mediterraneo. Arrivata in Sicilia alla fine del XVI secolo dalla Spagna, oggi ha un legame profondo e inscindibile con i siciliani e la propria terra.  

Esteticamente si presenta come un guerriero ben armato delle sue spine, quasi inespugnabile, ma al suo interno pianta e frutto riservano una dolcezza, un gusto, proprietà e valori nutrizionali che lo rendono unico al mondo.

Anche gli usi possibili nella cucina tradizionale italiana e nella cultura gastronomica siciliana in particolare sono molteplici, dai piatti dolci a quelli salati, dalle mostarde e confetture alle insalate e i piatti a base di carne o pesce.

In ambito gastronomico si utilizzano sia i frutti che le foglie, ovvero i cladodi, chiamate comunemente dagli abitanti del territorio pale per la loro forma. La pianta può raggiungere i cinque metri di altezza e di essa non si butta via nulla. Frutti e foglie sono anche un ottimo pasto per il bestiame da allevamento, che ne fanno scorpacciate durante le ore di pascolo, ingurgitandole di gusto, senza minimamente curarsi della presenza di spine.

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La forza e la bellezza della pianta di Fico d’india stanno nella sua capacità di mettere radici e crescere praticamente ovunque. In Sicilia può persino capitare di vedere piccole piante crescere sui tetti delle case, in fessure fra i muri in pietra e nei luoghi più impensabili; purché ci sia un po’ di terra e la complicità di qualche volatile che trasporti una piccola parte del frutto, il miracolo del Fico d’india è assicurato.

Il frutto di Fico d’india contiene al suo interno molti semi di piccole dimensione, caratteristica che può risultare, a volte, poco gradita a chi non ha familiarità col frutto. Anche la raccolta potrebbe essere considerata difficoltosa per chi non ha dimestichezza con i Fichi d’india, ciò a causa della presenza di molteplici piccole spine, dette glochidi, anche sulla buccia del frutto.

Le spine non sono, invece, mai state un deterrente per gli abitanti dei territori che da secoli riconoscono la pianta di Fico d’india come una vera e propria risorsa, sotto molti punti di vista.

I cladodi, o pale, vengono infatti utilizzati come potenti cicatrizzanti in caso caso di ferite e tagli, sulle quali viene applicata la parte interna della foglia tagliata e divisa a metà per la sua lunghezza. Proprio per questa ragione, esisteva ed esiste ancora in Sicilia l’usanza di tenere una piccola pianta di Fico d’india nella propria abitazione, nelle verande o in balcone, in caso di necessità.

La pianta di Fico d’india produce tre tipi di frutti che si differenziano per colore: rosso sanguigno, giallo sulfarino e bianco muscareddu. Il gusto fra le tre qualità cambia soprattutto per la dolcezza, più o meno intensa in base al colore, che determina anche delle differenze dal punto di vista nutrizionale, con livelli di ferro, magnesio, potassio, selenio, zinco, fosforo e altre vitamine che variano proprio in relazione al colore del frutto.

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Dagli anni settanta in poi, il Fico d’india, che era considerato un dono spontaneo della terra ad uso e consumo familiare, diventa oggetto di studi. Comincia una nuova cultura della coltivazione del Fico d’india, specie nel versante sud orientale catanese, dando vita così a nuove attività economiche e ad un prodotto controllato e di pregio: il Fico d’india dell’Etna che si fregia del marchio Dop.

Il periodo della fioritura inizia tra maggio e giugno regalando un vero e proprio spettacolo della natura attraverso i suoi grandi fiori colorati. La pianta di Fico d’india non necessita di particolari cure, ma esiste un procedimento particolarmente semplice, chiamato scozzolatura, che consiste nell’eliminazione della prima fioritura. La pianta viene così, sollecitata a produrre una seconda fioritura; il frutto che nascerà da tale fioritura sarà di grandezza maggiore e con una minore presenza di semi al suo interno, reso così ancora più gradevole e, dal punto di vista commerciale, più pregiato.

Il frutto nato dalla seconda fioritura viene chiamato bastadduni, un nome che rimanda alla leggenda che risale al 1884 e racconta come nacque questa tecnica: un uomo, per ripicca, fece cadere giù tutti i fiori delle piante di Fico d’india di proprietà del vicino di casa, con l’intenzione di fare un torto e credendo, così, di averlo privato dei gustosi frutti, ma un mese dopo una seconda fioritura diede al vicino frutti migliori, più grandi, più dolci e con meno semi. Così, secondo la leggenda, si scopriva la pratica della scozzolatura.

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