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Reato di Revenge Porn: luce verde alla Camera

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DW – Roma. Dopo il fallimento della scorsa settimana è stato approvato   all’unanimità dalla Camera l’emendamento sul Revenge Porn, reato che si inserisce del disegno di legge “Codice Rosso”. E’ accaduto ieri, 2 aprile.

Con 461 voti a favore si fa strada la configurazione del reato che consiste nella divulgazione di materiale fotografico e video dai contenuti sessuali espliciti in assenza del consenso della parte lesa. Altri Paesi l’avevano già riconosciuto giuridicamente e sebbene Revenge Porn riconduca al reato di diffamazione e di violazione della privacy, i dispositivi di legge in vigore in Italia non perseguivano atti propri di un fenomeno esteso e rapido soprattutto per mezzo Internet.

Vittime del reato di Revenge Porn sono di frequente le donne nei confronti delle quali compagni o coniugi o ex scatenano vendette sentimentali attraverso la divulgazione di materiale in cui le vittime sono ritratte in scene intime.

Chi compie il reato di Revenge Porn intende gettare disonore e infamia sulla donna, spesso quando non si accetta la fine di una relazione. Si tratta di una manifestazione di forza, è una forma di controllo sulla persona ed è utilizzato come strumento di estorsione o ricatto. In alcuni casi, come in quello di Tiziana Cantone, la vittima arriva a compiere gesti estremi fino a togliersi la vita.

Tra pratiche e comportamenti dell’attualità che possono degenerare nel reato di Revenge Porn in Italia lo scambio di materiale a sfondo sessuale è cosa diffusa tra adolescenti e viene chiamata Sexting. Si pensi al crescente fenomeno di relazioni sentimentali o sessuali che nascono Online e che fanno aumentare il rischio di deriva che conduce al reato di Revenge Porn.

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La pena stabilita nell’emendamento prevede reclusione e multe aumentate quando il reato si consuma in quadro affettivo anche passato, quando la vittima si trovi in stato di inferiorità fisica o psichica o sia in stato di gravidanza. La pena massima è di sei anni di carcere e multa fino a 15mila euro.

La scorsa settimana l’emendamento era stato proposto da Liberi e Uguali, PD e Forza Italia ma non aveva ottenuto lo stesso successo e ieri Ascari dei 5 Stelle lo ha riproposto in versione fedele alla precedente.

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