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Sicilia: l’azienda cresce, il comune la caccia via

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di Anna Lisa Maugeri

DW(ITALIA).L’Italia è di per sé un marchio nel mondo grazie alla bellezza dei paesaggi naturali e all’eredità di un patrimonio culturale impareggiabile conferitole dalla storia. Il grande valore del nostro “Bel Paese” si esprime soprattutto attraverso le persone, professionisti e artigiani che col proprio lavoro, fatto di dedizione e impegno, creano realtà produttive che viaggiano per il mondo e portano ovunque un pezzo di sé, il tassello di un puzzle che costituisce la carta d’identità dell’eccellenza italiana.

Le qualità e le caratteristiche uniche dei prodotti della nostra terra, così ricca e variegata da nord a sud, rendono possibile la produzione di prodotti alimentari artigianali apprezzati in tutto il mondo, ciò grazie soprattutto alle mani e all’esperienza degli artigiani, alla memoria delle tradizioni mantenuta viva e che spesso si fonde all’innovazione e crea capolavori.

Oggi vi parlo di Cesarò, in Sicilia, il piccolo comune della provincia di Messina incastonata fra i Monti Nebrodi, un borgo che negli anni si è spopolato e che oggi conta poco più di 2300 anime, sia a causa della sua posizione geografica che lo espone ad un clima molto rigido in inverno, sia per la mancanza di opportunità di lavoro.

In questo contesto, ecco l’azienda artigianale Bacco, una realtà imprenditoriale tutta siciliana che negli anni ha avuto successo; oggi l’azienda di produzione e trasformazione del pistacchio, esporta in tutto il mondo le proprie specialità dolciarie a base di pistacchio, prodotto tipico e d’eccellenza conosciuto anche come “l’oro verde di Bronte”, che dista solo 17 chilometri da Cesarò.

Ed è proprio a Cesarò che la Bacco decide di trasferire e ampliare la propria produzione per far crescere la propria azienda, una scelta che ha rappresentato anche un’opportunità di rinascita per un territorio ormai a rischio di spopolamento. La piccola area artigianale di Cesarò, con i suoi tre capannoni totalmente abbandonati, diventa il luogo ideale per ampliare la produzione. Si chiede e ottiene così dall’amministrazione comunale il permesso di prendere in affitto l’immobile e iniziare i lavori di ristrutturazione necessari per usufruire di uno dei tre capannoni prima, e negli anni seguenti, a fronte della crescente domanda, anche del secondo capannone, con la rassicurazione che il regolare contratto d’affitto sarebbe stato stipulato in seguito, al più presto. Non c’è fretta, intanto, l’avventura e il sogno imprenditoriale può iniziare.

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Claudio Luca, amministratore unico dell’azienda Bacco S.r.l, racconta al giornale La Sicilia: “Dopo aver fatto lavorare decine di imprese artigiane locali per le ristrutturazioni dei capannoni che erano in uno stato di totale abbandono e devastazione, eravamo arrivati ad avere 52 dipendenti, molti dei quali, ovviamente, locali, e tantissimi occupati stagionali. Abbiamo atteso sino a oggi che l’amministrazione siglasse quell’accordo o, quantomeno, che ci spiegasse il perché di tutto questo prender tempo. Invece niente.”

Si direbbe che per una volta le carte e la burocrazia abbiano lasciato il posto alla voglia di veder rifiorire un luogo abbandonato attraverso un’azienda giovane e dalle grandi potenzialità, a vantaggio di un paesino che da tutto ciò poteva ricavarne visibilità e nuove prospettive occupazionali.

E invece, la beffa arriva proprio poche settimane fa, durante il periodo natalizio, quando l’attività di produzione di panettoni al pistacchio è al culmine, così come la domanda d’acquisto: il Comune di Cesarò intima, seppur ancora una volta solo verbalmente, lo sgombero del capannone entro il 31 dicembre, facendo piombare nell’angoscia non solo il titolare, ma anche i dipendenti.

“Ma non è una follia in una terra che chiede lavoro e prospettive per i propri giovani costretti a emigrare? – dice al giornale La Sicilia Claudio Luca, titolare dell’azienda – Dovrei pensare ad andare via, magari in Slovenia o in qualche altro Paese dove ci renderebbero la vita facile pur di avere un’impresa che funziona?”

L’inaspettata e improvvisa revoca della concessione viene portata alla conoscenza della stampa locale proprio dal titolare della Bacco. L’azienda aveva pagato l’affitto del primo capannone per anni al Comune e ottenuto dallo stesso, solo qualche anno fa, anche il secondo capannone in affitto, poiché l’azienda cresce, la domanda aumenta e servono altri spazi per la produzione ma l’amministrazione comunale di Cesarò nel frattempo non aveva affatto provveduto, come promesso, a siglare l’accordo tramite regolare contratto. La decisione è stata spiegata dal primo cittadino: a quanto pare, d’un tratto, l’amministrazione si sarebbe resa conto che serviva un bando di gara pubblico per dare la concessione del capannone. Dunque solo un intoppo burocratico, la solita buona vecchia burocrazia che si interpone fra imprenditori e istituzioni locali, questa volta per una strana “svista” dell’amministrazione, che ha prima lasciato ristrutturare gli immobili a spese dell’azienda e che poi si è ricordata che vigono regole e procedure.

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La questione, balzata agli onori della cronaca locale, ha sortito i suoi effetti sull’amministrazione locale concedendo un lieto fine, o una parvenza di lieto fine: con un provvedimento sindacale viene prorogata per un ulteriore anno la concessione del capannone che permette di quietare le acque, almeno momentaneamente. Infatti, il provvedimento mette stavolta nero su bianco che alla scadenza della proroga non vi saranno ulteriori dilazioni e l’azienda dovrà sgomberare il capannone.

Dunque, solo una boccata d’ossigeno per Bacco, che fra panettoni, dolci vari e creme al pistacchio dovrà, nel rispetto delle leggi, sgarbugliare la matassaburocratica e difendere strenuamente la passione, l’entusiasmo e la promessa di riscatto ad un territorio senza prospettive, difendendo così anche il diritto a non dover traslocare altrove le tradizioni della pasticceria artigianale tipiche dei paesini e delle città ai piedi dell’Etna, oltre al sogno imprenditoriale di successo di un uomo che esporta l’eccellenza siciliana in tutto il mondo e dei lavoratori che attraverso le propria passione lo rendono possibile.

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