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Ancora attentati in Puglia dopo il corteo antimafia

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di Anna Lisa Maugeri

DW(ITALIA).Gli attentati di stampo mafioso avvenuti a Foggia sono allarmanti e richiedono un’attenzione particolare ed immediata da parte delle istituzioni.

Quando vivi in una terra nella quale i piccoli e onesti commercianti chiudono le proprie saracinesche nel giro di pochi mesi, quando assisti alla fine di attività storiche e senti girare le solite voci, mormorate a denti stretti, che raccontano di titolari e imprenditori che non ce la facevano più a pagare il pizzo alla mafia locale, quando le facce dei malavitosi arrestati per estorsione dopo le retate che hanno richiesto mesi di indagini e lavoro alle forze dell’ordine le rivedi in giro a passeggio perché una dimenticanza, un banale cavillo burocratico, ne permette la scarcerazione e ne garantisce l’impunità, allora le parole non contano più.

A quel punto, davanti ad un copione che spesso si ripete, pensi soltanto che il momento giusto per reagire e cambiare le cose era ieri, oggi le parole non bastano, servono i fatti.

Escalation di attentati a Foggia

A Foggia il nuovo anno è iniziato con una serie di crimini e intimidazioni di stampo mafioso, azioni di brutale violenza che si susseguono un giorno dopo l’altro: nella notte fra il 31 dicembre e il primo gennaio vengono incendiati i bar ‘Veronik’ e ‘New Generation Cafe”; il 2 gennaio viene assassinato il commerciante Roberto D’Angelo (anni addietro era stato selvaggiamente picchiato da due criminali che volevano estorcergli una cospicua somma di denaro); il 3 gennaio sotto l’auto del manager nel settore sanitario Cristian Vigilante viene piazzata e fatta esplodere una bomba; il 7 gennaio, viene messa al rogo la saracinesca della macelleria Chiappinelli. Così, la criminalità organizzata cerca di piegare una città intera, quella di chi lavora e oggi chiede che questo diritto venga tutelato dallo Stato italiano, così come la legalità.

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“Libera Foggia Libera”: la marcia pugliese antimafia

Foggia si ridesta e chiede il cambiamento. Alla manifestazione organizzata da Libera venerdì 10 gennaio erano presenti 300 associazioni contro le mafie, 20.000 persone presenti, fra loro, oltre al sindaco di Foggia Franco Landella e al sindaco di Bari Antonio Decaro, anche i sindaci di tutte le città pugliesi, presenti il ministro Teresa Bellanova e il presidente della Regione Puglia Emiliano.

Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ha detto in quell’occasione: «Siamo qui per disinnescare la miccia della paura e della rassegnazione. Siamo qui per fare emergere i tanti valori della nostra terra affinché ci sia un passaggio, un cambiamento. È importante che ci sia continuità. Noi non possiamo lasciare la responsabilità solo sulle spalle della magistratura e delle forze di polizia, perché c’è una responsabilità di noi cittadini. Guai se non fosse così, guai se viene meno questo».

Premier Conte: “Io sono al vostro fianco”

In una lettera al Corriere del Mezzogiorno il Premier Giuseppe Conte esprime la sua vicinanza e l’impegno delle istituzioni per sconfiggere le mafie con parole di speranza e di riscatto:“Dobbiamo fare terra bruciata intorno alla mafia, dobbiamo rendere il terreno fertile per i sogni e le ambizioni dei giovani che vogliono restare al Sud e in Italia … La fiducia marcia sulle gambe di chi oggi manifesta. Io sono al vostro fianco.”

Dopo il corteo antimafia un nuovo attentato

Ma ecco che i clan rispondono, vogliono dimostrare che le manifestazioni, i cortei, le lettere e le parole non fermano la violenza: sabato 11 gennaio, a poche ore dalla conclusione del corteo antimafia, una nuova bomba ha distrutto un negozio di intimo a poca distanza dalla città di Foggia.

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È il sud Italia devastato dalla violenza delle mafie, ancora oggi offeso e violato nel diritto sacro di lavorare e vivere senza il ricatto che li costringa a contribuire alle finanze dei clan mafiosi. Serve la presenza attiva dello Stato, che dispieghi pure le forze militari, che faccia davvero terra bruciata intorno alle cosche mafiose, che si liberi per primo, lo Stato italiano, di quei legami che ancora oggi mantengono vivi e fertili i rapporti fra mafia e istituzioni, poiché la criminalità organizzata non è solo quella grezza delle estorsioni e delle intimidazioni.

La mafia compie la sua ascesa nella scala gerarchica sociale e politica, mira ad arrivare ai vertici delle istituzioni e a indossare l’abito buono, in giacca e cravatta, trova i modi e i mezzi perché l’illegalità sia ben mimetizzata. Lo Stato si dichiara vicina alle persone che ogni giorno si ritrovano a combattere la criminalità e a contrastarla, ed esse meritano la coerenza delle istituzioni, altrimenti le parole restano solo parole, e in quel caso è meglio risparmiare lo spreco di tempo a scriverle e pronunciarle.

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