Operazione Sophia diventa ostaggio di un accordo politico EU

Operazione Sophia diventa ostaggio di un accordo politico EU

DW – Roma. I governi dell’Unione europea continueranno a usare la sorveglianza aerea per allertare la Guardia costiera libica quando individueranno migranti e rifugiati in mare, in modo che vengano riportati in Libia, pur sapendo che lì verranno detenuti arbitrariamente e sottoposti a torture, stupri, uccisioni e sfruttamento. Matteo De Bellis, Ricercatore di Amnesty International in materia di Immigrazione.

Esclusa la presenza navale nel Mediterraneo Centrale nell’ultima recente proroga di sei mesi dell’Operazione Sophia, sistema europeo integrato e operativo in mare dal 2015 per fronteggiare il traffico di esseri umani. Resteranno solo pattugliamenti aerei e cooperazione con le forze libiche.

E’ quanto ha stabilito il Comitato politico e di sicurezza UE di fronte allo stallo per un accordo che – come chiesto dal Governo italiano – avrebbe dovuto prevedere l’apertura di porti europei oltre a quelli italiani ai salvataggi in mare. Questo fa pensare che da missione di salvataggio l’Operazione Sophia sia stata parzialmente sospesa in attesa di trovare un accordo sull’accoglienza di migranti. Ed è fatta ostaggio della politica europea.

L’Operazione Sophia, così nominata in omaggio alla bambina somala nata sulla nave tedesca che l’aveva tratta in salvo, ha operato con l’adesione delle forze militari e di polizia, Frontex ed Europol in testa, di 26 stati membri UE.

Le operazioni in mare aperto prevedevano l’identificazione del sistema di contrabbando di esseri umani, l’intercettazione di metodi e logistica adottati dai trafficanti, lo scambio di informazioni sul traffico di persone. 

Nel tempo erano stati aggiunti altri obiettivi quali l’addestramento di Guardia costiera e Marina libica e il contrasto all’esportazione illegale di petrolio dalla Libia. Questi due compiti sono stati rinnovati nell’ultima proroga.

Data la copiosa documentazione sul trattamento riservato ai rifugiati in Libia, l’ultimo accordo rappresenta un’involuzione per l’Operazione internazionale che in 4 anni ha tratto in salvo più di 45mila persone.

Impegnata in uno contesto decisamente complesso con più agenti di governo, organizzazioni internazionali, forze militari e altre civili, oggi Operazione Sophia viene spogliata della morale che l’aveva lanciata in missione.

Stando al nuovo contenuto dell’accordo si coopererà con le organizzazioni internazionali ma anche con le autorità libiche affinché garantiscano un sistema di protezione ai rifugiati. 

Non è chiaro con quale autorità libica si dovrà cooperare in un sistema statale acefalo e il sospetto fa aumentare i timori per le pratiche disumane ammesse sui rifugiati in Libia.

Da ieri sera si sono perse le tracce di un gommone con circa 50 migranti a bordo. La Guardia costiera libica non ha mai risposto all’Ong che ha provato a contattarla e il Coordinamento dei soccorsi di Roma non rende informazioni.

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