Oggi vi presento Alessandra Dolci

Oggi vi presento Alessandra Dolci
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Alessandra Dolci è nata nel 1962. Procuratore aggiunto e capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, fa dei suoi ideali di legalità non solo un lavoro, ma una vera e propria missione iniziata nel 1986 quando entra in magistratura. Il “Pm da strada”, come viene spesso definita, perché vicina alle persone comuni, al servizio di esse, al loro fianco nella lotta concreta contro mafie e illegalità.

Sotto la sua direzione, sono state molte le inchieste che hanno portato alla luce la diffusione della ‘Ndrangheta in Lombardia, le intese e gli accordi illeciti tra mafia e imprenditoria nel nord Italia. Ha collaborato alla maxi operazione denominata “Crimine-Infinito” contro la ‘Ndrangheta calabrese collegata alle cosche milanesi, grazie alla quale sono state arrestate e condannate oltre 200 persone per i reati di omicidio, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio di denaro proveniente da attività di corruzione ed estorsione.

Alessandra Dolci è il Pubblico ministero che vuole far sapere e sentire agli italiani che la Direzione Distrettuale Antimafia non è un organismo lontano dai cittadini. Lo Stato è presente attraverso la magistratura contro le oppressioni che le mafie, per vie dirette e indirette, perpetrano infiltrandosi nel tessuto economico e sociale di un’intera nazione, da nord a sud, spesso oltrepassando anche i confini nazionali.

Le mafie sono il marcio che rendono invivibile la vita a molti cittadini, mettendo le mani nelle loro tasche e prendendo quel che vogliono, quando le viene concesso. Si accaparrano la fetta più grossa dell’economia, annullando il principio della sana concorrenza, dialogando con politica e imprenditoria. E i cittadini devono conoscere, sapere, perché “chi non sa non vede”, dice Il Pm Dolci.

E continua affermando “Il cambiamento deve partire dalla base, e la base siamo noi, lo Stato siamo noi. Io cito sempre John Fitzgerald Kennedy: Non chiederti che cosa il tuo Paese può fare per te, chiedi cosa puoi fare tu per il tuo Paese. Questo è il messaggio che io voglio trasmettere”

Quando le mafie trovano gli appigli giusti, le personalità ad esse confacenti, per raggiungere i propri scopi, non ce n’è più per nessuno: i cittadini onesti perderanno risorse e opportunità, malgrado i propri meriti e le proprie potenzialità.

Intervistata da Loris Mazzetti a “L’ora di Legalità”, il programma in onda su Raitre partito a maggio di quest’anno, il Pm Alessandra Dolci racconta le mafie, il suo impegno come magistrato e i suoi valori.

 “La Costituzione – dice – per me ha un valore particolare: è un limite al potere di chi comanda. O meglio, da un lato è un limite al potere di chi comanda e, quindi, a chi ha il potere di fare le leggi; dall’altro, è stato un progetto di vita comune bellissimo, scritto dai nostri padri costituenti, frutto di un enorme dolore rappresentato da quel che è accaduto nella seconda guerra mondiale e che ha affratellato questo paese. Purtroppo, tutto questo è venuto meno col passare dei decenni e quel progetto è rimasto, ahimè, inattuato.”

Articolo 54 della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Questo è l’articolo al quale si ispira maggiormente il Pm Alessandra Dolci.

Il Pm Alessandra Dolci cita “il potere dei senza potere” di Vàclav Havel, ex leader cecoslovacco, che rappresenta al meglio la propria definizione di legalità e spiega: “Chi ha il potere non ha bisogno del rispetto delle regole. È proprio chi non ce l’ha che ha bisogno del rispetto delle regole per veder riconosciuti i propri diritti”.

Infine, a chi le chiede “ma a lei chi glielo fa fare” rassegnandosi al fatto che “la mafia esiste in questo Paese da quasi due secoli, c’è una possibilità di vittoria, noi non la vediamo, quindi che cosa la spinge ad andare avanti?”, lei risponde: “A me non importa avere in vista la linea del traguardo e della vittoria. Io voglio concludere la mia carriera con questa affermazione, dalla lettera di San Paolo ai Romani: ho combattuto una buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Da cristiana, ho sempre speranza.”

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